Dipende che Vino

Appunti di degustazione

Solaris 2017, Castel Annenberg

Articolo pubblicato su www,vinieviniresistenti.it

Mi ero già fatto il film della visita al castello con degustazione sulla merlata e vista sulla Val Venosta. Ma niente, è partito l’antifurto di un appartamento e mi ha rovinato il mood. A questo punto mi accomuna solo la possibilità di guardare dall’alto, dall’ottavo piano. La vista non è sulla Strada del Vino a Castel Monte Sant’Anna ma sui tetti e le tapparelle abbassate dei condomini circostanti. 

La famiglia Fuchs, proprietaria dal 2010 di Castel Annenberg è il produttore di questo Solaris 2017. L’unico Piwi dei cinque vitigni che coltivano su circa un ettaro e mezzo a oltre 1000 metri di altitudine.

I profumi richiamano i prati in fiore in primavera. Penso anche alle foglie di pomodoro, al fieno, alla famiglia aromatica dei tioli. All’assaggio è minerale, sapido, intrigante nei sentori fruttati di pesca gialla e agrumi. È verticale, scende dritto come una lama, con la sua grande freschezza che attraversa la gustosa polposità che riempie le guance. Rimane piacevolmente in bocca con aromi freschi e sfumature minerali che mi ricordano l’acqua fredda di torrente di montagna che scorre sulle pietre levigate. Il finale è tutto agrumato. Ne voglio ancora e ancora. Freddo, molto freddo, all’ultima ora del sole e per tutta la cena. Provo ad abbinarlo al pecorino stagionato del Sulcis che mi sono portato a casa, wow!! Viva l’Italia dal nord alle isole!.

Vino elegante e di grande personalità, un Solaris che ho degustato con gran piacere. Solo alla fine ho guardato la retro etichetta, il volume alcolico è del 14,5%… 😱 A questo punto anche Milano ad agosto mi sembra bella. C’è silenzio, direi -90% del solito. Si è alzato un bel venticello, that’s good. 

Godetevi le vacanze e il buon vino 🌴🍾.

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Sorpresa Semidano

Costa J Vacca Superiore 2016, Azienda vitivinicola Muxurida di Samatzai (CA).

Le uve del vitigno Semidano regalano a questo vino uno spettro di aromi davvero ampio. Profumo floreale di glicine, miele e resina di pino. All’assaggio è rotondo ed equilibrato, appagante, con sentori di polpa gialla di pesca, frutta secca ed erbe aromatiche come timo e rosmarino. Sapido, fresco e persistente. Molto molto piacevole.

Si è dimostrato ottimo sia servito fresco che con una temperatura via via più alta dopo circa un’ora. Più morbido ma con aromi sempre eleganti e gustosi.

Un vino che metterei in degustazione alla cieca a fianco dei rinomati bianchi di Bolgheri e di Borgogna. Sono certo che saprebbe sorprendere ed affascinare chiunque. 

Mi ha conquistato 😋❤️🔝.

Ps: ricordarsi di portare i calici da vino quando si affitta una casa vacanza.

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Tiernu 2017, Cantina di Mogoro

Scoprire i vini della zona è decisamente la mia attività preferita durante le vacanze, oltre a quella di stare a mollo nell’acqua limpida del mare.

Sono nella Provincia di Oristano. Uno dei vitigni tipici è il Bovale. Il vino che assaggio si chiama Tiernu (significa tenero in dialetto sardo ed è riferito alla morbidezza e dolcezza dell’uva da cui è tratto). Il produttore è la Cantina di Mogoro, nell’Alta Marmilla.

Le uve di Bovale 100% vengono vinificate con una macerazione di circa 15 giorni e affinate per una piccola parte (30%), per tre mesi in botti di castagno e 8 mesi in acciaio. L’annata è la 2017. Ero in dubbio se stapparlo o no, le temperature di questi giorni superano i 35 gradi ma non mi sono lasciato scoraggiare, l’ho messo in frigorifero per un paio d’ore e nel frattempo ho preparato la grigliata di carne 😅🥩 che è un’altra delle attività preferite durante le ferie (ed è anche funzionale all’accompagnamento del vino).

Il ragionamento è stato, raffreddo il vino e ne esalto le durezze/tannini che dovrebbero sposarsi bene con la carne grigliata e renderlo anche piacevole sebbene faccia molto caldo.

🏊‍♂️🍾”plop”

Alla vista è scuro nel tono di rosso. I profumi sono di frutti rossi e neri, ciliegie e mirtilli, more, bacche di mirto e macchia mediterranea. In bocca è vellutato ed elegante. Gli aromi si arricchiscono di toni balsamici e di legno. È l’armonia a conquistare e malgrado il 14% del volume alcolico si lascia gustare con facilità. Perfetto con la costata leggermente al sangue che ho nel piatto.

Il finale di questo vino è forse la parte che preferisco, torna sugli aromi di macchia mediterranea lasciando poi una punta sapido/minerale sulla lingua che invoglia un nuovo sorso. Ottimo vino che associa la potenza dei vini rossi sardi alla finezza ed armonia tipiche dei migliori vini.

100 punti ovviamente

Buone vacanze

Luca Gonzato

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Pian del Moro 2015, Musto Carmelitano

Pian del Moro 2015, Aglianico del Vulture DOC.

Che bel vino, complesso ed equilibrato. Si presenta con aromi balsamici e di piccoli frutti neri sotto spirito, legni esotici e sottobosco. In bocca si ha la sensazione polposa del frutto con tutta la sua freschezza accompagnata dai profumi di affinamento e dalla tipica sapidità dei vini vulcanici.

È un continuo evolversi aromatico che mette insieme la polpa dei frutti neri alle note vegetali ed aromatiche che ricordano la lavanda e la menta. Il tannino è setoso, evoluto, ed insieme alla componente acida mantiene in equilibrio la parte morbida alcolica. 

Lunghissimo e persistente che alla fine sorridi e vorresti applaudire. Penso che questo vino sia nel suo momento di grazia, non gli aggiungerei niente, davvero grande, così, dopo cinque anni dalla sua nascita.

L’unico problema di questo rosso con il 14% di volume alcolico sono i 30° di temperatura e il 60% di umidità nell’aria che ci sono a Milano. Per migliorare la situazione ho abbassato leggermente la temperatura, si è fatto più teso e i tannini hanno fatto la Ola ma io continuavo a sudare. Ho potuto godermelo davvero solo dopo le 21, quando la temperatura è calata, è arrivato il vento, i tuoni e il temporale. Mi sono messo comodo a godermi la serata. La cena era già finita ma l’Aglianico mi ha chiesto di essere versato ancora e i taralli si sono fatti avanti dalla dispensa. Si sta bene questa sera.

Musto Carmelitano è un’azienda agricola a conduzione familiare della Basilicata, di Maschito (PZ). Le uve dei loro vini sono coltivate in  regime biologico e raccolte a mano. La fermentazione è spontanea, con lieviti indigeni e senza chiarifiche o altri interventi di stabilizzazione. In questo Aglianico la macerazione dura tra i 20 e i 30 giorni, poi affina un anno in acciaio, un anno in tonneaux di rovere francese e un anno in bottiglia. 

Da assaggiare qualunque sia la temperatura intorno.

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Joh 2019 Dellafiore

Articolo pubblicato anche su Vini e Viti Resistenti il sito dedicato alle varietà Piwi di dipendechevino

All’invito di trovarsi in Oltrepò non potevo che rispondere sí. È una zona incredibilmente bella e vocata alla viticoltura. Poi per l’occasione, si è aggiunta anche la parola PIWI a rendere più interessante questa visita. 

L’Azienda Agricola Dellafiore Achille si trova in frazione Costa Montefedele a Montù Beccaria (PV), è posta al culmine di una delle tante piccole colline che sembrano srotolarsi sulla pianura padana. L’altitudine è di circa 200 metri, non è molto ma da qui si gode un panorama fantastico sui vigneti. L’ora del tramonto è un momento magico che tinge di rosa la pianura. 

Simone Dellafiore e Luca Gonzato

Questa azienda, a conduzione familiare, è alla quarta generazione. Simone, uno dei figli, ha iniziato una piccola produzione con uve resistenti (Piwi), che affianca a quella tradizionale, basata sui vitigni di Bonarda, Barbera, Riesling, Malvasia, Moscato e Pinot nero. 

La vigna di Johanniter che visitiamo sembra essersi adattata perfettamente a questo terroir. Le due lepri che a un tratto sbucano dall’ultimo filare ne certificano l’ecosostenibilità senza bisogno di altre parole. Negli occhi di Simone si legge l’orgoglio per questo piccolo appezzamento sano e rigoglioso. Arrivano da qui le uve dello suo Johanniter, un vino bianco frizzante, realizzato con il metodo ancestrale cioè con una fermentazione che viene fermata e poi ripresa in bottiglia senza aggiunta di zuccheri e senza sboccatura (col fondo). 

La bottiglia si presenta con una bella immagine, giovane e di sicuro appeal. Joh rimanda al linguaggio rap e parla con gli hashtag, un richiamo verso la condivisione, quella reale, con gli amici.

Veniamo all’assaggio; l’ho capovolto per rimettere in sospensione il fondo che comunque è molto fine e non visibile se non nella leggera torbidità del colore. Al naso si percepiscono aromi agrumati, di pesca gialla e fermentativi. Andando poi a liberare le molecole con una energica rotazione escono sentori di pietra focaia e speziati, direi ricordi di Riesling, il papà. All’assaggio e leggermente frizzante e sapido, ha una bella acidità che fa salivare. Sulla lingua percepisco un frutto fresco e croccante abbastanza persistente ed una piacevole sensazione minerale sul finale. Il volume alcolico dell’11,5% rende questo vino molto gradevole da bere con questo caldo rispetto ad altri bianchi più strutturati (perlomeno non inizi a sudare al secondo calice). È il vino che vorrei trovare su una tavola apparecchiata all’aperto, come aperitivo e come accompagnamento alla serata fino al calar del sole. “Mi piace assai”, lo trovo azzeccato nella sua identità e sono felice di sentire da Simone che anche tra i suoi clienti abituali stia ottenendo successo.

Joh è il primo Johanniter dell’Oltrepò, una novità dirompente se si si pensa al contesto. Non si sta aggiungendo un’altro vino al parterre dei vini dell’Oltrepò ma piuttosto un concetto nuovo di viticoltura, più sostenibile e capace di intercettare nuovi consumatori. Joh, è un precursore, figlio della caparbietà di chi non si arrende alle difficoltà e guarda al futuro da una prospettiva diversa, positiva e resistente in ogni senso. Joh non intacca minimamente il mercato dei Classici rossi e spumanti dell’Oltrepò ma all’opposto potrebbe dare loro una spinta nel farli conoscere ai più giovani. Joh è un alfiere in un campo ancora tutto da esplorare, rispettoso del passato ma voglioso di conquistare nuovi mercati e trofei, che sono sicuro arriveranno.

L’Azienda Dellafiore Achille è in via Per Bosnasco 14, Frazione Costa Montefedele, Montù Beccaria (PV) – sito

Aggiungo una doverosa nota di ringraziamento a Piwi Lombardia e ai suoi associati per avermi invitato a condividere con loro la giornata da Dellafiore e per la bella serata passata insieme all’Agriturismo Bricco dei Ronchi

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