Vini da vitigni resistenti – 02. Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui di Ricci Curbastro

Con questo vino mi sposto nella zona degli spumanti metodo classico più rinomati d’Italia, la Franciacorta. All’azienda Agricola Ricci Curbastro di Capriolo (BS). La mia attenzione è andata però su di un un vino speciale, unico in questa zona, non una bollicina bensì un Piwi (acronimo tedesco che identifica i vitigni resistenti alle malattie fungine). È ottenuto da quattro varietà a bacca bianca, Bronner, Helios, Johanniter e Solaris che Ricci Curbastro coltiva in un quarto di ettaro di questa prestigiosa zona vinicola. Rientra nella IGT Sebino e si chiama Zero, come zero trattamenti (a parte quello fatto con un batterio naturale contro la flavescenza dorata) e zero residui sulle uve. L’azienda è certificata Biologica e Sostenibile oltre ad avere una storia di 18 generazioni.

02.1 – Sebino IGT Zero Trattamenti Zero Residui 2016 – Ricci Curbastro

L’etichetta bilingue ha due simpatici ricci a rappresentare le due anime. Luminoso alla vista, profuma di fiori bianchi, miele, fieno, pesca bianca. In bocca ha una buona acidità, è sapido e morbido. Gli aromi si ampliano in frutti tropicali. Bella struttura e bel finale fruttato. Nei sentori retronasali ci ritrovo la parentela con il Riesling e i suoi aromi che evolvono in note di idrocarburi. In effetti l’annata è la 2016 e prevalgono quelle note evolutive più morbide e rotonde rispetto a quelle di frutta fragrante. Lo vedo come un buon accompagnamento a portate di pesce, azzarderei le ‘sarde in saor’’ oppure il Salmerino che è un pesce di lago tipico. Sarei anche curioso di assaggiare questo vino più giovane, per avere un quadro più completo del blend e della sua evoluzione. Di questa cantina ho assaggiato diversi vini, spumanti e fermi, sempre con gran piacere e anche questo conferma la qualità produttiva.

Se avete in programma un giro al lago d’Iseo potete fare tappa all’Agriturismo di Ricci Curbastro e visitare il loro Museo Agricolo e del Vino. Sono certo che tra un Franciacorta DOCG, un Curtefranca DOC e una IGT Sebino avrete di che gioire.

Azienda Agricola Gualberto Ricci Curbastro & Figli, Villa Evelina, Via Adro 37, Capriolo (BS) – sito web

Degustazione effettuata da Luca Gonzato, maggio 2020

Vini da vitigni resistenti – 01. Santerhof di Wilhelm Gasser

L’Alto Adige è un delle prime zone in cui è stata introdotta la coltivazione di varietà resistenti alle malattie fungine. La cantina Santerhof di Wilhelm Gasser è situata all’ingresso della Val Pusteria, a Rio di Pusteria, ha i vigneti coltivati esclusivamente con varietà resistenti ad un’altitudine di poco inferiore agli 800 metri, sono i vigneti più a nord dell’Alto Adige. Oltre all’uva, Gasser coltiva una quarantina di varietà di mele e offre ospitalità nel proprio agriturismo. L’azienda è certificata Biologica.

Sono sei i vini prodotti dalla tenuta Santerhof
Primus:
bianco da uve Solaris
Muskaris: bianco da uve Muscaris
Gratus: bianco da uve Johanniter
Rubus: rosso da uve di Cabernet Cortis e Regent
Robustus: rosso da uve Monarch e Cabernet Cortis
Soleil: passito

Di questi ne ho degustati due:

01.1 – Solaris Primus 2018, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser
L’uva Solaris che caratterizza il Primus è una delle 20 varietà resistenti iscritte al registro nazionale, vitigno creato nel 1975 dall’istituto di ricerca di Friburgo e successivamente ibridato all’Istituto di San Michele all’Adige che ne ha richiesto la registrazione avvenuta poi nel 2013. Come vitigno, il Solaris porta con sé una parentela con il Riesling e il Pinot grigio.
È un vino bianco secco con volume alcolico del 13%. Alla vista è di un giallo paglierino tenue e cristallino. I profumi ricordano la frutta esotica, frutto della passione, ananas, poi la pesca bianca, erbe aromatiche di montagna, fieno. In modo delicato ricorda anche i Riesling giovani e il Gewurtztraminer. In bocca è minerale, sapido, con un bel frutto fresco e fragrante, torna la pesca bianca. Alla freschezza fa da contraltare una sensazione glicerica, vellutata. L’aroma fruttato ti accompagna a lungo. Si ha la sensazione di assaggiare un vino dove il succo d’uva è protagonista e in armonia con la parte alcolica. Si apprezza molto di più se degustato fresco a 8/10° al massimo.
È un vino che trasmette naturalità e territorio, l’aria frizzante di montagna sembra racchiusa in questo vino. L’aromaticità non invadente e l’armonia delle sue componenti me lo fanno posizionare come ottimo starter in un aperitivo oppure ad accompagnare del pesce marinato o il sushi. Un bianco elegante anche per occasioni speciali. Il tappo Stelvin (a vite) dovrebbe servire per un consumo dilazionato, difficile che succeda, un calice chiama l’altro.

01.2 -Robustus 2017, Tenuta Santerhof – Wilhelm Gasser
Il Robustus è un blend di Monarch e Cabernet Cortis affinato 10 mesi in barrique. ll vitigno Monarch originato a Friburgo nel 1998, deriva dall’incrocio tra Solaris e Dornfelder. L’altro vitigno del blend, il Cabernet Cortis, come si percepisce dal nome, deriva dall’incrocio tra Cabernet Sauvignon e Solaris. Anche lui arriva da Friburgo, creato nel 1982 ed iscritto in Italia nel 2013.
È un vino rosso secco con volume alcolico del 13%. Prima ancora di annotare le sfumature rosso granato del vino senti arrivare al naso le note intense di frutti di bosco. Olfattivamente ricorda il lampone e le erbe balsamiche, penso anche al ginepro. In bocca ha una notevole acidità, si confermano gli aromi di piccoli frutti, anche more e mirtilli e una nota vegetale. È fresco, con una buona acidità che lo rende facile da bere e una mineralità che ti accompagna a lungo. Di media corporatura.
Anche in questo vino si ha una bella sensazione di naturalità ma ne percepisco una minor complessità rispetto al bianco Primus. Vino ideale per un consumo quotidiano. Sarei curioso di assaggiarlo con i tipici canederli alla tirolese ma mi accontento di qualche fettina di pane nero con lo speck

Se passate in Val Pusteria:

Santerhof, Wilhelm Gasser, Via Pusteria 40, Rio di Pusteria (BZ) – sito web

Degustazione effettuata da Luca Gonzato, maggio 2020

Denominazioni nordeuropee

Sono 1605 i vini a Denominazione d’Origine Protetta in Europa. L’ultima DOP iscritta è del 19 novembre 2019, viene dall’Olanda, si chiama Ambt Delden, una località al centro della provincia di Overijssel, abbastanza vicina al confine con la Germania. Sono già 17 le Dop registrate dai Paesi Bassi, di cui una insieme al Belgio che a sua volta ne ha 10. Non immaginavo così tante denominazioni 🤔 “non è troppo a nord l’Olanda per la vite?”, “freddo e umidità non fanno marcire o non maturare abbastanza le uve?”, forse un tempo era così ma vedendo le varietà registrate capisco che si tratta di viti ‘resistenti’, non i soliti Cabernet, Merlot e Chardonnay. Queste ‘nuove’ varietà sono ormai conosciute con il nome PIWI, dal tedesco pilzwiderstandfähig (significa viti resistenti ai funghi, cioè le malattie fungine della vite). Vitigni ‘superbio’ che combinano la resistenza alle malattie con l’adattamento a climi più rigidi e alla capacità di generare uve e vini di qualità. I nomi delle varietà registrate nella DOP Ambt Delden sono: Regent, Pinotin, Johanniter, Souvignier Gris, Solaris. Guardando le Denominazioni registrate, l’Olanda non è l’unico paese che non mi aspettavo di trovare, la vite è coltivata ben più a nord, ci sono 5 DOP in Danimarca e 5 nel Regno Unito. È evidente che il cambiamento climatico sta cambiando anche la geografia del vino. Sarei curioso di assaggiare un vino Olandese e sfatare i miei preconcetti per poi trovarci qualcosa di sorprendente. Verrebbe da pensare che tutti questi vini del nord europa, che entrano in un mercato sempre più globale, portino via quote agli italiani, ma non è così. L’Italia si è confermata il più grande produttore di vino e siamo titolari del più alto numero di varietà autoctone (oltre 350). Varietà che sono un patrimonio enorme da far conoscere nel mondo. I vini nordeuropei, a mio parere, sono da vedersi come una naturale espansione delle zone vinicole e come un’opportunità in più, per il consumatore, di scoprire qualcosa di nuovo e diverso.

A questo LINK della Commissione Europea, puoi scoprire tutte le DOP registrate.

Luca Gonzato

Il futuro del vino è PIWI?

Parlando di vini, PIWI è una parola che per molti suonerà come nuova, ma sono certo che entrerà presto nel lessico comune dei consumatori. Arriva dal tedesco ‘pilzwiderstandfähig’ e significa ‘viti resistenti ai funghi’. Per funghi si intendono le malattie che possono colpire la vite e che necessitano interventi di tipo biologico, ad esempio di rame e zolfo o con prodotti di sintesi in ambito convenzionale. Nei PIWI non è necessario nessun trattamento, ci troviamo quindi di fronte a dei vini ‘super-bio’ dove il rispetto del suolo e la produzione di un vino completamente naturale sono al più alto livello raggiunto. Sono oltre vent’anni che si sperimentano incroci di varietà per ottenere piante in grado di resistere alle malattie e allo stesso tempo capaci di produrre uve di qualità adatte alla vinificazione. Mentre in altri paesi Europei questi vitigni sono ammessi alla produzione da tempo (anche perché resistono in zone dal clima più freddo ed a altitudini più elevate), in Italia sono ancora poche le varietà ammesse nel registro nazionale delle uve e le regioni si muovono autonomamente nel concedere la possibilità di produzione. Da una parte c’è una spinta all’innovazione e dall’altra uno spirito conservativo volto a proteggere le varietà tipiche. I vini da uve PIWI sono il massimo del ‘naturale’ ma hanno anche nel loro dna il massimo dell’innovazione, tutto è stato sperimentato e selezionato al fine di ottenere risultati ottimali, compreso l’utilizzo di lieviti selezionati. L’aspetto interessante per il consumatore è la possibilità di avvicinarsi ad una nuova tipologia di vini assolutamente sani e percepire profumi e sapori diversi da quelli finora conosciuti. 

Nell’ambito della manifestazione Vinissimo 2019 svoltasi a Biassono (MB) ho avuto la possibilità di assaggiare numerosi vini Piwi, in particolare segnalo la bontà dei prodotti della Cantina Nove Lune di Alessandro Sala situata a Cenate Sopra (BG). Alessandro è il punto di riferimento della zona, sia come Presidente dell’associazione Piwi Lombardia che come esperto conoscitore dell’argomento. I suoi vini sono lo specchio di una personalità poliedrica attenta all’innovazione e al cambiamento climatico.  Heh, è un vino frizzante col fondo, dalla varietà Piwi probabilmente più conosciuta, la Solaris. Ha sentori di frutta fresca come mela e pesca, fresco e leggero si fa bere con grandissima facilità. Un vino che che nelle calde giornate estive può tranquillamente sostituire la classica birretta rinfrescante. 310 è invece un bianco fermo composto dalle varietà Solaris 40%, Bronner 30% e Johanniter 30%, qui prevalgono note floreali di sambuco e biancospino e fruttate più intense. Rukh è un Orange wine, macerato ed affinato in anfora. Le varietà utilizzate sono Bronner 50% e Johanniter 50%. In questo vino fanno breccia i profumi di piccoli frutti di bosco e agrumati. L’ultimo assaggio è stato del vino passito Theia, ‘tanta roba’, davvero un caleidoscopio di profumi che vanno dall’albicocca ai frutti disidratati, il miele, l’incenso. Lunghissimo nella persistenza, si adatta sia ad accompagnare i dolci che ad esempio i formaggi erborinati. Io però ne consiglierei la degustazione da solo, possibilmente in compagnia di una persona che amate. Le varietà Piwi utilizzate in questo passito sono: Helios 40%, Solaris 40%, Bronner 20%.

Altra bella realtà è quella della cantina Ceste di Govone (CN), che oltre a produrre le tipiche varietà piemontesi ha impiantato mezzo ettaro di varietà Piwi da cui ottiene un grande vino che ricorda i migliori Riesling Renani. Il suo Ratio, da uve Bronner e Johanniter (incrocio di Riesling con altre varietà), è stato premiato agli International Piwi Wine Award con l’Oro nel 2018 e l’argento nel 2016. Grande freschezza e piacevolezza gustativa nel  2018, aromi di campo, pesca gialla. Nel 2016 si aggiungono i sentori tipici del Riesling in evoluzione a ricordare gli idrocarburi. Entrambi colpiscono per la grande eleganza che esprimono in bocca. Un vino dal rapporto qualità/prezzo eccellente. Interessante anche la vinificazione del Solaris in Spumante che ha fatto Filanda de Boron di Tiene di Trento (TN) nel loro Lauro extra dry. Una bella e ricca bollicina. Buono anche il loro bianco Dedit affinato in botti d’acacia dove le note di frutta gialla matura vanno a braccetto con i lievi sentori di acacia. Rotondo e di corpo conquista il cuore.

Non lo so se il futuro dei vini è PIWI, quello che so è che quelli assaggiati mi sono piaciuti molto e mi hanno conquistato con il loro corredo aromatico inedito e la grande eleganza che hanno saputo esprimere. Sono certo che sempre più popoleranno le nostre tavole.

Luca Gonzato