Il Grande Cannonau

Il Grande Cannonau, ieri sera si è presentato in 7 fantastiche versioni. A guidare la degustazione e la conoscenza dei diversi terroir, il mitico Pres. Onav Vito Intini.

1. Tenores 2015 Tenute Dettori, un cannonau atipico dal nord della Sardegna, Sennori (SS). Qualcuno ha borbottato per i sentori potenti e non proprio finissimi. Dal canto mio, che invece già conoscevo questa cantina e il suo stile naturale/biodinamico, l’ho apprezzato e riassaggiato più volte durante la serata riscontrandone una continua evoluzione ed apertura. Si discosta totalmente dagli altri e se avete voglia di un cannonau di grande impatto questo fa per voi. Frutta macerata, prugna, liquirizia nera e note balsamiche a vagonate (~35€).

2. Irilai 2014, Nepente di Oliena Classico della Cantina sociale di Oliena. Eleganza e compostezza, note terrose e ferrose. Ventaglio aromatico ricco di spunti, dalla rosa appassita al frutto di ciliegia e alle spezie dolci. 2 anni in botte grande. (~15€).

3. Pro Vois, Nepente di Oliena Riserva 2010, cantina Fratelli Puddu. Passa in barrique francesi per un anno. Uno degli assaggi che ho più apprezzato, la barrique è usata con capacità e regala al vino una bella armonia e rotondità. Olfatto elegante, grafite, erbe aromatiche, macchia mediterranea (~30€).

4. Mamuthone 2016, Giuseppe Sedilesu. Probabilmente l’etichetta che in questi anni ha fatto conoscere il cannonau nel mondo. Ricco e persistente con le sue note di frutta rossa macerata. Fine ed equilibrato. Belle sensazioni minerali e sapidità. Da Momoiada, dove i terreni sono con prevalenza di sabbie da granito rosa (~15€).

5. Ballu Tundu, Riserva 2014, Giuseppe Sedilesu. Da vigne centenarie a piede franco. Grande cannonau nel podio della serata. Sentori di marmellate, grafite, petalo di rosa, cacao…  armonico, elegante, tanta roba. Solo 8000 bottiglie prodotte. (~28€).

6. Barrosu Riserva Franzisca 2016, Giovanni Montisci. Premetto che avevo qualche pregiudizio su questo cannonau rinomato tra i ‘winelover’, sarà che ne ho tanto sentito parlare e alla fine, anche per il costo, ne sono sempre stato alla larga preferendo altre etichette. Oggi però mi cospargo il capo e dico che è uno spettacolo. Di quei vini che ti trasportano lontano con l’immaginazione. È l’insieme, l’armonia, il carattere, più dei singoli sentori di rosa, cipria, macchia mediterranea ecc.. mi ha persino ricordato un’altro vino eccellente, il Kupra di Oasi degli Angeli… sarà che in fondo il vitigno Bordò è un parente del Cannonau. Se scovate una bottiglia di riserva Franzisca non fatevela scappare, vino eccellente, top della serata (~65€).

7. Châteauneuf du Pape Lieu Dit Pignan 2016, Pierre Henri Morel. Un Grenache 100% (il nome francese del vitigno cannonau). La differenza con i nostri cannonau è enorme, più colore, più corpo…  no vabbé lasciamo perdere che questo è un’altro pianeta. Comunque buono, anche troppo (~40€) .

Grazie Onav

Luca Gonzato

Châteauneuf du Pape

L’ultima tappa del mio Wine Summer Tour 2019 è nella Valle del Rodano, poco sopra Avignone, in un comune il cui solo nome evoca grandi vini, Châteauneuf du Pape. Regno del vitigno Grenache (da noi lo chiameremmo Cannonau, in Spagna Garnaccia), che insieme ad altre varietà dà origine a vini di grande personalità.

La cittadina, con il suo castello, è stata residenza estiva dei Papi di Avignone. Del Castello, che si trova in cima alla collina, ne è rimasta intatta solo una facciata. Da lì si può vedere il Rodano che scorre placido nella vallata, a nord il panorama è una distesa di vigneti.

Salendo al Castello si può visitare la bella cantina sotterranea di Verger Des Papes, oltre 200mq scavati nella roccia e una cinquantina di etichette di varie annate che si possono acquistare. In uno degli anfratti c’è una piccola saletta con gabbie metalliche, etichettate con i nomi dei proprietari, in cui sono custodite bottiglie d’epoca. La visita è gratuita.

Il paese si percorre facilmente a piedi, c’è solo l’imbarazzo della scelta sulla cantina dove fermarsi a degustare. All’ufficio del turismo è disponibile una mappa dei vignerons, sia in paese che in tutta l’area della denominazione.

In visita alla cantina Moulin-Tacussel ho degustato come primo vino uno Châteauneuf du Pape Blanc 2018 composto da Grenache blanc 40%, Roussanne 30%, Clairette 10%, Bourbulenc 10%, Picpoul 5% e Picardan 5%. Vinificato in acciaio. Un bianco prodotto in sole 1500 bottiglie che faccio fatica a decifrare in quanto ero già settato per assaggiare i rossi e questo è stato una sorpresa. Una bella sorpresa, visto che mi è piaciuto per la complessità aromatica. Mi ha ricordato un viticoltore del Collio che raccontava della tradizione di vinificare insieme le uve bianche delle proprie vigne nelle quantità che avevano disponibili. Il secondo vino è un Châteauneuf du Pape rosso del 2015, l’uvaggio è di Grenache noir 70%, Mourveèdre 10%, Syrah 10% e il restante suddiviso tra Cinsault, Counoise, Muscardin e Vaccarèse. Vino affinato in barrique seminuove. Un rosso importante con ancora belle note fragranti e note di tostatura. Il terzo vino è l’Hommage à Henry Tacussel, lo Châteauneuf du Pape dedicato al fondatore, è un Grenache al 100% dalle vigne storiche nelle migliori parcelle. Armonico e completo, affina in barrique per un anno. Un gran vino di cui riparlerò in un prossimo articolo dedicato.

La seconda fermata d’assaggio l’ho fatta in una piccola Cave sulla strada principale. Nel calice un Lacoste-Trintignant, Cuvée des Jeune Filles 2016, Grenache 100%, molto intenso nella parte aromatica e di gran corpo, forse pecca un pochino in finezza. Per la cifra a cui viene venduto (oltre 60€) mi aspettavo qualcosa di più armonico. L’altro vino, la Reserve Cardinalys era invece eccellente, però guardando il listino ho notato che costava oltre 90€. A quel punto ho guardato meglio e nessuno dei vini era venduto sotto i 50€. Di solito acquisto almeno una bottiglia se faccio una degustazione gratuita ma in questo caso ho preferito alzarmi, ringraziare e uscire.

Poi, per grazia, sono finito al punto vendita del Domaine Père Caboche. Qui ho trovato una gentilissima signora che mi ha fatto conoscere i loro vini partendo da uno Châteauneuf du Pape rosso nelle annate 2016 e 2017 con uvaggio di Grenache 70%, Syrah 15% e Mourvèdre 5%. Aromi di frutti di bosco, spezie e un tannino integrato. Bel vino che ho preferito nell’annata 2017. Anche per l’altro vino propostomi, nelle annate ’16 e ’17, lo Châteauneuf du Pape Elisabeth Chambellan, ho preferito il 2017. In questo secondo, l’uvaggio è diverso, 13 i vitigni usati. La parte del leone la fa ovviamente la Grenache con l’88%, poi un 10% di Syrah e infine gli altri (Mourvèdre, Cinsault, Clairette, Vaccarèse, Bourboulenc, Roussanne, Grenache Blanc, Counoise, Muscardin, Grenache gris e Terret noir). Un vino generoso, con sentori di confettura e fiori passiti, toni di cuoio e legni pregiati. Profondo, lungo. In questa cantina ho potuto acquistare un paio di bottiglie a cifre ragionevoli sui 25/30€.

In conclusione, Châteauneuf du Pape vale una sosta sia per la visita al castello da cui si può godere del panorama, sia per qualche assaggio e acquisto. Avendo più tempo sarebbe sicuramente interessante visitare e degustare nelle cantine fuori dal centro abitato e poi spostarsi verso nord seguendo il corso del Rodano. Ci vorrebbe una vacanza intera solo per questa zona e non mezza giornata come è successo a me.

Luca Gonzato

Languedoc-Roussillon: il Minervois

Nel Minervois, zona vinicola (Aoc-Aop) del Languedoc-Roussillon, la regione a sud della Francia che arriva fino alla Spagna. Il Minervois, posto ad una cinquantina di chilometri dal mare, fa parte del dipartimento dell’Aude (fiume che l’attraversa).

Il Canal du Midi a Homps

A poca distanza dall’Aude, passa il ‘Canal du Midi’ (patrimonio mondiale Unesco), che è anche chiamato ‘Canal des Deux Mers’ (canale dei due mari) perché collega l’Atlantico al Mediteraneo. Nella prima parte il collegamento è attraverso il fiume Garonne e da Tolosa al Mediterraneo con il Canal du Midi.

I terreni del Minervoise sono di ciottoli, arenarie, scisti o calcari alternati a marna calcarea e arenaria. A nord-ovest, vicino a Caunes-Minervois, sono presenti vene di scisto e di marmo rosa. Il clima è mediterraneo con influenze oceaniche e inverni freddi. Le estati sono calde e con frequenti giornate ventose. I vini di questa denominazione sono tipicamente da uve di Syrah, Grenache e Carignan ma si può trovare anche del Mourvèdre, Cinsault, Terret, Aspiran e Piquepoul. Nei bianchi Marsanne, Roussanne, Maccabeu, Bourboulenc, Clairette, Grenache Blanc, Vermentino, Picpoul e Muscat petits grains.

Dei bianchi ho assaggiato uno Château de Ventenac, Minervois. Annata 2018, blend di Marsanne, Borboulenc e Muscat petits grains. In sottofondo ci sono le note floreali tipiche del moscato, ma in bocca, nei sentori retronasali, prevale un frutto estivo, il melone in particolare (sull’etichettta si parla di albicocca). È abbastanza leggero e di facile beva. Ideale con pesci grassi ma anche con le ‘mules’ (cozze) che qui si trovano dappertutto. 

Allo Château Vergel Authenac di Ginestas, piccola cantina dove alloggio in questo tour estivo della Francia, ho assaggiato un bianco e un rosso. La dimora conta solo su sei ettari vitati dati in gestione ma il proprietario che ha acquistato il podere circa otto anni fa, mi racconta che erano 250 gli ettari. La dimora è per buona parte dismessa e in attesa di ristrutturazione ma lascia intravedere un passato glorioso. Le premesse non sono granché ma assaggiando i vini capisco che queste poche vigne mantenute producono ancora qualcosa di speciale. Entrambi vengono vinificati in acciaio e poi imbottigliati. Il rosé è ottenuto da una breve macerazione di uve Grenache. Fresco e con un bel frutto rosso che ricorda la fragola. Il rosso è un Syrah 50%, Grenache 30% e Carignan 20%. Anche qui prevale la fragranza del frutto ma si può sentire del floreale di rosa e note di pepe bianco e note di tostatura, cacao e liquirizia. Armonico nel complesso, chiederebbe una ‘viande’ d’accompagnamento.

Nella cittadina di Homps, è presente la Maison du Vin e numerosi punti vendita dove si può acquistare vino, ci passa il Canal du Midi ed è meta turistica con il suo porticciolo dove attraccano i battelli in navigazione tra i due mari. Arrivando da Ginestas ci si inoltra verso nord, nell’entroterra, il paesaggio collinare è quasi completamente a vigneti.

Alla Maison du Port en Minervois, ogni giorno di questo periodo vacanziero (agosto), viene messa in degustazione una diversa cantina delle circa 50 presenti. Io ho trovato Château d’Agel e degustato i loro rossi. I primi due affinati in vasche di cemento e il terzo in barrique. Mi piacciono sempre i vini passati in cemento o anfora, mantengono i frutti freschi e regalano sensazioni minerali e di ampiezza gustativa. Questi sono vini da mettere in tavola ogni giorno, non troppo impegnativi ma molto piacevoli. Discorso diverso per ‘In Extremis 2014’, blend di Syrah 60% e Grenache 40%. Vino ottenuto dalle parcelle migliori, è grande, morbido ed armonico, dai frutti neri a note floreali di viola fino alle note del legno che lo rendono ampio. Un rosso per le grandi occasioni.

Sono poi stato, sempre ad Homps, nel punto vendita di Chateau Fauzan, azienda con 50 ettari, posta su un plateau argillo/calcareo a 350m slm, nel dipartimento dell’Aude e Hérault. Qui la degustazione è stata di tutta la linea di vini che producono. Come alla maison du Port ho trovato tanta gentilezza e disponibilità. Marie ha messo in fila le bottiglie e una dopo l’altra me le ha presentate.

Tutti ottimi vini ma a sorprendermi sono stati lo Chardonnay Bonelli 2016, elevato in barrique per 18 mesi. Gusto fresco, rotondo in bocca, lunghissimo. Non è un vitigno tipico della zona ma il risultato che ne hanno ottenuto è fantastico. Tra i migliori ‘bianchi’ assaggiati in questo tour. Poi il “La Balme 2014”, un Syrah 100%, affinato 18 mesi in legno, molto equilibrato con aromi di mora, pepe nero e cuoio. E il terzo, altro vitigno non proprio tipico della zona, un Pinot noir. Qui ci ritrovo tutta la finezza e l’eleganza che contraddistinguono questo vitigno. Sono davvero felice di portarmelo a casa e degustarlo prossimamente, con tutta la calma e la quantità necessaria (stay tuned).

Il mio passaggio nel Minervoise si conclude in un ristorante a La Somail, sul Canal du Midi. Per accompagnare la cena ho scelto un rosso, biologico, 2018, del Domaine des Maels. Assemblaggio di Grenache 33%, Carignan 33%, Syrah 33 %. Un vino ‘tosto’, con un volume alcolico del 14%. Frutti rossi polposi e note di affinamento di cacao, legni, liquirizia. Bel vino anche questo, robusto.

Non credevo di trovare dei rossi così ‘corposi’ nel Languedoc ed invece a contraddistinguerli è proprio la potenza che raggiungono. I suoli e il caldo estivo, che ho potuto sentire di persona, insieme alla vicinanza del mare e dei fiumi, fanno maturare le uve con molti zuccheri che poi si trasformano in un notevole volume alcolico. Questa Regione è un puzzle di terroir tutti da scoprire. Bello vedere le analogie tra questo territorio e quello della Sardegna dove si trovano due vitigni uguali ma dal nome diverso, il Cannonau (corrisponde alla Grenache), e il Carignano (Carignan).

Carcassonne

Nel Minervoise, a differenza di altre zone più rinomate, si possono trovare dei buonissimi vini a buon prezzo. Se avessi un’enoteca verrei sicuramente qui per un mese a selezionare i migliori. Altro motivo per visitare la zona è la cittadina di Carcassonne con la sua splendida città/fortezza medievale.

Luca Gonzato