Dipende che Vino

Appunti di degustazione

Gaggiarone Riserva 2007, Alziati Annibale

Bonarda dell’Oltrepò Pavese DOC. Vino rosso amaro di Rovescala, proveniente dal Cru Gaggiarone.

Un vino della tradizione in cui l’uva Croatina della vendemmia 2007 ha concentrato colori solidi nel calice. Impenetrabili nel cuore del calice, lasciano intravedere un rosso mattonato vivo dai riflessi rubino sulle pareti.
Pesa, si muove sinuosamente disegnando archetti lenti.
Il bouquet che si palesa al naso è ampio, fruttato di ciliegia e prugna in confettura, sottobosco di muschio, cuoio, carruba, goudron… infine una nota eterea, alcolica, avvolgente.

Il sorso è ancora fresco e vivo, con un tannino vellutato ma risoluto nel chiedere un accompagnamento succulento. Ha scorrevolezza, lascia un buon sapore di frutta rossa matura nel retrogusto. Permane a lungo tra le labbra accompagnato da un finale in cui si aggiungono sensazioni tattili polverose e minerali/saline nel gusto.

È un vino biologico ottenuto da uve coltivate a 250-300 m/slm, in vigne di oltre 50 anni. Viene vinificato e matura in cemento per almeno tre anni, affina poi in bottiglia. Il volume alcolico è del 14,5%.
Aldilà di questa analisi vi sono poi le note soggettive e sentimentali che comunica un vino. In questo caso ritrovo ricordi agricoli, le corti dei caseggiati di campagna, i tavoli in formica con le lampadine tirate sopra nelle serate d’estate. Sapori netti come quello del salame nostrano tagliato spesso e dei sottaceto fatti in casa.
Questo Gaggiarone Riserva 2007 evoca sapori veri, quasi rustici, che parlano di natura, di fatica, di terra. Marne, calcari, argille, sabbie.
Esce dai canoni dei “rossi” precisi e pettinati, si potrebbe dire che è rock o ribelle come personalità. Sincero e unico come deve essere ogni vino vero.

Antipasto di salame, pasta lunga al ragù, fontina stagionata e… pagnotta di semola di grano duro in accompagnamento. Direi che per la prima volta posso usare la definizione di “vino a tutto pasto” per questo Gaggiarone.

Azienda Agricola Alziati Annibale, Frazione Scazzolino 55, Rovescala (PV) – Sito web

VIR 2019, Achille Dellafiore

Vini che sanno emozionare. Il Vir di Achille Dellafiore è un concentrato di energia estiva. Di frutta matura e candita, di calore e di passione.

Orange wine da uve di Riesling coltivate in Oltrepo’ Pavese a Montù Beccaria frazione Costa Montefedele. Bottiglia 26 di 216. Un’opera artigianale anche nel nome pennellato sul vetro. Non filtrato e senza solfiti aggiunti. I 15 gradi di volume alcolico sono nelle retrovie mentre il primo piano è occupato da una acidità fantastica che mantiene il sorso sempre piacevole. Lungo e persistente, saporito e fresco. Grande vino macerato per occasioni speciali. Io festeggio la fine di un ciclo.

Lo vedo accompagnare la cucina asiatica e speziata ma senza troppo impegno si può gioire nel sorseggiarlo insieme ad un pecorino sardo stagionato.

Ne voglio ancora…

Bolgheri, tra cielo e mare

La Toscana di Castagneto  Carducci e la DOC Bolgheri mettono d’accordo tutta la famiglia nella scelta della  vacanza. Mare, spiaggia, ottimi ristoranti e vini eccellenti, fanno di questa zona il luogo perfetto per rilassarsi e godere dei piaceri della vita.

Percorrere la  strada provinciale Bolgherese e veder scorrere i nomi di rinomate cantine è emozionante. Salendo da San Guido con il suo Oratorio verso il Castello di Bolgheri si percorre la meravigliosa strada dei Cipressi decantata dal Carducci e diventata monumento nazionale. Quattromilanovecentosessantadue metri di lunghezza e duemilacinquecentoquaranta cipressi.

Vigne, uliveti e grandi pini marittimi dominano il paesaggio circostante, in lontananza i boschi sulle colline e la costa con le sue spiagge. Profumi di macchia mediterranea e una brezza che mitiga la calura estiva rendono questo terroir ideale per le vigne. I suoli sono di matrice argillosa e sabbiosa con un particolare scheletro Bolgherese di argille compatte dove le radici faticano a trovare spazio per raggiungere gli strati marini più profondi.

Ingresso al Borgo di Bolgheri

Bolgheri  è famosa per i vini “supertuscan”, cioè quei vini rossi in stile Bordolese da uve  di Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot,  in blend o in  purezza.  La denominazione consente anche Syrah e Sangiovese fino al  50% o altre varietà a bacca rossa che possono arrivare fino  al 30% come ad esempio il Petit Verdot o il Teroldego che  seppure in piccola percentuale  ho trovato nell’ottimo rosso di Michele Satta.

Insomma grandi possibilità espressive del territorio a cui  appartiene anche la celebre DOC Bolgheri Sassicaia. 

Le grandi famiglie  del vino sono tutte qui con i rinomati rossi Sassicaia, Ornellaia, Matarocchio, Grattamacco ecc. Ci vorrebbe un  mese dedicato alle  visite e soprattutto una  programmazione e prenotazione anticipata. Scordatevi di  chiamare e trovare disponibilità immediata o nell’arco di pochi giorni nelle cantine più famose.

Ho fatto visita alla Tenuta Guado al Tasso dei Marchesi Antinori, un  marchio storico arrivato alla 27a generazione, indubbiamente un punto di riferimento qualitativo nel panorama vinicolo internazionale.

Vigna a Guado al Tasso

Giornata splendida, calda e ventilata. Ci permette di godere della vista sulle vigne che si perdono in lontananza fino ad arrivare all’Aurelia che separa le pinete e le spiagge della costa da questo primo entroterra. Cinque vini  in assaggio partendo dal rosato e succulento Scalabrone  da uve di Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah. Poi il Vermentino con la sua bella acidità e sapidità che accompagnano i profumi aromatici di questo grande vitigno che è l’alfiere in bianco del territorio.

Segue il Bruciato, annata 2019, con la sua piacevolezza che lo ha reso famoso e accessibile ad una grande platea. Poi il Cont’Ugo 2019, un Merlot in purezza che è una bellissima scoperta. Succoso di frutti rossi maturi che mantiene una energica tensione e dinamicità nel palato. Anni luce lontano da quei piatti Merlot che si trovano spesso nel nord-est. Anche il prezzo è accessibile, sarà la bottiglia che mi porterò a casa. Ultimo assaggio il Guado al Tasso Bolgheri Superiore, qui si tocca l’eccellenza in quanto ad eleganza e piacevolezza. Un  vino che con il suo sottofondo balsamico ti trasporta in sublimi ambiti gustativi.

Nella Tenuta viene realizzato anche il Matarocchio, Cabernet Franc in purezza da singola parcella, ma è al di fuori delle mie possibilità poterlo assaggiare. Nella Tenuta si produce anche dell’ottimo olio d’oliva, sono allevati allo stato brado suini di razza Cinta Senese ed è presente l’Osteria del Tasso.

Piana Bolgherese vista dalla collina di Castagneto Carducci

I pochi giorni passati in questa zona hanno cancellato i miei preconcetti sulla Denominazione e mi hanno fatto innamorare di questo territorio dove l’armonia del paesaggio si ritrova anche nei vini. Sono tante le eccellenze vinicole qui prodotte che non mi stancherei mai di assaggiare. Mi spiace lasciare questi paesaggi, è uno di quei posti che mi ha fatto pensare “vorrei vivere qui”, tra cielo e mare.

Erbaluce di Caluso DOCG, Selezione Oro 2017, Caretto

L’Erbaluce è una varietà a bacca bianca piemontese che viene coltivata principalmente nel Canavese ed in particolare nei comuni di Caluso e limitrofi. Un territorio collinare con suoli di derivazione morenica con matrice di sabbia e ciottoli. Le uve hanno la particolarità d’essere molto versatili, tanto che ne vengono realizzati ottimi spumanti Metodo Classico, vini bianchi e passiti. L’origine del nome contempla diverse ipotesi, la prima è legata al colore delle bacche che risplendono al sole e tendono all’ambra nella maturazione, nonché al nome Albaluce che a sua volta ha origini da Alba lux e si riferisce all’età romana in cui è stata introdotta la varietà. Vi è poi la leggenda che vuole l’Erbaluce nascere dalle lacrime della ninfa Albaluce figlia del Sole e dell’Alba. L’Erbaluce era già molto apprezzata nel 1600 dai nobili piemontesi ed è stata la prima varietà a bacca bianca piemontese ad ottenere la DOC nel 1967, diventata poi DOCG nel 2010.

L’Erbaluce di Caluso DOCG che assaggio proviene dal comune di San Giorgio Canavese ed è prodotta dall’Azienda Agricola Caretto. È la Selezione Oro dell’annata 2017, derivata da una cernita accurata delle uve e con un volume alcolico del 14%. Caretto produce anche una versione “base” e un passito da Erbaluce.
Trovo interessante la proposta del “grande” bianco da affinamento in quanto valorizza ulteriormente questo vitigno autoctono piemontese.

Alla degustazione brilla luminoso nel calice che sembra appena imbottigliato. Il bouquet aromatico è complesso, ci ritrovo dei fiori bianchi, i frutti di ananas, banana, mela… è però una nota balsamica a scatenare le mie fantasie, qualcosa che mi ricorda i boschi di montagna, le pinete e le bacche di ginepro.
L’ingresso è fresco con una bella acidità e sapidità che accompagna il sorso. Si allarga setoso nel palato con sensazioni pseudocaloriche e gliceriche alle quali fanno da contraltare pulsioni minerali e sapide sulla punta della lingua. Nel retronasale ci trovo ricordi di miele e fieno. La persistenza è lunga, sfuma sulle morbidezze. Il volume alcolico si sente ma servendo il vino molto fresco sui 10/12° si tiene a bada e il tutto risulta armonico.
Mi ha sorpreso scoprire il calore e l’avvolgenza di questa selezione di Erbaluce, davvero buona. Comunica un vino importante e strutturato.

Come abbinamento, merita d’essere accompagnato da preparazioni importanti, penso ad esempio al coniglio alla cacciatora o ad arrosti. Pensavo alla bellezza di organizzare una cena estiva che inizia con aperitivo a base di spumante Erbaluce, primi piatti freschi con Erbaluce d’annata, secondo con questa Erbaluce “Oro” e infine il passito. (…ma ad un distillato non ha ancora pensato nessuno?)

Se vi trovate tra Torino e Ivrea: Cascina Caretto , San Giorgio Canavese, Sito web. In alternativa, come ho fatto io, potete acquistare il loro vino, a prezzi ragionevoli, nello shop online

Dolcetto di Ovada 1992, Duca Bortini di Montebello

È il 1° maggio, festa del lavoro e a Milano piove a dirotto. Cosa fare a parte mettere il concertone in sottofondo?, pesco una bottiglia vintage dalla cantina e faccio un video, così mostro anche come risolvere il problema della stappatura di una vecchia annata e il rischio di spezzare il tappo.

https://www.dipendechevino.com/wp-content/uploads/2021/05/D1.mp4
Parte 1:5
https://www.dipendechevino.com/wp-content/uploads/2021/05/D2.mp4
2:5
https://www.dipendechevino.com/wp-content/uploads/2021/05/D3ok-1.mp4
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https://www.dipendechevino.com/wp-content/uploads/2021/05/D4ok-1.mp4
4:5
https://www.dipendechevino.com/wp-content/uploads/2021/05/D5ok-1.mp4
5:5

Purtroppo non ho trovato informazioni sulla Cantina Duca Bortini di Montebello che credo sia stata acquisita da un’altro gruppo. In ogni modo questo Dolcetto di Ovada del 1992 è stato una gran bella sorpresa. Si è mantenuto in forma ed anzi si è evoluto in modo spettacolare.

Dopo aver realizzato il video sono passate un paio d’ore nelle quali si è ulteriormente aperto arrivando alla temperatura ambiente e ha regalato ulteriori qualità aromatiche di viole passite e cioccolato fondente. Anche la persistenza si è allungata lasciando comunque sensazioni fresche e minerali sulla lingua.

Quasi 30 anni per questo Dolcetto che sebbene abbia solo il 12% di volume alcolico mostra complessità ed eleganza. Grande grande vino con il quale augurare a tutti un futuro lavorativo garantito.

Bottiglia n. 1047 – 1992 – Duca Bortini di Montebello, Barolo.

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