Categoria: merlot

Casa e Chiesa 2018, Tenuta Lenzini

Questo vino mi ha evocato atmosfere country e ballate al chiar di luna con le file di lampadine colorate tirate da un albero all’altro. Ripensavo ai jeans, l’intramontabile tessuto reso famoso dalla Levi’s e a come sia stato interpretato in modo diverso negli anni rendendolo sempre attuale. Così come il Merlot, intramontabile vitigno che riesce a fondersi in un terroir dando sempre un risultato diverso. 

Tenuta Lenzini di Gragnano (LU), ne trae un Merlot dal carattere sincero e diretto. Profuma di sottobosco e cuoio, di terra e sudore. È una festa, qualcuno fuma un sigaro al tavolo accanto e l’aroma dolce si sposa con il frutto di marasca. Succoso e con una bella nota balsamica che accompagna il sorso. Suonano i Mumford & Sons con I Will Wait, buona la persistenza e docile il tannino. Beverino e fresco da far pensare alla leggerezza e invece ha il 14,5% di volume alcolico. Caldo sì, ma quello bello che ti trascina nel ballo. Bel finale di sorrisi appagati e sudore. Manca solo la possibilità di far festa veramente tra amici, mi accontento di un brindisi a distanza in questo periodo morigerato tutto Casa e… Enoteca. Alla Salute amici winelover!

Aria di Caiarossa 2015

Succede di stappare bottiglie difettate, non faccio nomi, poi per non rischiare si sceglie una bottiglia di qualità dove il rischio si abbassa notevolmente. E finalmente si gusta un ottimo vino, l’Aria di Caiarossa 2015.

È un blend di Cabernet Franc, Merlot, Syrah e Cabernet Sauvignon. dagli aromi di more, mirtilli e sottobosco, con note di affinamento in legno e sentori balsamici. I tannini sono ben integrati e si accoppiano alla morbidezza alcolica del 14%. Bella lunghezza e perfetto con con le costine alla brace con cui l’ho degustato. Gran vino da viticoltura biodinamica, fermentato con lieviti indigeni ed affinato 14 mesi tra barrique e tonneau per poi passare 6 mesi in cemento prima dell‘imbottigliamento. 

Caiarossa è a Riparbella, in Val di Cecina, a metà strada tra Volterra e Pisa. 

I festeggiamenti iniziano oggi. Buona festa della Repubblica!

Luca Gonzato

Domenica di quiete a Milano, è passata una lepre.

Mentre la osservo sento profumi di more, di frutti di bosco in confettura, peperone, china, rabarbaro. Ha il pelo morbido e liscio, è giovane e si muove con agilità, si sente che arriva dalle montagne. Difficile capire perchè in città, ma si sa che in questo periodo di chiusura tanti animali si sono avvicinati alle zone abitate. Penso piuttosto che sia fuggita da qualche vineria della Darsena che ora pullula di cacciatori in divisa blu, immagino la paura. Ha lasciato una scia fruttata che faceva coppia amorevolmente con i sentori d’affinamento, penso a vaniglia e liquirizia. Trasmette calma osservarla. Una calma indotta appena deglutito il primo sorso, pensi che devi prenderti il tempo giusto, che le sfumature contano e ad ogni sorso ne percepisci di nuove. In etichetta la giovane lepre di Albrecht Dürer, simbolo di naturalità, avvalora anche la mia tesi sulla calma. È ferma, a riposo, con le orecchie alzate e il naso attento. Passano tanti profumi e se la metti in tavola, allora sì, si mette a correre e sfodera le sue doti di abbinamento. Zampe potenti per piatti importanti, brasati, selvaggina. Gran bella lepre, quella del 2015. Me la guardo ancora, con calma, finché resta.

Faye rosso di Pojer e Sandri, Faedo (TN). Blend di Cabernet Sauvignon 50%, Cabernet Franc, Merlot e Lagrein per l’altro 50%.

Luca Gonzato

Chateau Latour a Pomerol 1993

La sorpresa di Pasqua è stata quella di poter degustare un vino con 27 anni sulle spalle. Una riserva speciale, da uno dei luoghi mitici per i winelover, Pomerol. Subito viene in mente Petrus ed infatti è sempre J.P. Moueix a gestire la produzione di Chateau Latour a Pomerol (proprietà del Foyer de Charité de Chateauneuf de Galaure). L’uvaggio è di Merlot 90% e Cabernet Franc 10%,  1993 l’annata. Alla stappatura, tolta la capsula, il tappo è risultato integro seppur intriso di vino e ammorbidito. Il colore è granato con una bella consistenza cromatica e riflessi rubini. È limpido e luminoso. Il profumo è complesso, fine, balsamico con piccoli frutti rossi in confettura, cacao amaro, tabacco. Il sorso è ancora fresco nell’acidità, si ritrovano gli aromi fruttati e un retrogusto mentolato. Il tannino è magnificamente integrato. È l’equilibrio e l’eleganza a rendere speciale questo vino. Mi sarei aspettato un corpo più robusto ed invece è ancora dinamico e vitale. Maturo e in forma come quei vecchietti che corrono le maratone. Avrebbe potuto tranquillamente raggiungere il traguardo dei 30 anni. Non è un caso questa longevità, è il Terroir, nel suo significato più esteso. Pomerol, ‘ça va sans dire’.

Argentiera 2012, l’oro in bocca

Il vino perfetto per accompagnare la decompressione lavorativa settimanale e per ricordarti che gusto ha un vino di qualità eccellente.

Tenuta Argentiera 2012, Bolgheri Doc Superiore.

La denominazione di Bolgheri, in provincia di Livorno (Toscana), è una tra le più famose al mondo. Qui prendono vita i vini che negli States chiamano Supertuscan e che fanno del loro uvaggio bordolese (Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot), la loro essenza.

Tenuta Argentiera si trova a pochi chilometri dal mare, nel comune di Donoratico, nell’alta Maremma. Il mare lo si può vedere e soprattutto sentirne la brezza, dalle vigne da cui provengono le uve di questo vino, poste a 180/200 m/slm. L’esposizione dei filari è a sud-ovest, i terreni hanno componenti argillose con galestro e scisti, con zone più calcaree e sassose e sabbia nelle parti più basse. Come dire un poker d’assi per raccogliere uve vigorose ricche di polifenoli.

L’annata di questo Bolgheri è la 2012. L’uvaggio è di Cabernet Sauvignon 40%, Merlot 40% e Cabernet Franc 20%. Come vinificazione ha fatto una macerazione e fermentazione delle uve di quasi un mese, a cui è seguito un affinamento in barrique francesi di un anno e mezzo e in bottiglia sino ad oggi.

Guardando i premi e i punteggi ricevuti dalle più famose testate specializzate ho quasi il timore a far girare il cavatappi. Scherzo, vorrei avere tutti i giorni bottiglie del genere da aprire!

Benvenuto. Ha un colore rosso sanguigno scuro, impenetrabile. La consistenza lo fa muovere lento e pesante nel calice. I profumi portano subito alla macchia mediterranea, alle bacche rosse macerate di ciliegie e mirtilli. Basta muoverlo un pochino per scatenare sentori terziari di cuoio, sottobosco e spezie come la noce moscata e il pepe nero. Lentamente si apre regalando tante sfumature ed in particolare una nota mentolata elegante, morbida ed integrata. 

È in bocca che a mio avviso mostra tutta la sua stoffa e si distingue da altri buoni vini che però non arrivano a questo livello. A fare la differenza (davvero evidente) è l’armonia generale, la piacevolezza che trasmette. Una sensazione vellutata nel palato, con una progressione aromatica che sfocia in un arcobaleno di aromi, sostenuta da un’acidità equilibrata e tannini adorabili per come riescono a stare in disparte pur mostrando la loro presenza. Il finale aromatico si allunga su sentori di cacao che sfumano insieme a ricordi di piccoli frutti rossi sotto spirito. La bocca si scalda e asciuga (il volume alcolico è del 14,5%), viene voglia di un’altro sorso, fresco all’inizio e via via più morbido. 

Gli otto anni restituiscono un vino ancora vivo che può tranquillamente raggiungere il decennio e più. Memorabile.

Luca Gonzato

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