Dipende che vino: Vendita vini ...e qualche calice in degustazione

Via Bonghi 12 Milano. Tram 3 e 15 - Bus 90/91 - Metro più vicina Romolo (più 10 minuti a piedi o Bus).

Cantina Fongoli, Montefalco

Visita alla Cantina Fongoli di Montefalco. Ad accompagnarci tra le antiche mura c’è Gaia, ci racconta di come Fongoli si distingua dagli altri produttori per la scelta di operare in biodinamica e per aver introdotto l’uso dell’anfora nella produzione del Sagrantino ‘Fracanton’.

Emozionante entrare nell’archivio storico dove riposano bottiglie dagli anni 60.

Il Sagrantino, per la sua quantità di tannini, sostanza colorante e volume alcolico è un vino predisposto all’invecchiamento, immagino quali belle sorprese possano riservare queste bottiglie.

In uno spazio attiguo abbiamo fatto una portentosa degustazione partendo dai bianchi, Grechetto e Trebbiano Spoletino, il primo più fresco e semplice, gradevolissimo in queste serate d’estate, mentre il secondo, grazie anche ad una breve macerazione sulle bucce senza filtrazione aveva un bel corpo ed aromi intensi che andavano dagli agrumi all’albicocca con bella persistenza aromatica.

A seguire, i rossi, Montefalco Rosso 2015, blend di Sangiovese con percentuali minori di Sagrantino (20%), Cabernet S. e Merlot. Ottimo vino da pasto, equilibrato e fresco.

L’altro Montefalco rosso assaggiato è il Serpullo, 18 mesi in botte grande. Rotondo, complesso, con delicate note di tostatura.

Ora i Sagrantini, 2008, perfetto in questo momento, morbido con tannini vellutati, frutti rossi che mantengono una bella freschezza. Lungo e persistente, gli darei almeno 92 punti. Top!. Assaggiato poi il 2011 che, per quanto già pronto ed ottimo, lascerei maturare un’altro anno almeno.

Ora il mitico Sagrantino Fracanton vinificato in anfora, senza solfiti a contatto con l’aria con macerazione fino a 3 mesi e successivo affinamento minimo di 3 anni in botti grandi ed un anno in vetro. Questo ti stupisce perchè oltre a mantenere le migliori caratteristiche fruttate e di affinamento regala aromi balsamici, mentolati. Senza dubbio un Sagrantino maestoso e, a ragione, l’orgoglio di questa cantina.

Infine il Passito, accenderei dei fuochi d’artificio per comunicare questo vino che ha delle note dolcissime sorrette da una bella acidità.

Il calice perfetto per conquistare chiunque, così, in modo naturale, come i vini di Fongoli. 

Luca Gonzato

Vernaccia nera di Serrapetrona

Era da tempo che volevo assaggiare la famosa Vernaccia nera di Serrapetrona, lo spumante dalle 3 fermentazioni, metodo Charmat, ricavato in parte da uve appassite. Mentre a Milano è quasi introvabile, nelle Marche lo trovi anche al supermercato. La Cantina che ho scelto è quella di  Alberto Quacquarini a Serrapetrona. Di un bel color rosso rubino vivace, ha aromi di amarena, ribes rosso, ciliegie. Le bollicine sono poco persistenti ma in bocca è qualcosa di unico, secco, con i sentori dolci dei frutti e una sensazione vellutata. Ha una bella struttura e persistenza aromatica, io l’ho apprezzato come aperitivo accompagnandolo al tipico salame a grana fine e pasta morbida della zona, il Ciauscolo. Inutile dire che la bottiglia, in quattro, è presto finita.

Antica Cantina Valerio Lucarelli

Cercando sul web qualche Cantina nelle vicinanze di Gualdo (MC), nelle Marche, ho scoperto quella di Valerio Lucarelli, in Contrada S. Costanzo a San Ginesio, attiva dal 1791, così li ho chiamati e programmato una visita. Ad attenderci il Sig. Valerio che ci racconta la storia della Cantina, dei vigneti, che in questa zona producevano uve a basso contenuto zuccherino e di conseguenza vini di poca struttura e grado alcolico. Ci mostra l’antico forno e il calderone in rame che serviva a cuocere le uve per avere un mosto ridotto che poi fermentava dando vita a un vino più strutturato e ricco di aromi, un’antica usanza che ancora qualcuno porta avanti in questa regione. Racconta poi, con un tono triste, di quando la Comunità Europea finanziava per l’espianto delle vigne, si persero ettari di vigneti e varietà autoctone. Gli anni in Piemonte, la voglia di ritornare a far vino nella sua terra, i figli all’estero a specializzarsi ed infine il tragico evento del terremoto che gli ha tolto casa oltre che il sonno. Si percepisce però che gli fa piacere la nostra visita, ci si sente in famiglia da Lucarelli, aldilà del vino, è bello ascoltarlo perché riesco a capire di più sul territorio, quel ‘terroir’ che in primis è fatto da persone e tradizioni oltre che da vigne, terreni e clima. Valerio ha 79 anni, la sua è la quinta generazione, a testimoniare la storicità della cantina è in bella mostra nella bottaia un’antico torchio in legno costruito da maestri d’ascia.

Vecchie e nuove barrique riempiono lo spazio e arricchiscono di aromi i vini ottenuti da Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Vernaccia nera. Varietà che Lucarelli ha selezionato come le più adatte a questo territorio collinare poco distante dai monti Sibillini. Sento nel suo racconto tutto l’orgoglio per essere riuscito a far studiare e viaggiare i figli all’estero e quanto la passione per il vino lo abbia fatto andare avanti superando ogni difficoltà.

A farci compagnia sono arrivate anche la moglie e la figlia, ed insieme assaggiamo un bicchiere di Sarnum, l’orgoglio di casa. È un 2011, Sangiovese con una piccola percentuale di Cabernet Sauvignon (circa il 10%), affinato 2 anni in barrique e poi in bottiglia. I profumi di ciliegie, more, prugne e quelli di affinamento danno il benvenuto ad una consistenza robusta, quasi masticatile di frutti rossi e bellissime note di cacao. Il vino ha un volume alcolico del 15%, ma si sentirà solo dopo, ha ancora una bella acidità e tannini composti. Rimane lungamente in bocca con begli aromi. Ottima la combinazione con ‘una punta’ di cabernet che gli dona un lieve sentore vegetale che con l’affinamento mi sembra si trasformi in erbe aromatiche. Certamente un vino che può passare altri 10 anni in bottiglia e restituire piacevoli sensazioni.

Passerei la giornata con questa famiglia per conoscere meglio questa zona ma i miei figli piccoli premono per andare, non posso biasimarli ma mi dispiace non poter assaggiare anche l’altro vino di casa, il Lenòs, blend di Sangiovese e Vernaccia nera. Lo farò comunque nei prossimi giorni con i compagni di vacanze tra queste splendide colline. 

Un ringraziamento di cuore alla famiglia Lucarelli per averci aperto le porte in un giorno di festa, per il buon vino e la compagnia, con l’augurio di veder presto la sesta generazione affiancare la quinta nella produzione di vini. 

Ps mi sono fatto un appunto che tra un anno o due devo tornare per assaggiare il Sarnum che è ora in affinamento.

Luca Gonzato

Elegia, Primitivo di Manduria Riserva 2014, Produttori di Manduria

Bel componimento poetico dal color rubino intenso. I toni sentimentali e lirici si sviluppano con profumi di ciliegie, more e prugne per poi proseguire in bocca con grande morbidezza e sentori retronasali di affinamento, spezie dolci, cacao, liquirizia. In sottofondo, una sensazione balsamica accompagnata da profumi di legni esotici. Robusto, caldo (15% vol.), con tannini ben presenti e integrati. È una composizione di sole uve di Primitivo, un gran vino, persistente negli aromi e con un bel finale cremoso. Si trova tra i 15 e i 20 euro, è ottimo il rapporto qualità/prezzo per questo Primitivo affinato in barrique francesi per 12 mesi. Gli autori sono 400 piccoli artigiani del vino, Maestri in Primitivo della Cantina Produttori di Manduria.

Luca Gonzato

Alle Zitelle, simpatia e buon vino

Ad accogliermi Susanna, la titolare, alla quale chiedo subito una spiegazione sull’origine del nome che io erroneamente associavo all’appellativo usato in passato per le donne single, invece è il riferimento a un quartiere di Venezia e congiuntamente ai bacari, i tipici baretti veneziani dove bersi ‘un’ombra de vin’. L’atmosfera è proprio quella del bacaro e ti ritrovi facilmente a chiacchierare sia con Susanna e la sua assistente che con gli altri clienti. Ci sono andato da solo ed è stato molto piacevole passarci un’oretta degustando due vini accompagnati da un piccolo tagliere di salame e formaggio di qualità e una bruschetta. Ottimo lo spumante Trento doc Altinum brut 2014 della cantina Aldeno ma ho apprezzato ancor di più il Gruner Veltliner della cantina Valle Isarco.  Il locale è piccolino ed è questa dimensione contenuta a farti stare bene, come in una stanza di casa. L’arredamento è particolare, sono stati recuperati vecchi arredi e porte ed adattati in modo diverso nell’utilizzo, ad esempio, alla base del bancone c’è un’anta d’armadio con specchio girata orizzontalmente, i bicchieri stanno in una stretta e lunga vetrina recuperata da quello che era un espositore del pane. In questa stagione, il locale, è un pochino penalizzato dal non avere un dehor, ma immagino che bello sia starci quando fuori è freddo e dentro ci si scalda con buon vino e calore umano. Segnatevi questa vineria a Milano in via Coni Zugna. Io ci torno sicuramente.

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