Antica Cantina Valerio Lucarelli

Cercando sul web qualche Cantina nelle vicinanze di Gualdo (MC), nelle Marche, ho scoperto quella di Valerio Lucarelli, in Contrada S. Costanzo a San Ginesio, attiva dal 1791, così li ho chiamati e programmato una visita. Ad attenderci il Sig. Valerio che ci racconta la storia della Cantina, dei vigneti, che in questa zona producevano uve a basso contenuto zuccherino e di conseguenza vini di poca struttura e grado alcolico. Ci mostra l’antico forno e il calderone in rame che serviva a cuocere le uve per avere un mosto ridotto che poi fermentava dando vita a un vino più strutturato e ricco di aromi, un’antica usanza che ancora qualcuno porta avanti in questa regione. Racconta poi, con un tono triste, di quando la Comunità Europea finanziava per l’espianto delle vigne, si persero ettari di vigneti e varietà autoctone. Gli anni in Piemonte, la voglia di ritornare a far vino nella sua terra, i figli all’estero a specializzarsi ed infine il tragico evento del terremoto che gli ha tolto casa oltre che il sonno. Si percepisce però che gli fa piacere la nostra visita, ci si sente in famiglia da Lucarelli, aldilà del vino, è bello ascoltarlo perché riesco a capire di più sul territorio, quel ‘terroir’ che in primis è fatto da persone e tradizioni oltre che da vigne, terreni e clima. Valerio ha 79 anni, la sua è la quinta generazione, a testimoniare la storicità della cantina è in bella mostra nella bottaia un’antico torchio in legno costruito da maestri d’ascia.

Vecchie e nuove barrique riempiono lo spazio e arricchiscono di aromi i vini ottenuti da Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Vernaccia nera. Varietà che Lucarelli ha selezionato come le più adatte a questo territorio collinare poco distante dai monti Sibillini. Sento nel suo racconto tutto l’orgoglio per essere riuscito a far studiare e viaggiare i figli all’estero e quanto la passione per il vino lo abbia fatto andare avanti superando ogni difficoltà.

A farci compagnia sono arrivate anche la moglie e la figlia, ed insieme assaggiamo un bicchiere di Sarnum, l’orgoglio di casa. È un 2011, Sangiovese con una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon (circa il 10%), affinato 2 anni in barrique e poi in bottiglia. I profumi di ciliegie, more, prugne e quelli di affinamento danno il benvenuto ad una consistenza robusta, quasi masticatile di frutti rossi e bellissime note di cacao. Il vino ha un volume alcolico del 15%, ma si sentirà solo dopo, ha ancora una bella acidità e tannini composti. Rimane lungamente in bocca con begli aromi. Ottima la combinazione con ‘una punta’ di cabernet che gli dona un lieve sentore vegetale che con l’affinamento mi sembra si trasformi in erbe aromatiche. Certamente un vino che può passare altri 10 anni in bottiglia e restituire piacevoli sensazioni.

Passerei la giornata con questa famiglia per conoscere meglio questa zona ma i miei figli piccoli premono per andare, non posso biasimarli ma mi dispiace non poter assaggiare anche l’altro vino di casa, il Lenòs, blend di Sangiovese e Vernaccia nera. Lo farò comunque nei prossimi giorni con i compagni di vacanze tra queste splendide colline. 

Un ringraziamento di cuore alla famiglia Lucarelli per averci aperto le porte in un giorno di festa, per il buon vino e la compagnia, con l’augurio di veder presto la sesta generazione affiancare la quinta nella produzione di vini. 

Ps mi sono fatto un appunto che tra un anno o due devo tornare per assaggiare il Sarnum che è ora in affinamento.

Luca Gonzato

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Elegia, Primitivo di Manduria Riserva 2014, Produttori di Manduria

Bel componimento poetico dal color rubino intenso. I toni sentimentali e lirici si sviluppano con profumi di ciliegie, more e prugne per poi proseguire in bocca con grande morbidezza e sentori retronasali di affinamento, spezie dolci, cacao, liquirizia. In sottofondo, una sensazione balsamica accompagnata da profumi di legni esotici. Robusto, caldo (15% vol.), con tannini ben presenti e integrati. È una composizione di sole uve di Primitivo, un gran vino, persistente negli aromi e con un bel finale cremoso. Si trova tra i 15 e i 20 euro, è ottimo il rapporto qualità/prezzo per questo Primitivo affinato in barrique francesi per 12 mesi. Gli autori sono 400 piccoli artigiani del vino, Maestri in Primitivo della Cantina Produttori di Manduria.

Luca Gonzato

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Alle Zitelle, simpatia e buon vino

Ad accogliermi Susanna, la titolare, alla quale chiedo subito una spiegazione sull’origine del nome che io erroneamente associavo all’appellativo usato in passato per le donne single, invece è il riferimento a un quartiere di Venezia e congiuntamente ai bacari, i tipici baretti veneziani dove bersi ‘un’ombra de vin’. L’atmosfera è proprio quella del bacaro e ti ritrovi facilmente a chiacchierare sia con Susanna e la sua assistente che con gli altri clienti. Ci sono andato da solo ed è stato molto piacevole passarci un’oretta degustando due vini accompagnati da un piccolo tagliere di salame e formaggio di qualità e una bruschetta. Ottimo lo spumante Trento doc Altinum brut 2014 della cantina Aldeno ma ho apprezzato ancor di più il Gruner Veltliner della cantina Valle Isarco.  Il locale è piccolino ed è questa dimensione contenuta a farti stare bene, come in una stanza di casa. L’arredamento è particolare, sono stati recuperati vecchi arredi e porte ed adattati in modo diverso nell’utilizzo, ad esempio, alla base del bancone c’è un’anta d’armadio con specchio girata orizzontalmente, i bicchieri stanno in una stretta e lunga vetrina recuperata da quello che era un espositore del pane. In questa stagione, il locale, è un pochino penalizzato dal non avere un dehor, ma immagino che bello sia starci quando fuori è freddo e dentro ci si scalda con buon vino e calore umano. Segnatevi questa vineria a Milano in via Coni Zugna. Io ci torno sicuramente.

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Zibibbo in Pithos, Terre Siciliane IGP, Cantina COS

Vino bianco secco da Zibibbo (Moscato di Alessandria), vinificato in anfora (Pithos in greco significa giara) ed affinato inizialmente in anfora e poi in bottiglia. Quello che ho davanti è un 2016. La cantina COS nasce nel 1980 per volontà di tre amici che prendono in affitto la cantina e la vigna del padre di uno di loro, il nome COS deriva dalle iniziali dei cognomi (Giambattista Cilia, Cirino Strano e Giusto Occhipinti). Biodinamica e utilizzo della terracotta sono le prerogative di COS per far esprimere al meglio il territorio e le uve. La cantina COS si trova a Vittoria (RG), le uve di questo Zibibbo provengono dalle vigne di Marsala (TP).

All’olfatto è magnifico, profuma di albicocca, canditi, fieno, fiori gialli, sentori dolci che vengono poi attenuati in bocca dalla bella acidità e dai sentori più amari di mandorle e agrumi. Il finale è lunghissimo, persistono gli aromi e si ritrova una nota sapida marina. È un gran bel vino, che si può abbinare facilmente a diversi piatti, dal pesce alle carni bianche speziate, piuttosto che a risotti succulenti. Come aperitivo o da solo… lo berrei anche a colazione con brioche e marmellate tanto mi piace.

Luca Gonzato

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4×4, vini a trazione naturale

Da Champagne Socialist in via Lecco 1 (zona P.ta venezia) a Milano.

Il locale è frequentato da una clientela giovane e modaiola, l’offerta dei vini è variegata come provenienza e focalizzata sui vini ‘naturali’ cioè da cantine che lavorano in regime biologico o biodinamico. Si respira la movida milanese in questa via a pochi passi dall’affollato c.so Buenos Aires. Il posto è abbastanza piccolo e i posti a sedere limitati, per fortuna abbiamo un tavolo prenotato all’esterno. A far colpo, all’interno del locale sono le bottiglie numerate sulle pareti.

Fa caldo e la sete è tanta per noi quattro amici assaggiatori, ognuno sceglie una bottiglia e così, a fine serata, saranno quattro i vuoti a rendere. Dal Trentino, Furlani naturale, “metodo interrotto”, Brut Natur Rosé, Cantina Furlani. Uve Chardonnay e Pinot Nero. Dalla Calabria, Chora bianco, cantina L’Acino. Uve Mantonico, Guarnaccia bianca, Greco bianco e Pecorello. Dalla Francia, Crémant du Jura, l’Autre, Brut, Domaine Pignier. Uva Chardonnay 100%. Dall’Umbria, Zerodibabo, rosato, Cantina Marco Merli. Uva Sangiovese 100%.

Tutti di buon livello, con sensazione ‘polposa’ in bocca tipica dei naturali, bella l’espressione del terroir calabrese nel Chora bianco. Le altre erano tutte bollicine di buon livello ma a prevalere per complessità è stato il Crémant. Interessante anche lo Zerodibabo da Sangiovese e il Furlani naturale per i sentori di piccoli frutti rossi. Ad accomunare i rosé una struttura consistente che si differenzia molto dai rosé vinificati in modo convenzionale, penso ad esempio ai pugliesi, snelli, freschi, verticali e ‘scorrevoli’. La serata è piacevolmente trascorsa tra chiacchiere e risate in questa piccola e graziosa vineria. Unico appunto sulla quantità del cibo offerto (a pagamento e non) che giudico insufficiente, ma questo è un problema di tanti locali di milano che non capirò mai. Se mi dai da mangiare è ovvio che poi mi verrà sete e acquisterò altro vino, anche fossero solo patatine dal sacchetto offrile gratis senza bisogno di chiederle. Per voi esercenti il costo è minimo e per noi clienti diventa un plus non da poco. A parte questo è invece buono il rapporto qualità/prezzo per quanto riguarda i vini. Ottima l’idea di creare una vineria di questo tipo. In conclusione, una serata naturalmente bella, grazie alla compagnia degli amici e del buon vino.

Luca Gonzato

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La Barbera del Castello

Castello di Cicognola, Oltrepò Pavese, 45° parallelo (lo stesso di Bordeaux), vigneti con forte pendenza, terreni a medio impasto tendente all’argilloso, l’enologo Cotarella (che ha contribuito alla nascita della cantina), la famiglia Moratti (proprietaria), ed infine la Barbera. Quella in questione è del 2015, il colore è rubino intenso, quasi impenetrabile, ruotandola si formano archetti stretti e lenti. 15% il volume alcolico. Profumi eleganti, di ciliegia, mora, note speziate di cacao, liquirizia, qualcosa di vegetale che sfocia nel balsamico, mentolato. In bocca è calda, rotonda, riporta la bella freschezza fruttata, con acidità giusta e tannini composti. L’aspetto più interessante, aldilà di questa breve analisi sensoriale, è la capacità di comunicare ‘vivacità’ di questo vitigno, non intendo frizzantezza ma bensì la sensazione di qualcosa in attività. Un vino fermo che però si ‘muove’, con quell’eleganza disinvolta tipica delle giovani donne, nate belle, che non hanno bisogno di trucchi o di vestiti appariscenti. Si muove in bicicletta, con un vestito a piccoli fiori che sventola e fa spalancare gli occhi a noi maschietti. Ti regala sorrisi, è generosa, è la Barbera DodiciDodici Castello di Cicognola. 

Luca Gonzato

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Offida, relax e Pecorino

Devi percorrere l’Italia dal Salento a Milano, dove ti fermeresti a riposare?, per un patito di vini la scelta è stata facile, nelle Marche, a Offida. Venti minuti circa dall’autostrada e ti ritrovi in mezzo ai vigneti, tra le colline, nelle quiete, a sorseggiare un bianco autoctono, il Pecorino. Offida dà il nome anche alla DOCG che, oltre al Pecorino, comprende la Passerina e il Rosso Piceno (uve Montepulciano e Cabernet Sauvignon).

Il Pecorino non è un ‘vinello’ qualsiasi bensì un bianco di quelli corposi e con volume alcolico notevole (questo del 14%). La versione assaggiata è dei Poderi San Lazzaro, chiamata Pistillo, prodotta in regime biologico. Ha un bel sentore floreale e agrumato che in bocca lascia posto ai frutti bianchi e gialli. Morbido e rotondo per l’affinamento di 4 mesi in barrique, non perde però la bella acidità che ti mantiene fresca la bocca. Bello il finale morbido e sapido. Morbidezze e durezze convivono armoniosamente in questo Pistillo dal buon rapporto qualità/prezzo (si trova online sui 9/10 euro). Certo che assaggiato nel tardo pomeriggio, seppur accompagnato da un piatto di prosciutto e formaggio locale, ha rischiato di stendermi a letto prima di cena (e non volevo perdermi le olive all’ascolana e la pasta fatta in casa). Se passate da queste parti vi consiglio di fare una sosta ad Offida, magari all’agriturismo Rosa dei venti, dove siamo stati noi. I costi sono davvero contenuti sia per cenare che per pernottare, poi guardare le colline che degradano verso il mare con un buon vino nel bicchiere è davvero ‘priceless’.

Luca Gonzato

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Negroamaro in rosa, stile Salentino

Non potevo lasciare la Puglia senza assaggiare questo altro rosato della Cantina di Michele Calò e Figli, indicatomi da tre diversi rivenditori come il migliore rosato del Salento. Uve di Negroamaro 100%, provenienti dal vigneto Prandico, nella zona di Alezio, a una decina di chilometri da Gallipoli. I terreni sono argillosi e calcarei. Bella la bottiglia che fa risaltare l’eleganza minimalista dell’etichetta e soprattutto il color corallo di questo vino. Fresco, elegante, rotondo in bocca, ciliegia, melograno, fragoline di bosco e rosa ti accompagnano lungamente per poi aprirsi a delicate note speziate di evoluzione in legno, pepe bianco, mandorla amara (il 20% affina per 5-6 mesi in barrique). La componente minerale e la sapidità lo rendono estremamente piacevole, un calice via l’altro e in due la bottiglia è presto finita. L’ho accompagnato ad un piatto leggero, i tipici pomodorini verdi di questa zona conditi con olio extravergine e origano, caciocavallo affumicato e pane artigianale cotto in forno a legna. Una cena semplice che ha esaltato il Cerasa. Peccato dover tornare agli orizzonti di palazzi. Non lo so se a Milano i rosati salentini mi daranno le stesse emozioni positive, comunque sia, la prossima volta che voglio abbinare il Cerasa, devo averne almeno un paio di bottiglie in fresco. Sul fatto che sia il migliore, non saprei dirlo, ci vorrebbe un’intera estate per assaggiarli tutti. Posso dire però che entrambi i rosati assaggiati di questa cantina, Mjère e Cerasa, sono eccellenti.

Luca Gonzato

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Salice Salentino Riserva 2012, Cantina Vecchia Torre

Se ami i vini rossi corposi e il cioccolato allora devi provare questo rosso da uve di Negroamaro 85% e Malvasia Nera 15%. Colore intenso, rubino con riflessi granato, sentori di frutti rossi in confettura e legni pregiati. In bocca è un piacere assoluto, acidità perfetta e tannini levigati, grande morbidezza, vellutato, quasi abboccato per la leggera sensazione di dolcezza. Quello che più colpisce sono gli aromi di cacao, cioccolato amaro, mi ricorda anche le caramelle Mou, la vaniglia. Caldo (13,5 Vol.), persistente così a lungo che alla fine ti sembra di averlo accompagnato a una Sachertorte. È avvolgente, capace di dirti che basta lui o al massimo qualche tarallo pugliese ad accompagnarlo, se però hai una bella costata di manzo da mettere sulla griglia allora stai certo che non lasci la tavola finché la bottiglia non è finita. Bel vino, anche per stupire gli amici che magari non si aspettano sentori di cacao in un vino.

Luca Gonzato

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Alto Adige Pinot Nero x2

I due Pinot Neri 2015 dell’Alto Adige che dovevo sistemare in cantina non hanno raggiunto lo scaffale, troppo forte è stata la voglia di metterli a confronto.

Pinot Nero: principe dei vini e vitigno internazionale per la sua diffusione nel mondo, vinificato sia in rosso che in bianco come base per lo Champagne e gli Spumanti a metodo classico italiani. Famoso ‘in rosso’ per le versioni francesi di Borgogna. Coltivare e vinificare il Pinot Nero è spesso il traguardo a cui ogni viticoltore aspira, non è un vitigno ‘semplice’ e anche la vinificazione richiede esperienza. Queste due cantine che presento hanno ricevuto numerosi premi e godono di grande popolarità tra gli appassionati, le loro versioni sono nella TopTen dei Pinot Neri altoatesini. Entrambe sono nella provincia di Bolzano, quasi l’una di fronte all’altra nella valle dell’Adige, a separarle il fiume omonimo che attraversa la vallata. Elena Walch ha la sua sede a Termeno mentre Franz Haas si trova nel comune di Montagna.

Pinot Nero Ludwig 2015, Elena Walch
Le uve provengono da due vigneti, uno sulle colline a sud di Caldaro, 580 m slm ed esposizione ovest, terreno rossastro, calcareo e argilloso. L’altro vigneto a Gleno nel comune di Montagna, 400 m slm, esposizione est. La vinificazione è svolta con fermentazione alcolica in acciaio e in parte in legno con macerazione di 10 giorni sulle bucce e successiva fermentazione malolattica in botte. Affinamento in barrique di rovere francese per 16 mesi. Volume alcol 14%. In degustazione prevalgono gli aromi di piccoli frutti rossi, spezie, cacao, liquirizia. Molto elegante, sottile, minerale, verticale. Bella acidità, tannini setosi, lungo con bellissimo retrogusto. Un Pinot Nero per una serata di Gala, con lo smoking, dove l’unico tocco di colore dovrebbe essere il rubino di questo vino. Lo immagino vicino ad un piatto ‘moderno’ di carne rossa appena scottata con salsa agrodolce. Prezzo online 30€.

Pinot Nero Schweizer 2015, Franz Haas
Uve provenienti da diversi vigneti ad altitudini variabili tra 350 e 700 m che comprendono una grande varietà di suoli. Terreni limosi si trovano a soli pochi metri da terreni di composizione diversa tra cui sabbiosa, calcarea e ghiaiosa. Fermentazione delle uve in vasche aperte d’acciaio, successivo passaggio in barrique dove avviene la fermentazione malolattica e l’affinamento per 12 mesi. Volume alcol 14%. Note balsamiche di erbe di montagna, cuoio, spezie e frutti rossi. Imponente nel corpo, caldo, lunghissimo, persistente e con un bel finale ‘cremoso’ in bocca. Elegante anche lui ma se con il Pinot di Elena Walch avrei messo lo smoking qui metterei la T-shirt che più amo per andare a un concerto rock. Come abbinamento ci vedrei un brasato di selvaggina con polenta. Prezzo online 34€.

Entrambi i vini hanno grande personalità ed eleganza, l’uso del legno è ben dosato in entrambi i casi e li arricchisce di morbidezza e sentori speziati di affinamento senza appesantirli. Poi però gli aromi complessivi e le percezioni gustative sono molto diverse. Se fossero due attori direi Toni Servillo e Pierfrancesco Favino. Entrambi grandi attori, riconosciuti in tutto il mondo, come Elena Walch e Franz Haas per i loro ottimi vini.

Luca Gonzato

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Semplicemente Vino

Ci sono vini capaci di risvegliare i ricordi, come questo Semplicemente Vino bianco di Stefano Bellotti (Cascina degli Ulivi). Appena assaggiato mi ha riportato agli occhi mio padre e suoi amici che nei dopocena d’estate si ritrovavano sotto un grande pioppo a giocare a carte e ber vino, con la luce tremula di una lampadina penzolante, su quel tavolo rivestito in formica con le sedie sbeccate e le gambe arrugginite. Era sempre presente una bottiglia senza etichetta, che il babbo travasava dalla damigiana per poi tappare con il tappo a corona. Anche questa bottiglia di Bellotti è tappata a corona, solo che è di un bel giallo squillante mentre mio padre usava quelli color ottone. Il tappo è comunque un messaggio chiaro per il consumatore ‘da bere giovane’. Per la foto avevo versato su un calice da degustazione ma poi ho recuperato un normalissimo bicchiere per questo vino ‘dei ricordi’, che è bello degustare in semplicità. È un vino sincero, naturale, non ha bisogno di cerimonie. Cascina degli Ulivi opera in biodinamica (puoi approfondire leggendo l’articolo su Nicolas Joly/biodinamica a questo shortlink https://wp.me/p9DpAo-1l  ). Aderisce al movimento ‘Triple A’ che significa Agricoltori, Artigiani, Artisti. È a Novi Ligure, in Piemonte, nella zona del Gavi. L’uva utilizzata per questo bianco è appunto il Cortese, in purezza. Belli gli aromi floreali e fruttati di agrumi canditi, mela, ananas, mandorla, miele. Fresco, minerale e beverino con finale morbido, nutriente per la percezione di bere un vino ricco di sostanze nutritive. Fermentato con lieviti autoctoni, niente solfiti e chiarifiche. La cosa più ‘naturale’ che puoi immaginare in un vino. Il prezzo online è sui 12/14 euro. Sono sicuro che sarebbe piaciuto anche a mio padre.

Luca Gonzato

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Lacrima di Morro d’Alba

©dipendechevino

Un vitigno, un terroir

Mi è venuta voglia di parlare di questo vino perchè l’ho degustato varie volte, sempre con piacere, il suo nome è di quelli che ti rimangono impressi, ‘Lacrima di Morro d’Alba’ (non c’entra niente con l’Alba piemontese, siamo nelle Marche). Di per sé, Lacrima, farebbe pensare a qualcosa di triste e invece la sua anima è esattamente l’opposto, fresca, gioiosa come i fiori e i frutti di inizio estate che la caratterizzano. Il nome è dovuto alla particolarità delle uve che a maturazione tendono a lacerarsi e quindi a ‘lacrimare’. Ha origini lontane, se ne hanno tracce già in documenti del XII secolo, quando Federico Barbarossa scelse come dimora, durante l’assedio di Ancona, la fortezza di Castrum Morro (l’attuale Morro d’Alba) ed apprezzò il profumatissimo vino della zona. Dal 1985 la Lacrima è riconosciuta come DOC nelle sue tre versioni: Base, Superiore e Passito. I sei comuni della denominazione (Morro d’Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia) si trovano tra Pesaro ed Ancona nella zona collinare, abbastanza vicina al mare. I terreni sono perlopiù argillo/sabbiosi con componenti minerali che insieme alla vicinanza del mare e al clima mediterraneo si sposano felicemente con il vitigno Lacrima, autoctono delle Marche.

Perchè è speciale la Lacrima di Morro d’Alba?, Per i suoi sentori così prepotentemente floreali e fruttati che ti inebriano e per la facilità con cui si lascia bere. Il colore è di un rosso rubino con riflessi porpora, luminoso, gli aromi freschissimi di rosa, viola, piccoli frutti rossi e neri, ma puoi trovarci anche note sapide o speziate, oppure di selvatico ‘foxy’. Generalmente queste uve non vedono ‘legno’, perlopiù acciaio o cemento per le fermentazioni e breve affinamento di qualche mese in bottiglia. Nelle versioni ‘Superiore’, oltre al tempo più lungo di affinamento (9 mesi o più) e il volume di alcol (min. 12%), aumenta la struttura e la complessità, gli aromi si spostano più sui frutti di bosco in confettura, il floreale sul passito/secco, le spezie. È un vino da assaporare giovane, entro qualche anno dall’imbottigliamento. Lo definerei il ‘rosso’ perfetto per questa stagione, quando la sera, a causa del caldo patito durante il giorno, si ha poca voglia di cucinare e basta quindi mettere in tavola qualche salume (meglio se Marchigiano) e una fresca bottiglia di Lacrima per ritemprarsi. C’è poi la versione Passito, che immagino ideale come accompagnamento ai dessert o da meditazione, purtroppo non l’ho ancora degustato ma conto di farlo nei prossimi mesi e integrare l’articolo.

Le bottiglie riportate qui sopra sono le ‘Lacrime’ assaggiate qualche tempo fa. Tenuta San Marcello durante i Wine Days 2018 a Milano, versione base chiamata Bastaro e, il Melano con l’etichetta nera (Superiore). Ricordo il notevole corpo, la complessità olfattiva fruttata del Melano con note speziate, mentre a prevalere nella versione base era il floreale. Podere Santa Lucia (Comune di Monte San Vito), assaggiato in degustazioni guidate (viene proposto come esempio di Lacrima sia nei corsi AIS che ONAV), bel fruttato di amarena, rosa e speziatura (pepe). Ho poi acquistato, per questo articolo, altre due Lacrime. La prima, della Cantina Velenosi (vigneti in San Marcello), Querciantica Superiore, in cui ho ritrovato le tipiche caratteristiche e uno spiccato fruttato di lampone, fragola e mirtilli, con tannini composti, giusta acidità e persistenza. La seconda, quella prodotta da Marotti Campi (comune di Morro d’Alba), in versione Superiore e chiamata Orgiolo, si distingue per note minerali che mi ricordano la grafite delle matite, speziatura di chiodi di garofano e di tostatura. Sono comunque i sentori di rosa canina e frutti piccoli rossi a prevalere. C’è poi un volume alcolico del 13,5% a dare morbidezza e calore.

In generale, tutte le lacrime assaggiate mi hanno riportato gli aromi prevalenti di rosa, violetta e frutti rossi, comunicando una bella freschezza e la facilità di beva, tipici di questo vino.

Ad inizio articolo è riportata un’infografica con tutti i produttori e i comuni della denominazione. Il mio piccolo contributo al sostegno della produzione di questa DOC che spero possa aiutare il consumatore nell’acquisto. Ovviamente è un lavoro ‘in progress’, che mi auguro possa ampliarsi. Vi invito a segnalarmi altri produttori che magari non sono stati menzionati.

Infine, per chi è innamorato della Lacrima, consiglio di assaggiare anche la versione ‘Vino e Visciole’, fatta con piccole ciliegie selvatiche che vengono fatte macerare e fermentare con l’aggiunta di zucchero. Viene poi aggiunto lo sciroppo ottenuto al vino base di Lacrima di Morro d’Alba. Una vera tipicità Marchigiana, e poi… solo lacrime di gioia.

Luca Gonzato

Di seguito, i produttori con i relativi vini, suddivisi per Comune della denominazione.

MORRO D’ALBA

Antica Cantina Sant’Amico: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Venere Oro | Superiore. www.anticacantinasantamico.it

Badiali & Candelaresi: Lacrima di M.d’A. Laureto; Lacrima di M.d’A. Lutho. www.badialiecandelaresi.it

Belisario: Lacrima di M.d’A. www.belisario.it

Brunori: Lacrima di M.d’A. Alborada; Lacrima di M.d’A. Il Roccolo | Superiore. brunori.it

F.lli Badiali: Lacrima di M.d’A. Paucca | Superiore. tel. 073163510

Lucchetti: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Mariasole; Lacrima di M.d’A. Guardengo | Superiore ; Lacrima di M.d’A. | Passito. www.mariolucchetti.it

Marotti Campi: Lacrima di M.d’A. Rubico; Lacrima di M.d’A. Orgiolo | Superiore. www.marotticampi.it

Monte Schiavo: Lacrima di M.d’A. Terre Monte Schiavo, Marzaiola. www.monteschiavo.com

Olivetti: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Morruco | Superiore. www.olivettivini.altervista.org

Pellegrini: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. | Superiore. 1.cantinapellegrini.it

Quota 33: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. | Superiore. www.gianlucabartolucci.it

Romagnoli: Lacrima di M.d’A. Barbarosso; Lacrima di M.d’A. Mirum Mundi | Superiore. www.cantinaromagnoli.it

Santa Barbara: Lacrima di M.d’A. Pignocco. www.santabarbara.it

Sarò: Lacrima di M.d’A. Sarò; Lacrima di M.d’A. Gaude | Superiore. www.lacrimasaro.it

Stefano Mancinelli: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Sensazioni di Frutto; Lacrima di M.d’A. | Superiore ; Lacrima di M.d’A. Re Sole | Passito. mancinellivini.it

Umani Ronchi: Lacrima di M.d’A. Fonte del Re. www.umanironchi.com

Vicari: Lacrima di M.d’A. Lacrima Del Pozzo Buono | Superiore ; Lacrima di M.d’A. Essenza Del Pozzo Buono; Lacrima di M.d’A. Dasempre Del Pozzo Buono; Lacrima di M.d’A. Amaranto Del Pozzo Buono | Passito. www.vicarivini.it

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SENIGALLIA

Conte Leopardi: Lacrima di M.d’A. www.conteleopardi.com

Luigi Giusti: Lacrima di M.d’A. Lacrima; Lacrima di M.d’A. Selezione Rubbjano; Lacrima di M.d’A. Luigino | Superiore. www.lacrimagiusti.it

Mazzola: Lacrima di M.d’A. Sanguineto | Superiore. aziendaagricolamazzola.it

Vigna degli Estensi: Lacrima di M.d’A. Piramo; Lacrima di M.d’A. Ius Lacrimae | Superiore. www.vignadegliestensi.it

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OSTRA

Boccafosca: Lacrima di M.d’A. Nerium; Lacrima di M.d’A. Superbo | Superiore. www.boccafosca.it

Buscareto: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Compagnia | Superiore. buscareto.com

Cantina Mezzanotte: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Passione di Mezzanotte | Superiore. www.cantinamezzanotte.it

Palazzo Censi Buffarini: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. | Superiore. www.palazzocensibuffarini.it

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SAN MARCELLO

Filodivino: Lacrima di M.d’A. Diana. www.filodivino.it

Marconi: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Seduzione | Superiore. www.marconivini.it

Tenuta San Marcello: Lacrima di M.d’A. Bastaro; Lacrima di M.d’A. Melano | Superiore. www.tenutasanmarcello.net

Velenosi: Lacrima di M.d’A. Querciantica; Lacrima di M.d’A. Querciantica | Superiore. www.velenosivini.com

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BELVEDERE OSTRENSE

Luciano Landi: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Gavigliano | Superiore; Lacrima di M.d’A. | Passito. www.aziendalandi.it

Ma.Ri.Ca.: Lacrima di M.d’A. Ramosceto; Lacrima di M.d’A. Castello di Ramosceto | Superiore; Lacrima di M.d’A. Flores Lacrimae | Passito. www.cantinamarica.it

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MONTE SAN VITO

Podere Santa Lucia: Lacrima di M.d’A.; Lacrima di M.d’A. Le Cantarelle | Superiore. www.poderesantalucia.com

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Cantine Nera – Caven, Valtellina

Cronaca di una giornata assolata dai contorni color rubino con riflessi granato

Partenza alle 8 da Milano, destinazione Valtellina, a farmi compagnia c’è Sasha, amico Sommelier e compagno di corso in AIS. Le chiacchiere sul vino ci fanno percorrere velocemente i chilometri e ci ritroviamo presto a costeggiare l’Adda ed ammirare le vigne sulla nostra sinistra. Che spettacolo, si susseguono i vigneti facendo bella mostra di sé con i nomi dei produttori, ben visibili dalla statale che stiamo percorrendo. Mi tornano in mente le emozioni dei vini assaggiati, le differenze di ognuno che rendono unico questo territorio. Arriviamo così a Chiuro, nella sede di Nera dove ad aspettarci, nel bellissimo Wine Bar, c’è Francesco di Bernardo che oltre ad essere un commerciale si rivelerà una fonte inesauribile di informazioni preziose per noi appassionati degustatori. Dopo poco ci raggiunge anche il Patron dell’azienda, il Signor Pietro Nera. È un onore conoscerlo, schietto e simpatico ci mette subito a nostro agio, si respira un clima familiare.

Sasha, il Patron Pietro Nera ed io

Francesco ci racconta dell’Azienda, dei figli, la quarta generazione, una storia di successi e di qualità. Siamo da uno dei tre più grandi produttori della valle. Accettiamo volentieri di visitare le vigne di proprietà nella sottozona Inferno. Percorriamo qualche chilometro salendo sui tornanti in località Poggiridenti a 400/450 m slm. Wow, la vista sulla valle è magnifica, scendiamo tra i filari, ‘viticoltura eroica’ mi riecheggia in testa, qui tutto a mano e devi anche stare attento a dove metti i piedi se non vuoi finire di sotto, le pendenze sono significative. Il sole batte forte anche se sono solo le 11. In piena estate il caldo diventa infernale, tanto che i lavori in vigna vengono fatti solo la mattina presto. 

Guardo i miei piedi, vicini al bordo del terrazzamento, noto una pianta di fichi d’india che ha trovato qualche interstizio dove infilare le radici, è come se fosse lì a dire ‘qui ci sto bene, c’è tutta la luce e il calore che voglio’. Il terreno  ha uno strato superficiale di 20/30 cm di terra mista a detriti sassosi e sabbiosi, sotto lo scheletro è grossolano di pietre, poi la roccia, ben drenante. Tanta luce e la brezza che sale dal lago, esposizione sud, il luogo ideale per il nebbiolo che sceglie di crescere solo in posti particolari. Non è un caso se lo troviamo solo qui, in Piemonte ed in piccola parte nella Valle d’Aosta e nella Gallura. I vini della sottozona Inferno sono tra quelli più apprezzati della DOCG Valtellina Superiore e Sforzato, quelli con più corpo/struttura. Uno sguardo ai grappoli che si stanno formando, si riconosce la tipica forma allungata del nebbiolo con l’ala che sembra un’altro grappolo.

Tornati in sede visitiamo le Cantine, dove a colpirmi sono le grandi botti, protagoniste dell’affinamento dei nebbioli di Nera, alcune così grandi che sono state costruite in loco.

Passiamo da un locale all’altro dove si susseguono gli enormi tini di fermentazione, le vasche in cemento, ed altre botti dalle dimensioni più piccole fino ad arrivare alle barrique. Una parte della cantina è poi dedicata all’appassimento delle uve che avviene in cassette, serviranno poi per la produzione dello Sforzato. 

Al Wine Bar i calici sono pronti per la degustazione, si inizia con ‘La Novella’ 2017, un nebbiolo vinificato in bianco con una piccola percentuale di Chardonnay e Incrocio Manzoni (20%), è la prima volta che assaggio un nebbiolo ‘in bianco’ non spumantizzato ed è una bella sorpresa, sarà il caldo e la prossimità dell’ora di pranzo, ma è un ottimo vino da aperitivo, fresco e beverino. Aromi di fiori bianchi, una bellissima mela verde e più sfumati l’ananas e la banana. Segue il Rezio, altro bianco, stesse uve ma con affinamento in barrique per 15 mesi. Di corpo, strutturato, con aromi di fiori e frutti gialli maturi, burroso in bocca e persistente. Un Signor Bianco, decisamente più impegnativo, ti fa immaginare abbinamenti con piatti di pesce o formaggi a pasta semidura. 

I rossi, l’espressione più alta del nebbiolo, Sassella Riserva Nera 2010, tutta l’eleganza del Sassella e il contributo di una grande annata. Armonico, fine, dagli aromi floreali di viola e fruttati, lampone, frutti di bosco, confettura fresca. Affinamento in botte grande, la tradizione di Nera. Penso ai cugini delle Langhe, a come questo Nebbiolo delle Alpi abbia tutte le qualità del grande vino e di come non abbia però (inspiegabilmente) la loro stessa considerazione e valore sul mercato. Il secondo rosso è la Riserva Caven la Priora, Sassella. Stessa annata e stesso terroir, qui però, complice la ‘botte piccola’ gli aromi sono più orientati verso le spezie, liquirizia, cacao, cuoio, ‘tanta roba’…

Riserva Nera 2009 Grumello (botte grande), altra sottozona, diverso risultato, più floreale, verticale con note sapide, elegante, lungo. Ora in Valgella con il Crù Le Signorie di Nera, Riserva 2011, che dire, altro bel Nebbiolo elegante, sapido, con tannini evidenti ma composti, equilibrato, persistente. Sassella Inferno Riserva Nera 2010, la potenza e l’equilibrio, mi viene in mente il celebre slogan Pirelli ‘La potenza è nulla senza controllo’, ed è l’affinamento (almeno 36 mesi) con la botte grande a dare quel controllo che determinerà poi un grande Valtellina Superiore Riserva. L’ultimo assaggio è dedicato alla Riserva Giupa di Caven 2010. Vendemmia tardiva, Crù di Bianzone nelle terrazze retiche. L’uva viene passita un mese in vigna tagliando i tralci. Solo 1 ettaro vitato per questa delizia di vino, morbido, vellutato, con i tipici aromi di viola e frutti rossi. Davvero una bella degustazione dove abbiamo apprezzato le diversità di ognuna delle Riserve, difficile stabilire una classifica di piacevolezza. L’eleganza e finezza di Nera da una parte e la forza quasi selvaggia di Caven dall’altra, due anime che insieme sono in grado di offrire un ventaglio di versioni in grado di soddisfare ogni palato.

Francesco vorrebbe farci assaggiare anche gli Sforzati ma ora c’è bisogno di mettere sotto i denti qualcosa di sostanzioso per rimettersi in sesto, siamo anche in ritardo per il ristorante prenotato qualche giorno prima. Comunque gli Sforzati di Nera e Caven ‘Messere’ li ho portati a casa per degustarli con calma.

Pochi passi e siamo al Ristorante San Carlo dove pranziamo con delle succulente tagliatelle fatte in casa con sugo di selvaggina, mi lascio poi tentare da un tris di ottime bresaole di cavallo, manzo e cervo. Ci scappa un’altro calice di vino, come fai a bere acqua con questi piatti?. Ci intratteniamo a chiacchierare di nebbioli con la giovane titolare che scopriamo essere una Sommelier Ais, simpatica e preparata, ha praticamente tutte le etichette di vini della Valtellina in bella mostra. 

Tornati da Nera concludiamo gli acquisti e ci gustiamo un nebbiolo passito, seduti e rilassati, nell’area esterna del Wine Bar. Il sole è ormai a ovest, è il momento di ripercorrere all’indietro la stessa strada da cui siamo venuti. Una dopo l’altra scorrono le sottozone e mi sale un pizzico di tristezza, vorrei fermarmi da ogni produttore, sentire la sua storia e assaggiare i suoi vini. Poi però mi ricordo delle bottiglie nel bagagliaio e torno felice a casa con un pezzetto di eccellenza Valtellinese, quella delle Cantine Nera e Caven.

Luca Gonzato

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DOC Liguria

Visto che è arrivata l’estate e che la costa ligure è una delle mete preferite per passare qualche giorno al mare, ho pensato di dare qualche suggerimento sulle denominazioni da assaggiare durante la villeggiatura. Nelle provincie di Savona e Imperia il Rossese di Dolceacqua DOC, (vino rosso da uve di Rossese), l’Ormeasco di Pornassio DOC (rosso da uve Dolcetto), oppure una delle varietà del Riviera Ligure di Ponente DOC. Spostandosi a levante, sopra a Genova, il Val Polcèvera DOC nelle sue declinazioni oppure in quelle del Golfo del Tigullio-Portofino DOC. Sempre a levante, in provincia di La Spezia potete trovare la famosa doc Colli di Luni, conosciuta prevalentemente per il Vermentino. Nell’infografica sono riportate le zone delle DOC con le versioni consentite dai disciplinari e le principali uve usate per la produzione. Quando acquistate una bottiglia di questi vini sappiate che dietro c’è un lavoro enorme, di fatica, in vigneti che non consentono l’utilizzo di macchinari, inoltre la produzione è minima se rapportata ad altre regioni, quindi, se vi sembra che il prezzo sia di qualche euro superiore alla media, spendetelo con l’animo in pace perchè il motivo è più che giustificato. 

Tre vini liguri che mi sono piaciuti particolarmente

Riviera Ligure di Ponente DOC Pigato 2016, Terre Bianche: bel ‘bianco’, di buona struttura, con aromi di pesca bianca, miele e nota fumé, morbido in bocca, sapido e persistente. Lo abbinerei a piatti strutturati a base di pesce.

Rossese di Dolceacqua DOC Superiore 2016, Maccario Dringenberg: Colore simile a quello del nebbiolo, olfatto complesso ed invitante con note speziate di pepe, frutti rossi e rosa, sentori salmastri, caldo e tannico in bocca, lungo finale speziato. Ottimo in abbinamento con il coniglio alla ligure.

Colli di Luni DOC Vermentino 2015, Lunae: Profumi intensi di frutti, pesca, ananas, floreali di tiglio, ginestra, erbe aromatiche e agrumi freschi. Fresco, di corpo e sapido, lo ricordo ancora adesso a distanza di un anno da quando l’ho assaggiato. Se lo stappassi adesso ci farei un bel aperitivo (prolungato) a base di pesce.

Buon soggiorno e buon vino in Liguria

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Urra di mare

Urra di Mare, il Sauvignon Blanc che non ti aspetti, perchè arriva dalla Sicilia e non dalle terre fredde del nord, perchè è di una finezza assoluta nel presentare i suoi profumi mentre tanti altri ti sbattono al naso un’intera pianta di pomodori o una cassetta di pesche gialle stramature. Questo Urra di Mare di Mandrarossa, è un’altra cosa, gli aromi si presentano ben integrati tra loro, eleganti, comunicando frutti freschissimi di pesca, ananas e agrumi, vegetali, dove è si presente la foglia di pomodoro, ma delicata, accompagnata da erbe aromatiche, timo, basilico e sensazioni minerali quasi di gesso che sfociano nel mentolato. In bocca  ha una bella acidità e sapidità, lieve e piacevole pungenza sulla lingua, chiude con un bellissimo agrumato citrino. Di quei vini che ti accompagnano disinvoltamente dall’aperitivo alla cena e dopo cena, che ti fanno portare il calice in giro per la casa in modo da averlo sempre disponibile a rinfrescarti e profumarti la bocca (peccato che la bottiglia finisca in fretta). Il nome Urra di mare è quello della Contrada dove sono ubicati i vigneti, a ridosso della riserva naturale del fiume Belìce, a Menfi (AG). I vigneti digradano fino al mare, immagino le sabbie africane trasportate dal vento che si depositano sulle vigne, le brezze marine, il sole che spacca e la forte escursione termica notturna. Terreni di medio impasto, argillosi e tradizione vinicola completano il profilo di questo ‘terroir’, capace di trasformare le uve di un vitigno internazionale in un vino dalla personalità unica. Il Sauvignon Blanc del Menfishire!

Luca Gonzato

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Come riconoscere gli aromi nel vino e iniziare a degustare

Riconoscere gli aromi nel vino è più semplice di quello che pensi, prima di tutto bisogna rimettere in funzione il naso ed iniziare ad annusare qualunque cosa abbia un profumo e cercare di memorizzarlo. Tantissimi sono gli aromi che già abbiamo scolpiti nella memoria, legati all’infanzia ad esempio, alla frutta che si prendeva dall’albero, ai fiori che profumavano la casa, l’orto, una distesa di lavanda, o i mughetti in primavera che crescevano nel bosco di acacie vicino a casa. Se ci pensi, sono tanti i ricordi legati agli odori. Si tratta di risvegliarli e concentrarsi di fronte al bicchiere. Non parlerò di terpeni, norisoprenoidi e molecole dai nomi impronunciabili perchè lo scopo di questo post è quello di aiutare chi si avvicina alla degustazione di un vino. 

Pronto per iniziare?

Stappa una bottiglia, di qualunque genere, bianco, rosé, rosso, spumante, passito, scegli tu. Versane una parte in un calice da vino e fai una prima olfazione a bicchiere fermo, infilando ben bene il naso dentro al calice ed in modo da percepire subito cosa spicca tra gli aromi, il profumo dominante. Non soffermarti sul bicchiere, staccati e pensa a cosa ti ricorda, che tipo di odore è (aiutati con lo schema a cerchi delle macrocategorie o con le descrizioni riportate più sotto). Annusa ancora, velocemente, a cercare qualcos’altro o la conferma di ciò che hai sentito la prima volta. Memorizza gli aromi che hai sentito, ripensaci se erano davvero loro o degli altri. Se vuoi risenti ancora brevemente. 

Ora sei pronto per scatenare gli aromi, ruota energicamente il vino nel calice in modo da liberare tutti gli aromi (non farlo però con lo spumante perchè non ha senso, disperderesti solo l’anidride carbonica che lo caratterizza facendolo diventare meno godibile al palato, gli aromi dello spumante arrivano da soli al tuo naso, dalla normale dispersione carbonica in uscita dal calice, si usano calici stretti proprio per mantenere più a lungo gli aromi nel bicchiere). Il movimento del vino nel calice libererà altre molecole odorose che magari non avevi sentito prima. Delle volte può succedere che appena versato un vino, particolarmente nei bianchi, vi sia una fastidiosa nota di solforosa (serve a proteggere il vino da ossidazione e batteri), in questo caso ruota leggermente e lascia che il vino prenda aria qualche minuto e che le molecole (volatili) della solforosa se ne vadano, poi torna ad annusare e identificare.

Se pensi di sentire poco gli aromi puoi sempre comprimere una narice all’interno del calice ed aspirare intensamente con l’altra. Le olfazioni non devono essere continue e prolungate altrimenti ci si assuefà e si perde la capacità di sentire gli aromi distintamente. Con l’aiuto delle macrocategorie puoi già avere una direzione olfattiva del vino, ad esempio floreale in un vino bianco giovane con profumi di fiore d’acacia, oppure più categorie come in un rosso fruttato e tostato con profumi di ciliegia, mirtilli e note di vaniglia portate dall’affinamento in barrique. Negli spumanti possono essere le note floreali, agrumate o fragranti di pasticceria a prevalere. Nei passiti ci puoi trovare l’albicocca, l’uva passa, fichi secchi, canditi ecc. Non è possibile dare indicazioni univoche sulle caratteristiche aromatiche di un vino, anche se proveniente da singola uva, ogni vino si esprime in modo diverso, sono tante le variabili che influiscono sul profilo aromatico finale. Ci sono dei marcatori olfattivi specifici di ogni vino ma questo non vuol dire che poi li trovi in tutti i vini prodotti con quell’uva, faccio un esempio, il Riesling renano: è conosciuto prevalentemente per gli aromi di idrocarburi, in alcuni sono presenti in modo netto mentre in altri prevalgono le note fruttate tropicali o floreali, dipende dal terroir di provenienza delle uve, dalle lavorazioni in cantina e dall’affinamento. Un riesling della Mosella non è per niente uguale ad un Riesling dell’Oltrepò Pavese. 

Con il tempo si impara a riconoscere gli aromi e il riconoscimento diventa un gioco divertente e appagante. Non ti scoraggiare se hai sentito ‘poco’, ci vuole allenamento come qualunque altra attività.

Prova adesso a berne un sorso, trattenendolo in bocca e passandolo su tutta la cavità orale, arriveranno altri aromi, quelli retronasali a completare il quadro olfattivo. Ora dovresti avere abbasta input per dire la tua sugli aromi del vino che hai appena degustato. Questo è solo l’inizio, la prossima volta affrontiamo altre caratteristiche che lo rendono unico, ad esempio le morbidezze e le durezze che lo compongono.

L’obiettivo della degustazione, (che si può tranquillamente fare ognuno come gli pare) è quello di cercare di capire cosa si beve e dare una motivazione sensata a quei banali e frettolosi giudizi che si basano sul “mi piace/buono” oppure “non mi piace/cattivo”. Il riuscire ad individuare anche solo pochi aromi fa la differenza. Ogni vino è come un libro, puoi apprezzare solo la copertina, come si presenta, oppure decidere di leggerlo, capire cosa racconta e infine rileggerlo per cogliere tutti i dettagli e le sfumature. Che senso ha comprare una bottiglia spendendo dei soldi se poi il giudizio è limitato a due aggettivi? tanto vale prendere il vino in cartone (per quanto meriti anche lui una lettura). Altra cosa bella del degustare il vino è sentire come cambia nel calice con il passare del tempo, magari si presenta con un aroma fragrante e dopo trenta minuti ha lasciato il posto a note morbide di frutta in confettura, è una bevanda ‘viva’ e sentirla trasformarsi è un piacere, particolarmente se il vino è fatto bene ed anche dopo uno o due giorni che lo hai stappato ti regala belle sensazioni olfattive. Qui capisci anche la differenza tra vini ‘costruiti’ per il consumo e vini con un’identità specifica. Anche il calice vuoto, dimenticato sul lavello e annusato il giorno dopo restituirà ciò che di aromatico ne è rimasto impresso. Qui mi fermo altrimenti scrivo troppo. Spero di averti fatto venire la voglia di provarci.

Di seguito la descrizione delle macrocategorie con gli aromi principali, che seppur limitati possono agevolarti nel riconoscimento. In generale i profumi devono offrire una sensazione gradevole, l’insieme dei profumi determina il ‘bouquet’ che si esprime in complessità (quantità di aromi diversi che percepiamo), intensità (es. una o cento rose) e qualità del profumo (bellezza olfattiva). Ogni vino ha le sue caratteristiche, con note più o meno accentuate, a te scoprirle.

CLASSIFICAZIONE DEGLI AROMI

PRIMARI: aromi presenti nelle uve aromatiche che poi ritroviamo nel vino.

SECONDARI: aromi derivanti dalla lavorazione dell’uva, pigiatura e fermentazioni.

TERZIARI: aromi che si sviluppano durante l’affinamento, post fermentazioni, in legno, vetro, anfora.

C’è chi poi aggiunge un’altra categoria, quella degli aromi di affinamento QUATERNARI: zibetto (carne in macerazione, es. certi Malbec argentini), goudron (catrame, es. in alcuni Nebbioli evoluti), idrocarburi leggeri (benzina, es. nei vini Riesling della Mosella)

CATEGORIE AROMATICHE

AROMATICO: Il profumo che deriva solo da vitigni aromatici (Gewurtztramminer, Moscati, Malvasie, Brachetto). L’uva ha lo stesso profumo che si ritrova nel vino.

VINOSO: Il profumo del vino appena svinato dopo la fermentazione, spesso presente nei vini rossi giovani. Per farsi un’idea è caratterizzante del vino novello.

FLOREALE: Profumi di fiori, nei bianchi associati a fiori bianchi o gialli, biancospino, zagara, ginestra, acacia, bosso, mughetto, fiori d’arancio, camomilla, tiglio, magnolia, geranio. Nei rossi, rosa, viola, iris, giacinto, lillà, lavanda. Possono essere anche profumi di fiori appassiti o secchi.

FRUTTATO: Profumi di frutti bianchi, pesca bianca, pera, mela, melone. Frutti gialli, pesca gialla, albicocca, prugna. Frutti neri, ribes, mora, amarena, mirtillo. Agrumi, arancia, mandarino, pompelmo, limone, lime. Frutti esotici, ananas, papaia, banana, litchi, frutto della passione. Frutta secca, noce, nocciola, mandarla fichi secchi, uva passa. Frutti canditi, scorza d’arancia. Confettura, frutta sciroppata. Nei bianchi si percepiscono maggiormente i profumi di frutti bianchi, gialli, esotici ed agrumi. Nei rossi prevalgono i frutti rossi e neri. Nei vini passiti di frutta essiccata, uva passa, albicocca e fichi secchi.

ERBACEO/VEGETALE: Profumi che ricordano l’erba appena tagliata, fieno, foglia di pomodoro, peperone, cavolo, aglio, cipolla, finocchio, fagiolini, salvia, rosmarino, basilico, timo, maggiorana. Alcuni di questi profumi sono caratteristici di vini come il Sauvignon, Merlot, Cabernet ecc.

MINERALE: Profumo di pietra focaia, polvere da sparo, grafite, talco, gesso, petrolio, idrocarburi, pietra bagnata, roccia marina salmastra, salinità. Si può intendere anche come la sensazione polverosa che un vino può dare in bocca. Il termine minerale è uno dei più dibattuti e controversi.

FRAGRANTE: Rimanda ai profumi di fiori e frutti freschissimi presenti nei vini giovani. Fragrante indica anche il profumo del pane appena sfornato e dei lieviti, presenti ad esempio negli spumanti o nei vini bianchi che hanno riposato sui lieviti. 

SPEZIATO: Profumi di spezie dolci o piccanti, vaniglia, cannella, pepe (bianco, nero, rosa), chiodi di garofano, coriandolo, anice stellato, zafferano, liquirizia, noce moscata, zenzero. La speziatura caratterizza principalmente i vini (sia bianchi che rossi) che hanno avuto un passaggio in legno (botti, tonneau, barrique). Spesso i ‘legni’ nuovi rilasciano sentori di vaniglia.

TOSTATO: Profumi di affinamento del vino in legno o in bottiglia che rimandano al cacao, cioccolato, caffé, tabacco, mandorle e nocciole tostate, cuoio, fumé.

ETEREO: Profumi di cera, ceralacca, iodio, medicinali, plastica, sapone, smalto, vernice, solvente. Profumi accettabili in minima quantità, al limite del difetto.

DIFETTATO: Odori sgradevoli, quellli che rendono un vino difettato, da rifiutare. Dal classico odore di tappo (tricoloroanisolo – t.c.a.) con sentori di sughero avariato, segatura bagnata, legno marcio, al ‘ridotto’ eccesso di solforosa (brodo vegetale, uovo marcio, cipolla, cavolfiore), Ossidazione (eccesso di contatto con l’aria), Sudore di cavallo, Muffa, Mela marcia, Aceto, Colla, Sapone, Plastica bruciata… 

Note: 

Uno strumento che può aiutare nell’individuazione degli aromi è la celebre “Ruota degli aromi del vino” di Ann C. Noble, www.winearomawheel.com

Per maggiori informazioni consiglio la lettura del bel libro di Luigi Moio, Il respiro del vino, edito da Mondadori (€ 13,00) e del manuale “La Degustazione” di Ais Associazione Italiana Sommelier Editore (€ 25).

Luca Gonzato

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Badde Nigolosu 2012, Dettori

Semplicemente eccellente, ora nella top ten assoluta dei miei vini. Al primo assaggio mi è tornato in mente un altro vino italiano eccellente, il Kurni di Oasi degli Angeli (da uve di montepulciano), ha la stessa eleganza e sensazione in bocca ma con in più un corpo da gigante e un bouquet aromatico di rara bellezza, che ti porta nel cuore della Sardegna, nella macchia mediterranea. Il Cannonau nella veste più elegante che abbia mai assaggiato. Frutta matura, ciliegie, ribes, note speziate di pepe, carruba, cuoio, note eteree che mi ricordano lo smalto/vernice, erbe aromatiche, sono tanti i sentori di questo vino la cui complessità ti fa spalancare gli occhi e sorridere sapendo che in bocca ti trasmetterà qualcosa di speciale. Ed è così, ingresso in bocca fantastico, minerale e morbido allo stesso tempo, caldo (Vol. Alcol 16,5%), armonico con un bel finale che mantiene sensazioni minerali e lieve astrigenza a ricordare i tannini, evoluti e vellutati, ed infine la cremosità indotta dalla salivazione sviluppata dalla bella acidità che si integra con il notevole corpo (estratto secco) di questo vino. Dovessi dare un punteggio sarebbe sopra i 95 punti. Scusate il termine ma è una goduria, assolutamente da provare, se poi avete qualche rimostranza e volete mandarmi a quel paese dopo averlo assaggiato, scrivetemelo (non credo avverrà), io ci metto sopra il mio tastevin a garantire questo vino.

Tenute Dettori, rappresenta bene quello che mi piacerebbe vedere in tutti i produttori di vino, legame e rispetto della terra, ricerca dell’eccellenza nella produzione di vini da quei vitigni che meglio rappresentano il proprio territorio, decisioni che non rincorrono i mercati ma che fanno del proprio vino qualcosa di unico. Per scelta, e per non essere vincolato a disciplinari di produzione, Dettori ha registrato questo vino come IGP Romangia Rosso, la Romangia indica la zona del Logudoro, che in sardo vuol dire “luogo dorato”, in quanto considerata la parte più fertile, ricca e vivace. È un Triple “A”, ad indicare Agricoltori Artigiani Artisti (info: www.triplea.it). Badde Nigolosu è il migliore dei Cru di Dettori, un anfiteatro naturale sulle colline più alte nel Comune di Sennori, a 300 m slm. I terreni sono calcarei e le viti con più di 100 anni a piede franco, tenute ad alberello e in regime biodinamico, il vitigno è il Retagliadu Nieddu – Cannonau storico di Sorso-Sennori. Vendemmia manuale, diraspatura, macerazione e fermentazione da 3 a 10 giorni spontanea. Affinamento per due o tre anni in piccole vasche di cemento (niente legno), e poi in bottiglia. Nessuna chiarifica e filtrazione (info: www.tenutedettori.it). Consigliata la stappatura qualche ora prima e il servizio in calice ampio. Io l’ho abbinato in due occasioni diverse: a cena, con carni alla griglia e come aperitivo con prosciutto di San Daniele, Pecorino Sardo e Tarallucci. Ma sinceramente lo avrei apprezzato allo stesso modo con un tozzo di pane o da solo.

Ho appena versato l’ultimo calice, sigh…

Luca Gonzato

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Australian Chardonnay Koonunga Hill

Niente male questo Chardonnay australiano, morbido, quasi burroso, bella freschezza, fruttato, pesca gialla e ananas con un finale che mi ricorda la frutta secca, mandorle, arachidi. Buona la persistenza e il retrogusto dolciastro. Questa la mia breve analisi. Mi fa ridere che le descrizioni di questo Chardonnay, in vari siti di vendita online, sono molto diverse tra loro, …ora c’è anche la mia 😏 l’unica cosa che ci accomuna è il positivo giudizio generale. La riflessione che faccio è che lo stato d’animo, il momento o la situazione possono influire sulla percezione di un vino e farcelo risultare migliore o peggiore. Ad esempio i vini degustati in cantina sono sempre eccellenti, sei dentro la pancia della madre e non puoi che percepirne tutti gli organi che lo hanno messo in vita… poi a casa, dopo qualche mese, stappi la stessa bottiglia e lo senti in modo diverso, meno presente e coinvolgente. Ribadisco che questo Penfolds Koonunga Hill Chardonnay 2016, non è niente male, equilibrato e significativo nell’espressione ma se lo avessi assaggiato lí, in Australia, ne sarei tornato con un giudizio magnifico, invece l’ho degustato a Milano, dopo una giornata ‘impegnativa’ con mia madre che non ricorda i nomi dei suoi figli… Quindi, stato d’animo + o – smart = percezione diversa. Un sommelier o assaggiatore dovrebbe dare solo un giudizio ‘tecnico’ in pochi secondi, stati d’animo ecc. sono solo seghe mentali che niente hanno a che vedere con la degustazione. Io però considero anche queste variabili, perchè non ho alcun vincolo a limitare il mio giudizio e ciò che scrivo. Una visione più romantica, nella quale lascio che il vino mi racconti qualcosa oltre alle sue caratteristiche tecniche, lascio che mi stuzzichi l’immaginario e mi suggerisca qualcosa di suo aldilà di profumi, corpo ecc.. Oggi il mio giudizio secondario è: ottimo vino da meditazione 🧘‍♀️.

Luca Gonzato

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Aperitivo in rosso

Pfarrhof Kalterersee Classico Superiore 2016, Kaltern Kellerei

Vi parlo di questo vino come alternativa alle bollicine per un aperitivo appassionante, magari per fare colpo su qualcuna o qualcuno. Non metteteci però a fianco le mozzarelline e il pinzimonio per favore, bensì qualche fetta sottile di speck tirolese e crostini con formaggi a pasta semidura, ovviamente ben presentati. Questo Pfarrhof conquisterà e renderà più amichevole ‘il’ o ‘la’ vostra ospite con la sua spiccata bevibilità. È abbastanza leggero, degustato fresco vi farà venire l’acquolina in bocca. Estremamente piacevoli i suoi aromi di frutta, mora, lamponi e ciliegie, con nota balsamica, talco e aromi sottili di affinamento che vanno dalla liquirizia alla vaniglia, insomma complessità gusto olfattiva che si adatta bene alla struttura ed aromaticità di salumi e formaggi. I tannini sono composti e contengono bene la salivazione indotta dal cibo, bella la mineralità che mantiene fresca la bocca. Gli aromi fruttati e la struttura del vino non sono eccessivi, si lascia bere con facilità e l’abbinamento risulta ottimale. Le uve da cui si ottiene il Pfarrhof sono: Schiava (95%) e Lagrein (5%). Vitigni autoctoni della zona di Caldaro (Alto Adige), vinificazione in parte in acciaio e in parte in legno. La Cantina che lo produce è la Kellerei Kaltern, nata nel 2016 dall’unione di quattro cantine sociali originarie di Caldaro, Erste dal 1900, Neue dal 1925, Bauernkellerei dal 1906 e Jubiläumskellerei dal 1908. Sono quasi 650 i soci della Cantina e 471 gli ettari coltivati sulle colline intorno al lago di Caldaro. Il mio momento ideale per degustarlo sarebbe all’imbrunire, sulle sponde del lago ed in compagnia di una ragazza come quella sulla foto 😂 (ora però mi aspetto ripercussioni familiari). Voi godetevelo con chi vi pare e in bocca al lupo se l’incontro è ’speciale’.

Luca Gonzato

Note. Questo assaggiato è un 2016 che forse troverete con difficoltà, in alternativa la produzione 2017 con il Quintessenz Kalterersee Classico Superiore 2017 (100% Schiava). Aggiungo ai miei viaggi futuri una puntata nel loro Winecenter di Caldaro che a vederlo sul sito è spettacolare.

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Wine Days Italy, 11-13 maggio 2018 al Base di Milano

Quarantatré i banchi di degustazione presenti nei quali produttori o distributori accoglievano il pubblico con calore e grande voglia di farsi conoscere ed apprezzare per i propri vini. Non mi ero preparato una scelta di cantine e quindi mi sono spostato tra i banchi d’assaggio con l’unica regola di degustare prima i bianchi e poi i rossi.

Modeano, riviera del Friuli zona Latisana. Ribolla gialla, Malvasia Istriana e Sauvignon blanc, quelli assaggiati. Ben fatti, freschi e piacevoli con una bella sapidità e acidità. Simpatica ed esaustiva la titolare che presenziava. Se avete in previsione di andare a Jesolo o Bibione fate rifornimento da loro.

Villa Angarano di Bassano del Grappa con la loro interessante e gradevole Vespaiola, il rosé da Merlot perfetto per un aperitivo e lo Chardonnay Cà Michiel, spettacolare, può tranquillamente essere messo sullo stesso piano degli Chablis francesi. 

Tenuta San Marcello, Marche, Verdicchio dei Castelli di Jesi e Lacrima di Morro d’Alba, accoglienza super amichevole, ottimi vini da terreni calcarei argillosi con grande struttura e complessità. Mi sono ripromesso di fargli visita quella settimana d’agosto che sarò nella loro zona e fare scorta.

Terre Astesane, Mombercelli (Asti), un inusuale Sauvignon Blanc, ed alcune Barbera i miei assaggi della loro numerosa produzione. A fine giro sono poi tornato per acquistare la versione ‘Anno Domini’ di Barbera, fatta da una selezione di vigneti e uve. Bel frutto rosso e freschezza con tannini setosi, elegante ma allo stesso ‘di compagnia’ per una corposa cena con gli amici. Anche loro molto cordiali e disponibili ad ogni delucidazione.

Cantina dei Vignaioli del Tortonese (Alessandria), con il celebre ed ottimo vino bianco Derthona Timorasso, in compagnia dell’enologo Umberto Lucarno che mi ha illuminato su tante cose e che ringrazio per avermi fatto scoprire il vitigno Cellerina (rosso) che spero di vedere presto sugli scaffali delle enoteche.

Bulichella di Suvereto (LI), con il loro grande Syrah. 

Produttori di Govone (Cuneo), dove Marco è stato coinvolgente nel farmi assaggiare Albarossa, Ruché di Castagnole Monferrato, Barolo e Arneis Passito. Uno meglio dell’altro ma a colpirmi e farmi aprire il portafogli sono stati il Ruché con i suoi profumi di frutti tropicali e spezie, ed il Passito di Arneis, dolce ma bilanciato da notevole acidità ed elegante aromaticità.

A questo punto è suonato il campanello d’allarme a dirmi che stavo per superare la linea rossa oltre la quale il piacere di degustare si sarebbe trasformato in una sbronza, per cui mi sono avviato all’uscita e mi sono goduto la passeggiata fino a casa attraverso i Navigli affollati di turisti. Il Base (ex fabbrica Ansaldo), non lo conoscevo, bella struttura polifunzionale, animata e adatta anche per una puntatina con marmocchi al seguito. Streetfood, bancarelle, musica, tutto bello, poi se ti sei bevuto qualche calice prima lo è ancor di più.

Luca Gonzato

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