Denominazioni nordeuropee

Sono 1605 i vini a Denominazione d’Origine Protetta in Europa. L’ultima DOP iscritta è del 19 novembre 2019, viene dall’Olanda, si chiama Ambt Delden, una località al centro della provincia di Overijssel, abbastanza vicina al confine con la Germania. Sono già 17 le Dop registrate dai Paesi Bassi, di cui una insieme al Belgio che a sua volta ne ha 10. Non immaginavo così tante denominazioni 🤔 “non è troppo a nord l’Olanda per la vite?”, “freddo e umidità non fanno marcire o non maturare abbastanza le uve?”, forse un tempo era così ma vedendo le varietà registrate capisco che si tratta di viti ‘resistenti’, non i soliti Cabernet, Merlot e Chardonnay. Queste ‘nuove’ varietà sono ormai conosciute con il nome PIWI, dal tedesco pilzwiderstandfähig (significa viti resistenti ai funghi, cioè le malattie fungine della vite). Vitigni ‘superbio’ che combinano la resistenza alle malattie con l’adattamento a climi più rigidi e alla capacità di generare uve e vini di qualità. I nomi delle varietà registrate nella DOP Ambt Delden sono: Regent, Pinotin, Johanniter, Souvignier Gris, Solaris. Guardando le Denominazioni registrate, l’Olanda non è l’unico paese che non mi aspettavo di trovare, la vite è coltivata ben più a nord, ci sono 5 DOP in Danimarca e 5 nel Regno Unito. È evidente che il cambiamento climatico sta cambiando anche la geografia del vino. Sarei curioso di assaggiare un vino Olandese e sfatare i miei preconcetti per poi trovarci qualcosa di sorprendente. Verrebbe da pensare che tutti questi vini del nord europa, che entrano in un mercato sempre più globale, portino via quote agli italiani, ma non è così. L’Italia si è confermata il più grande produttore di vino e siamo titolari del più alto numero di varietà autoctone (oltre 350). Varietà che sono un patrimonio enorme da far conoscere nel mondo. I vini nordeuropei, a mio parere, sono da vedersi come una naturale espansione delle zone vinicole e come un’opportunità in più, per il consumatore, di scoprire qualcosa di nuovo e diverso.

A questo LINK della Commissione Europea, puoi scoprire tutte le DOP registrate.

Luca Gonzato

Il futuro del vino è PIWI?

Parlando di vini, PIWI è una parola che per molti suonerà come nuova, ma sono certo che entrerà presto nel lessico comune dei consumatori. Arriva dal tedesco ‘pilzwiderstandfähig’ e significa ‘viti resistenti ai funghi’. Per funghi si intendono le malattie che possono colpire la vite e che necessitano interventi di tipo biologico, ad esempio di rame e zolfo o con prodotti di sintesi in ambito convenzionale. Nei PIWI non è necessario nessun trattamento, ci troviamo quindi di fronte a dei vini ‘super-bio’ dove il rispetto del suolo e la produzione di un vino completamente naturale sono al più alto livello raggiunto. Sono oltre vent’anni che si sperimentano incroci di varietà per ottenere piante in grado di resistere alle malattie e allo stesso tempo capaci di produrre uve di qualità adatte alla vinificazione. Mentre in altri paesi Europei questi vitigni sono ammessi alla produzione da tempo (anche perché resistono in zone dal clima più freddo ed a altitudini più elevate), in Italia sono ancora poche le varietà ammesse nel registro nazionale delle uve e le regioni si muovono autonomamente nel concedere la possibilità di produzione. Da una parte c’è una spinta all’innovazione e dall’altra uno spirito conservativo volto a proteggere le varietà tipiche. I vini da uve PIWI sono il massimo del ‘naturale’ ma hanno anche nel loro dna il massimo dell’innovazione, tutto è stato sperimentato e selezionato al fine di ottenere risultati ottimali, compreso l’utilizzo di lieviti selezionati. L’aspetto interessante per il consumatore è la possibilità di avvicinarsi ad una nuova tipologia di vini assolutamente sani e percepire profumi e sapori diversi da quelli finora conosciuti. 

Nell’ambito della manifestazione Vinissimo 2019 svoltasi a Biassono (MB) ho avuto la possibilità di assaggiare numerosi vini Piwi, in particolare segnalo la bontà dei prodotti della Cantina Nove Lune di Alessandro Sala situata a Cenate Sopra (BG). Alessandro è il punto di riferimento della zona, sia come Presidente dell’associazione Piwi Lombardia che come esperto conoscitore dell’argomento. I suoi vini sono lo specchio di una personalità poliedrica attenta all’innovazione e al cambiamento climatico.  Heh, è un vino frizzante col fondo, dalla varietà Piwi probabilmente più conosciuta, la Solaris. Ha sentori di frutta fresca come mela e pesca, fresco e leggero si fa bere con grandissima facilità. Un vino che che nelle calde giornate estive può tranquillamente sostituire la classica birretta rinfrescante. 310 è invece un bianco fermo composto dalle varietà Solaris 40%, Bronner 30% e Johanniter 30%, qui prevalgono note floreali di sambuco e biancospino e fruttate più intense. Rukh è un Orange wine, macerato ed affinato in anfora. Le varietà utilizzate sono Bronner 50% e Johanniter 50%. In questo vino fanno breccia i profumi di piccoli frutti di bosco e agrumati. L’ultimo assaggio è stato del vino passito Theia, ‘tanta roba’, davvero un caleidoscopio di profumi che vanno dall’albicocca ai frutti disidratati, il miele, l’incenso. Lunghissimo nella persistenza, si adatta sia ad accompagnare i dolci che ad esempio i formaggi erborinati. Io però ne consiglierei la degustazione da solo, possibilmente in compagnia di una persona che amate. Le varietà Piwi utilizzate in questo passito sono: Helios 40%, Solaris 40%, Bronner 20%.

Altra bella realtà è quella della cantina Ceste di Govone (CN), che oltre a produrre le tipiche varietà piemontesi ha impiantato mezzo ettaro di varietà Piwi da cui ottiene un grande vino che ricorda i migliori Riesling Renani. Il suo Ratio, da uve Bronner e Johanniter (incrocio di Riesling con altre varietà), è stato premiato agli International Piwi Wine Award con l’Oro nel 2018 e l’argento nel 2016. Grande freschezza e piacevolezza gustativa nel  2018, aromi di campo, pesca gialla. Nel 2016 si aggiungono i sentori tipici del Riesling in evoluzione a ricordare gli idrocarburi. Entrambi colpiscono per la grande eleganza che esprimono in bocca. Un vino dal rapporto qualità/prezzo eccellente. Interessante anche la vinificazione del Solaris in Spumante che ha fatto Filanda de Boron di Tiene di Trento (TN) nel loro Lauro extra dry. Una bella e ricca bollicina. Buono anche il loro bianco Dedit affinato in botti d’acacia dove le note di frutta gialla matura vanno a braccetto con i lievi sentori di acacia. Rotondo e di corpo conquista il cuore.

Non lo so se il futuro dei vini è PIWI, quello che so è che quelli assaggiati mi sono piaciuti molto e mi hanno conquistato con il loro corredo aromatico inedito e la grande eleganza che hanno saputo esprimere. Sono certo che sempre più popoleranno le nostre tavole.

Luca Gonzato