Dipende che Vino

Vi aspetta in Via Bonghi 12 Milano. Tram 3 e 15 - Bus 90/91 - Metro più vicina Romolo (più 10 minuti a piedi o Bus)

Molise 2023, appunti di viaggio e di vini

La mia prima volta in Molise, la regione italiana della quale ne viene scherzosamente messa in discussione l’esistenza. Con famiglia e amici abbiamo alloggiato in un residence sul lungomare di Termoli (mare fantastico). L’accordo era “vacanza di mare purchè in una regione non ancora visitata”.
Puntavo al Molise da tempo, anche per poter fare qualche capatina nelle cantine e approfondire le mie conoscenze sulla Tintilia.

Termoli, città vecchia

La Tintilia è il vitigno rappresentativo della regione, relativamente recente come varietà, è stata riscoperta negli anni ’90 e studiata dall’Università di Termoli che ne ha certificato l’unicità genomica. Successivamente registrata come varietà autoctona del Molise. È divenuta DOC nel 2011.
Oltre alla Tintilia, a bacca rossa ho trovato il Montepulciano, l’Aglianico e vitigni internazionali come Cabernet e Merlot.
La sorpresa è arrivata dai bianchi, la Falanghina qui in Molise si esprime con struttura e piacevolezza immediata. Altre varietà coltivate sono Trebbiano, Malvasia e Moscato Reale.

Ripalimosani

Agricola Vinica

La prima visita è stata in provincia di Campobasso, a Ripalimosani da Agricola Vinica. Ho spesso trovato i loro vini alle fiere e alle degustazioni in lombardia ed ero curioso di scoprire l’ubicazione di questa cantina. Per arrivarci, da Termoli si percorre la bella statale che attraversa le dolci colline e il lago di Guadialfiera. L’entroterra è spettacolare, si entra in una dimensione di tranquillità e pace assoluta.

Ad attendermi in sede c’è Sara, insieme percorriamo una sterrata tra i vigneti per arrivare alla cantina, dietro una curva c’è un coloratissimo fagiano che senza troppa fretta si sposta sul ciglio della strada. Spenta l’auto domina il silenzio. La brezza tra le colline è fresca, si sta bene. L’inverno qui fa freddo.

La pianta di Sorbo tra i vigneti

Sara mi mostra il Sorbo, quello citato sulle etichette della loro Tintilia. È un albero che sbuca tra i vigneti posti sulle “lame” collinari. Da qui la Tintilia “Lame del Sorbo”.

Vigneti Vinica


I roseti fioriti testimoniamo la perfetta salute del vigneto. In cantina domina l’acciaio, una scelta precisa per preservare l’aromaticità delle uve e l’espressione territoriale.
Siamo tra i 550 e i 750 m di altitudine. Gli ettari a vigneto di Vinica sono circa 30. Oltre alla Tintilia in Vinica coltivano anche Riesling e Sauvignon.


Angelo d’Uva

La cantina si trova nel comune di Larino in contrada Ricupo. Non avevo programmato la visita ma Erica, moglie di Angelo, è stata gentilissima ad accogliermi ed offrirmi la possibilità di fare una degustazione. Come vigneti hanno 15 ettari a circa 250m, il mare è a 20km.

Pensavo di non conoscere questa cantina consigliatami da un amico, ed invece il loro Lagena l’ho più volte assaggiato in quanto viene usato nei corsi AIS per rappresentare la Tintilia del Molise (ottima).

Vigneto Angelo d’Uva

Come rossi hanno anche il Montepulciano che ha un ruolo importante tra i vini prodotti. Ne ricavano un gustosissimo rosato e il loro rosso aziendale di punta, il “Console Vibio Riserva”, che ho avuto il piacere di degustare accompagnato da una tipica grigliata di carne nel ristorante della tenuta.

La visita a questa tenuta è stata particolarmente gradita in quanto Erica mi ha raccontato numerose cose sul Molise, le sue tradizioni e i piatti tipici. Mi è arrivato l’amore profondo che hanno per la loro terra. Se siete in zona passate da qui, c’è anche la possibilità di alloggiare.


Campo di Girasoli

Claudio Cipressi

Arrivare da Cipressi è stato tortuoso per via di una strada interrotta dai lavori ma è stata anche l’occasione per ammirare i numerosi campi di girasoli della zona di San Felice del Molise. Anche qui regna la pace. La struttura è davvero bella e curata in ogni dettaglio. Abbiamo prenotato una degustazione a pagamento che è stata accompagnata da alcuni salumi e formaggi tipici.

Vigneto 66 Claudio Cipressi

Prima però abbiamo fatto un giro nei vigneti, qui purtroppo abbiamo constatato come la Peronospora abbia fatto i suoi danni nei mesi precedenti dove le piogge sono state numerose.

La degustazione ha evidenziato l’alta qualità dei vini di Claudio Cipressi. In particolare la Falanghina ha mostrato complessità e corporatura. Le Tintilie, dal Settevigne al Macchiarossa e la 66 sono un percorso alla scoperta della varietà che nella sua trama speziata si sposta dal fragrante all’evoluto in legno.


Spero che questo breve post possa invogliare i lettori a scoprire questa bella regione vinicola.

Molise Wow Esiste!. L’ho visto scritto su una maglietta ed è molto meglio del claim che ne nega l’esistenza. Anche i vini del Molise sono Wow. Da tornarci ❤️

Centomani 2020, Podere Panta Rei

La temperatura scesa di un paio di gradi mi ha fatto venir voglia di stappare un rosso, un grande rosso.
Centomani arriva dalle colline Pisane, le uve sono di Sangiovese al 100%.
Al naso esprime complessità: more e ciliegie sotto spirito, cuoio, legno maturo, cioccolato, erbe officinali, note etere, canfora… sono tanti gli spunti olfattivi che offre.

Nel palato entra con eleganza, come una carezza sul velluto, l’acidità è viva ed equilibrata, lo lascia scorrere per poi lasciarsi sottomettere da sensazioni calde e avvolgenti. Ha il 14,5% di volume alcolico. Si percepisce il peso robusto sulla lingua. Quando arriva in fondo lascia aperte due strade, la prima indica un tannino gentile che vuole essere accompagnato da una pietanza adeguata, mentre la seconda prosegue in una persistenza aromatica di frutti rossi-neri macerati e fiori passiti.

La forza muscolare non è grezza ma bensì fine ed elegante. È un gran bel vino. La vinificazione è particolare, le uve sono diraspate a mano, l’uva rimane intatta e rilascia il succo poco a poco durante il processo di fermentazione. Affina due anni in tonneaux di rovere francese e un anno in bottiglia.

Centomani sono quelle che ti stringono in un caloroso abbraccio gustativo, raccontano di un vino fatto bene da Alberto bellini di Podere Panta Rei. Un vino rispettoso della natura e tanto tanto piacevole. Memorabile!

Chiaretto, Spumante Metodo Classico, Enrico Gentili

Un mesetto fa ho fatto visita a Enrico Gentili, titolare dell’omonima cantina e questo suo spumante ha catturato subito la mia attenzione. Le uve utilizzate sono le tipiche Corvinone, Corvina, Rondinella e Molinara. In uno spumante Metodo Classico non le avevo mai viste. Gentili è a Caprino Veronese nella zona del Bardolino, tra lago di Garda e Valpolicella.

Nel calice si mostra brillante, con una sfumatura rosata nel colore e tante tante bollicine che non vedevano l’ora di liberarsi. Portano all’olfatto dei piccoli frutti rossi di fragoline di bosco e lamponi, sentori di pasticceria secca e una nota di caramella al rabarbaro.
Le vigne sono condotte in regime biologico e le uve raccolte a mano. In cantina riposa sui lieviti per 20
mesi prima della sboccatura. In questo Chiaretto è avvenuta nel febbraio 2022. Non vengono aggiunti zuccheri, è un Dosaggio Zero.

L’assaggio è secco, asciutto, di corpo. Si percepisce subito la struttura data da uve importanti e l’eleganza di un Metodo Classico di livello superiore. Entra con una bella carbonica che lascia spazio a ricordi minerali salini e ad un sottile tannino. Nella progressione non concede sbavature ed arriva dritto e gustoso fino alla fine. Solo dopo, nella persistenza, la bocca diventa setosa e arrivano echi lontani di fragolina dolce e matura.

La curiosità era tanta, ed anche il timore che potesse rivelarsi un esperimento o poco più, invece è un gran bel Metodo Classico. Non diresti che sono le stesse uve dell’Amarone per intenderci, alla cieca avrei puntato lo sguardo più a ovest verso la Franciacorta per identificarlo.
Mi piace molto la persistenza aromatica, c’è complessità e pulizia. fanno capolino la fragolina, il rabarbaro, la pasticceria secca e persino un agrume di limone.

Il fatto di non averlo addizionato di zuccheri è stata la scelta migliore a mio avviso, c’è così tanta sostanza e dolcezza intrinseca che non serve altro se non la pazienza di aspettarlo nell’affinamento.
C’è lo stile di Enrico in questo spumante, finezza e precisione contraddistinguono questo Chiaretto così come gli altri suoi vini.
Valorizzare le uve e il territorio in modo diverso non era cosa semplice da realizzare ma questa scommessa Enrico l’ha vinta alla grande. È uno spumante che sorprende e conquista, assolutamente da provare.

Nativ-13, Leban

Qualche mese, a Nova Gorica (la parte Slovena di Gorizia), ho assaggiato un macerato che mi era piaciuto molto e così, al ritorno a casa, tramite il web ho trovato la cantina produttrice e fatto un ordine.
I vini sono arrivati e, come un bambino che riceve un nuovo giocattolo, ho aperto i cartoni e ho preso quello che aveva più anni, il Nativ-13 (è un’altro vino rispetto a quello già assaggiato in precedenza).

È un Orange wine (e non mi frega niente se è un termine che vi risulta antipatico e che sarebbe più corretto chiamarli bianchi macerati). Si presenta con un colore spettacolare che definire aranciato è il minimo. Limpido e cristallino che non diresti mai che è un non filtrato.
Il Nativ-13 ha fatto 6 MESI di macerazione in anfore d’argilla (Kvevri Georgiane) e 30 MESI di maturazione in botti di rovere.

I profumi sono deliziosi, puliti, di fiori e frutti essiccati, datteri. Senza il minimo difetto olfattivo.
L’ingresso in bocca è salino e abbastanza asciutto, tannico. C’è un ritorno agrumato d’arancia candita e spezie esotiche… curcuma, zafferano. Balsamico nel retronasale. Il tannino è ben composto, setoso. La complessità si espande a percezioni tattili fresche e avvolgenti. Gli aromi restano per minuti. Sfuma lasciando una memoria di piacevolezza e la bocca asciutta che vuole un nuovo assaggio.
L’uvaggio è 60% Chardonnay, 40% Rebula e Malvazija (Ribolla e Malvasia istriana).
Insieme regalano un vino elegante, armonico. Ne senti il respiro dell’anfora e la levigatura del tempo passato in legno. Bellissima evoluzione.
Lo Chardonnay mantiene il suo splendore aromatico. Ribolla e Malvasia lo sorreggono con corpo e mineralità salina oltre che nella loro maturazione aromatica. Il volume alcolico è al 12,5%.

Nativ-13 è un macerato che esce dalla bottiglia come il genio dalla lampada, sono passati 10 anni, ma lui è lì, sveglio e vivo, pronto ad esaudire i tuoi desideri gustativi con un’eleganza da maggiordomo.

La famiglia Leban ha vigne e cantina nella Valle del Vipava a Prvačina, frazione di Nova Gorica (Prevacina, Valle del Vipacco, vallata italiano/slovena). Come dice Borut Leban, il giovane enologo e titolare, “Il vino è creato dalla natura, noi lo rispettiamo e basta”, io aggiungo che per fare un Orange del genere ci vuole anche tanta attenzione e conoscenza.

Mi viene la pelle d’oca a pensare a certe espressioni improvvisate che ormai arrivano da tutta Italia e che sotto il cartello di “naturale” si mostrano scomposte, smaltate di vernice e per niente piacevoli…
Nativ-13 potrebbe essere considerato estremo per il suo percorso di vinificazione ed invece è maturato con stile ed ha tutte le caratteristiche per essere gradito sia dagli amanti degli Orange wine che dai neofiti del genere.

Bourgogne Pinot Noir 2021, Couvent Des Jacobins – Louis Jadot

Il Borgogna rosso Couvent des Jacobins è un Pinot Noir ottenuto dall’assemblaggio di vini selezionati provenienti da tutta la Côte d’Or – da Gevrey Chambertin a Maranges, nelle Hautes Côtes de Beaune e nelle Hautes Côtes de Nuits – ma anche dalla Saône et Loire nel sud (Mercurey, Givry.. .). Sono il risultato di una vinificazione tradizionale e un affinamento da 8 a 10 mesi in botti o in vasche d’acciaio inox prima di essere riuniti per l’imbottigliamento.

Alla vista si presenta sgargiante di un bel rosso rubino carico.

Olfatto, pulito, intenso e tipico del Pinot noir. Trovo un piccolo frutto rosso di bosco, la rosa rossa e una nota balsamica all’orizzonte.

All’assaggio si hanno sensazioni contrastanti. L’ingresso e quasi polveroso, terroso, in una percezione che porta poi ai sentori di sottobosco. Si scandiscono nel retrogusto i frutti rossi accompagnati da una sapidità minerale e da ricordi salmastri e balsamici che confermano l’olfatto. C’è complessità, su questo non c’è dubbio.

Ha corporatura che traspare in ogni piega che prende nel palato. Il volume alcolico è del 12,5%, pensavo fosse superiore perchè è un vino che scalda e avvolge.

Ha tante sfaccettature che si possono scoprire. Si trovano sfumature del passaggio in legno ma anche quella freschezza aromatica del ‘solo’ acciaio. Ogni Pinot noir che concorre lo fa aggiungendo qualcosa di particolare che poi come in un patchwork disegna qualcosa di unico.

Potrebbe essere una nota negativa questa del patchwork, come dire, facciamone uno con un po’ di questo e di quello ed invece gli conferisce una personalità che lo differenzia.

Equilibrio e persistenza sono notevoli. Rimane questa sensazione minerale salina associata al frutto che chiama l’abbinamento ad un cibo succulento. Forse pecca un pochino in eleganza ma se paragonato a tanti altri Pinot neri italici questo è di gran lunga meglio.

Guardando il sito di questa cantina ho notato la vastissima produzione ed ora vorrei proprio salire di livello, questo può essere ritenuto un approccio alla cantina, si parte davvero bene.

Translate »