Dipende che vino: Vendita vini ...e qualche calice in degustazione

Via Bonghi 12 Milano. Tram 3 e 15 - Bus 90/91 - Metro più vicina Romolo (più 10 minuti a piedi o Bus).

Zibibbo in Pithos, Terre Siciliane IGP, Cantina COS

Vino bianco secco da Zibibbo (Moscato di Alessandria), vinificato in anfora (Pithos in greco significa giara) ed affinato inizialmente in anfora e poi in bottiglia. Quello che ho davanti è un 2016. La cantina COS nasce nel 1980 per volontà di tre amici che prendono in affitto la cantina e la vigna del padre di uno di loro, il nome COS deriva dalle iniziali dei cognomi (Giambattista Cilia, Cirino Strano e Giusto Occhipinti). Biodinamica e utilizzo della terracotta sono le prerogative di COS per far esprimere al meglio il territorio e le uve. La cantina COS si trova a Vittoria (RG), le uve di questo Zibibbo provengono dalle vigne di Marsala (TP).

All’olfatto è magnifico, profuma di albicocca, canditi, fieno, fiori gialli, sentori dolci che vengono poi attenuati in bocca dalla bella acidità e dai sentori più amari di mandorle e agrumi. Il finale è lunghissimo, persistono gli aromi e si ritrova una nota sapida marina. È un gran bel vino, che si può abbinare facilmente a diversi piatti, dal pesce alle carni bianche speziate, piuttosto che a risotti succulenti. Come aperitivo o da solo… lo berrei anche a colazione con brioche e marmellate tanto mi piace.

Luca Gonzato

4×4, vini a trazione naturale

Da Champagne Socialist in via Lecco 1 (zona P.ta venezia) a Milano.

Il locale è frequentato da una clientela giovane e modaiola, l’offerta dei vini è variegata come provenienza e focalizzata sui vini ‘naturali’ cioè da cantine che lavorano in regime biologico o biodinamico. Si respira la movida milanese in questa via a pochi passi dall’affollato c.so Buenos Aires. Il posto è abbastanza piccolo e i posti a sedere limitati, per fortuna abbiamo un tavolo prenotato all’esterno. A far colpo, all’interno del locale sono le bottiglie numerate sulle pareti.

Fa caldo e la sete è tanta per noi quattro amici assaggiatori, ognuno sceglie una bottiglia e così, a fine serata, saranno quattro i vuoti a rendere. Dal Trentino, Furlani naturale, “metodo interrotto”, Brut Natur Rosé, Cantina Furlani. Uve Chardonnay e Pinot Nero. Dalla Calabria, Chora bianco, cantina L’Acino. Uve Mantonico, Guarnaccia bianca, Greco bianco e Pecorello. Dalla Francia, Crémant du Jura, l’Autre, Brut, Domaine Pignier. Uva Chardonnay 100%. Dall’Umbria, Zerodibabo, rosato, Cantina Marco Merli. Uva Sangiovese 100%.

Tutti di buon livello, con sensazione ‘polposa’ in bocca tipica dei naturali, bella l’espressione del terroir calabrese nel Chora bianco. Le altre erano tutte bollicine di buon livello ma a prevalere per complessità è stato il Crémant. Interessante anche lo Zerodibabo da Sangiovese e il Furlani naturale per i sentori di piccoli frutti rossi. Ad accomunare i rosé una struttura consistente che si differenzia molto dai rosé vinificati in modo convenzionale, penso ad esempio ai pugliesi, snelli, freschi, verticali e ‘scorrevoli’. La serata è piacevolmente trascorsa tra chiacchiere e risate in questa piccola e graziosa vineria. Unico appunto sulla quantità del cibo offerto (a pagamento e non) che giudico insufficiente, ma questo è un problema di tanti locali di milano che non capirò mai. Se mi dai da mangiare è ovvio che poi mi verrà sete e acquisterò altro vino, anche fossero solo patatine dal sacchetto offrile gratis senza bisogno di chiederle. Per voi esercenti il costo è minimo e per noi clienti diventa un plus non da poco. A parte questo è invece buono il rapporto qualità/prezzo per quanto riguarda i vini. Ottima l’idea di creare una vineria di questo tipo. In conclusione, una serata naturalmente bella, grazie alla compagnia degli amici e del buon vino.

Luca Gonzato

La Barbera del Castello

Castello di Cicognola, Oltrepò Pavese, 45° parallelo (lo stesso di Bordeaux), vigneti con forte pendenza, terreni a medio impasto tendente all’argilloso, l’enologo Cotarella (che ha contribuito alla nascita della cantina), la famiglia Moratti (proprietaria), ed infine la Barbera. Quella in questione è del 2015, il colore è rubino intenso, quasi impenetrabile, ruotandola si formano archetti stretti e lenti. 15% il volume alcolico. Profumi eleganti, di ciliegia, mora, note speziate di cacao, liquirizia, qualcosa di vegetale che sfocia nel balsamico, mentolato. In bocca è calda, rotonda, riporta la bella freschezza fruttata, con acidità giusta e tannini composti. L’aspetto più interessante, aldilà di questa breve analisi sensoriale, è la capacità di comunicare ‘vivacità’ di questo vitigno, non intendo frizzantezza ma bensì la sensazione di qualcosa in attività. Un vino fermo che però si ‘muove’, con quell’eleganza disinvolta tipica delle giovani donne, nate belle, che non hanno bisogno di trucchi o di vestiti appariscenti. Si muove in bicicletta, con un vestito a piccoli fiori che sventola e fa spalancare gli occhi a noi maschietti. Ti regala sorrisi, è generosa, è la Barbera DodiciDodici Castello di Cicognola. 

Luca Gonzato

Offida, relax e Pecorino

Devi percorrere l’Italia dal Salento a Milano, dove ti fermeresti a riposare?, per un patito di vini la scelta è stata facile, nelle Marche, a Offida. Venti minuti circa dall’autostrada e ti ritrovi in mezzo ai vigneti, tra le colline, nelle quiete, a sorseggiare un bianco autoctono, il Pecorino. Offida dà il nome anche alla DOCG che, oltre al Pecorino, comprende la Passerina e il Rosso Piceno (uve Montepulciano e Cabernet Sauvignon).

Il Pecorino non è un ‘vinello’ qualsiasi bensì un bianco di quelli corposi e con volume alcolico notevole (questo del 14%). La versione assaggiata è dei Poderi San Lazzaro, chiamata Pistillo, prodotta in regime biologico. Ha un bel sentore floreale e agrumato che in bocca lascia posto ai frutti bianchi e gialli. Morbido e rotondo per l’affinamento di 4 mesi in barrique, non perde però la bella acidità che ti mantiene fresca la bocca. Bello il finale morbido e sapido. Morbidezze e durezze convivono armoniosamente in questo Pistillo dal buon rapporto qualità/prezzo (si trova online sui 9/10 euro). Certo che assaggiato nel tardo pomeriggio, seppur accompagnato da un piatto di prosciutto e formaggio locale, ha rischiato di stendermi a letto prima di cena (e non volevo perdermi le olive all’ascolana e la pasta fatta in casa). Se passate da queste parti vi consiglio di fare una sosta ad Offida, magari all’agriturismo Rosa dei venti, dove siamo stati noi. I costi sono davvero contenuti sia per cenare che per pernottare, poi guardare le colline che degradano verso il mare con un buon vino nel bicchiere è davvero ‘priceless’.

Luca Gonzato

Negroamaro in rosa, stile Salentino

Non potevo lasciare la Puglia senza assaggiare questo altro rosato della Cantina di Michele Calò e Figli, indicatomi da tre diversi rivenditori come il migliore rosato del Salento. Uve di Negroamaro 100%, provenienti dal vigneto Prandico, nella zona di Alezio, a una decina di chilometri da Gallipoli. I terreni sono argillosi e calcarei. Bella la bottiglia che fa risaltare l’eleganza minimalista dell’etichetta e soprattutto il color corallo di questo vino. Fresco, elegante, rotondo in bocca, ciliegia, melograno, fragoline di bosco e rosa ti accompagnano lungamente per poi aprirsi a delicate note speziate di evoluzione in legno, pepe bianco, mandorla amara (il 20% affina per 5-6 mesi in barrique). La componente minerale e la sapidità lo rendono estremamente piacevole, un calice via l’altro e in due la bottiglia è presto finita. L’ho accompagnato ad un piatto leggero, i tipici pomodorini verdi di questa zona conditi con olio extravergine e origano, caciocavallo affumicato e pane artigianale cotto in forno a legna. Una cena semplice che ha esaltato il Cerasa. Peccato dover tornare agli orizzonti di palazzi. Non lo so se a Milano i rosati salentini mi daranno le stesse emozioni positive, comunque sia, la prossima volta che voglio abbinare il Cerasa, devo averne almeno un paio di bottiglie in fresco. Sul fatto che sia il migliore, non saprei dirlo, ci vorrebbe un’intera estate per assaggiarli tutti. Posso dire però che entrambi i rosati assaggiati di questa cantina, Mjère e Cerasa, sono eccellenti.

Luca Gonzato

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