Barbacarlo 2020

I racconti sui vini di Lino Maga mi avevano convinto ad acquistare alcune bottiglie di Barbacarlo per l’enoteca, aspettavo l’occasione di aprirne una ed è arrivata nell’ambito di una serata che ho organizzato con una coppia di clienti ai quali avevo inizialmente proposto la degustazione di 4 vini dell’Oltrepò prodotti da Pietro Torti di Montecalvo Versiggia, tutti in purezza e vinificati in acciaio: Uva Rara, Croatina, Pinot Nero e Barbera. Vini che hanno evidenziato le differenze varietali e che hanno suscitato la curiosità di stappare il Barbacarlo che è fatto da Uva Rara, Croatina e Vespolina.

Barbacarlo è una collina di 4 ettari nel comune di Broni, di proprietà della famiglia Maga da generazioni, qui i suoli sono di tufo e ghiaia, molto diversi da quelli di Torti che sono limosi e argillosi. Lino Maga è purtroppo scomparso a 90 anni nel gennaio del 2022, ora è il figlio Giuseppe a portare avanti la storia di questa cantina fondata nel 1896. Furono gli antenati dei Maga a dare il nome Barbacarlo al vigneto e alla collina, in memoria dello zio Carlo (Barbacarlo in dialetto Pavese).

Giuseppe continua a coltivare queste viti centenarie nel massimo rispetto, senza uso di concimi chimici e diserbanti, aiutato solo da un po’ di zolfo e dall’esperienza contadina.

Per la vinificazione del Barbacarlo le uve vengono raccolte manualmente ed il mosto messo in vecchie botti di rovere dove, senza controllo della temperatura, parte una fermentazione spontanea con lieviti indigeni della durata di 7-9 giorni, poi affina per circa sei mesi sulle fecce fini e successivamente viene imbottigliato.

Degustazione

L’aspettativa è alta, almeno quanto quella di esserne deluso. Solitamente sono critico verso i vini molto conosciuti e molti cari ma in questo caso la fama è circoscritta a una popolazione di amanti del vino abbastanza ristretta ed esperta, o perlomeno così mi sembra. In fondo per una cifra di poco sotto i 100 euro il cliente medio è più propenso ad acquistare un Barolo o un Brunello piuttosto che un vino dell’Oltrepò fatto con uve che molti nemmeno conoscono.

Metterci il naso sopra ha aperto un portale e ribaltato tutto ciò che era arrivato prima con gli assaggi di Uva Rara e Croatina in purezza. Nel Barbacarlo è subito complessità e armonia. Piccoli frutti rossi e neri arrivano accompagnati da note balsamiche d’erbe aromatiche e spezie dosate, sfumano ricordi vinosi di cantina, di vecchi legni e di terra lavorata.

Ci guardiamo e sorridiamo, la sorpresa è tanta, godiamo a rimetterci il naso sopra finché ci arrendiamo alla voglia di assaggiarlo, un impulso quasi erotico per il godimento del palato. Ed è così, la sensazione tattile è di tannini setosi, di una bella acidità che fa vibrare le papille gustative mentre si espande in bocca con equilibrio ed una morbidezza alcolica che abbraccia (15% Vol.). Il retrogusto conferma l’olfatto lasciandosi poi sfumare molto lentamente. Vini come questo danno propriamente il senso al termine di armonia.

Senza girarci intorno dico che quello che ho assaggiato è un vino straordinario. C’era anche il rischio che fosse mosso, ogni annata è diversa e viene indicata la possibilità  di una ripresa fermentativa in bottiglia.

Per fortuna nella 2020 non è successo e lo si è visto appena versato nel calice più ampio che avevo disponibile. Col senno di poi mi sono anche convinto che potrebbe essere molto buono anche in versione leggermente frizzante.

Barbacarlo è un vino dalla personalità spiccata, diverso da tutti gli altri e per questo unico. Merita sicuramente d’essere provato, probabilmente in qualunque annata disponibile. La 2020 assaggiata è stata eccellente e si è fatta bere con facilità, ora vorrei trovare il coraggio di prendere una delle due bottiglie rimaste e dimenticarla in cantina almeno fino al 2030 per assaggiarla dopo un decennio. La 2020 è stata una delle ultime annate di Lino, peccato non averlo conosciuto ed aver atteso così tanto nell’assaggiare questo vino. Bisogna che organizzi una gita a Broni.