Nero d’Avola “at home”

Benvenuto alla primavera con il primo barbecue della stagione accompagnato dal Nero d’Avola di Barraco, annata 2015. Gran vino siciliano che nella espressione di Barraco conquista il palato con grande piacevolezza. Il mio quartiere, a Milano, è in silenzio, sento lo sfrigolare della carne sulla griglia. Rigiro le costine e penso al nuovo decreto, altre preoccupazioni, incertezza sul futuro. C’è bisogno di positività, gli affetti e ciò che ci gratifica. Faccio finta sia tutto normale. Barbecue e vino. Belli quei sentori ‘foxy’ che accompagnano con eleganza gli aromi di ciliegia e fragola matura di questo Nero d’Avola. Un vino che si attesta sul 14% di volume alcolico ma che si lascia bere come se ne avesse il 12%. Il finale dolce e la giusta componente tannica ben si adattano ad accompagnare il retrogusto amarognolo delle carni grigliate. 

Lo so che ci sono persone sofferenti e tanti medici e sanitari occupati h24 per l’emergenza, ed è a loro che rivolgo il mio pensiero e ringraziamento, aldilà di questo post sul vino che è solo un momento di divagazione dalla situazione. A loro il mio sincero ‘salute’, come buon augurio per il futuro.

Luca Gonzato

@barraco #nerodavola #restiamoacasa #cerchiamoilpositivodellasituazione #grazieaisanitari #unbrindisipervoi 

Il Faro e lo sguardo da lontano

Milano in tempi di pandemia

Faccio cose al computer, non vedo gente, il chiasso dei bambini in casa e il silenzio fuori, tutto assume una patina surreale. Mi aspetto che da un momento all’altro suoni un gong che ci risvegli tutti da questo sogno non voluto… in parte è già così, alle 18 scatta l’ora ‘social’ con musica diffusa a ricordarci che non siamo soli. Li vedo da lontano gli altri, sui balconi, e mi pare di vedere il mio stesso sguardo. Sorridiamo e ci sentiamo meno soli. Giorni di apprensione ma anche l’occasione per stare più tempo in famiglia e dedicarsi a quelle passioni che possiamo svolgere a casa. Una di queste è ovviamente il vino. Cerco di approfondire le mie conoscenze vinicole e scoprire quelle denominazioni che non conosco. Una di queste è la DOC Faro, nel Messinese. Ho il ricordo di quella zona, per esserci passato, ma purtroppo non avevo avuto l’occasione di assaggiare i frutti di quelle colline che guardavano il mare.

Il Faro 2016 nel calice è prodotto in modo naturale dalla cantina Bonavita di Faro Superiore, le uve sono quelle tipiche della zona, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Nocera. La vinificazione consiste in una lunga macerazione che può arrivare fino ai due mesi, seguiti da un affinamento di due anni in botte grande e acciaio. 

I profumi sono quelli della ciliegia sotto spirito, l’amarena, le erbe aromatiche selvatiche con qualcosa a metà strada tra salmastro e salamoia. Sono numerose le sensazioni olfattive, mi arriva anche il ricordo di latte di mandorla, le caramelle Rossana. In bocca è succoso ed elegante, la progressione va dai piccoli frutti rossi al mentolato. Il volume alcolico non esagerato (12,5%) e l’agilità intrinseca del sorso ne fanno un vino di grande piacevolezza. Soddisfa sia il palato che la ricerca di complessità e identità. I tannini sono vellutati e per niente invasivi. Tutto è in equilibrio e naturalmente integrato.

Un piacere assaggiare vini come questo, anche se il clima intorno è di preoccupazione. Andrà tutto bene ci diciamo, sì andrà tutto bene e un giorno attraverserò l’Italia e lo stretto di Messina per rivedere quelle colline ed assaggiare il Faro, lì dove si fa, con la brezza di mare e tante persone sorridenti intorno.

Luca Gonzato