Vini Svedesi?

Incredibile ma sì. La vite oltre il 55° parallelo è una realtà e iniziano a vedersi sul mercato vini provenienti da paesi come Danimarca, Svezia o Scozia. Il cambiamento climatico e i vitigni PIWI (resistenti alle malattie fungine e al freddo) sono i protagonisti di questa viticoltura nordeuropea che muove i suoi “primi passi” ormai da un decennio.

Qualche giorno fa ho partecipato ad una bella degustazione di vini svedesi organizzata da AIS Milano e presentata dalla sommelier Therése Lönnqvist insieme a Massimo Recli. Ho potuto così approcciare alcuni dei vini prodotti da due delle 40 cantine attualmente registrate in Svezia. 

Gli ettari vitati sono ancora pochi, un centinaio, ed ubicati nella parte sud del paese prevalentemente vicino al mare dove le fredde temperature sono più miti. Considerate che la media annuale si aggira sui 6°.

Interessante come l’aspetto pioneristico che anima i coltivatori, e gli svedesi in generale, trovi soluzioni inaspettate per l’allevamento della vite in un territorio considerato estremo per la vite. Ad esempio si affrontano le possibili gelate con una nebulizzazione che congelandosi crea un guscio protettivo alla vite. I vigneti sono alti e ricchi di fogliame per catturare la poca luce che però non significa ombra ma oscurità. Ai suoli derivanti dalle glaciazioni con matrice di sabbia e sassi morenici viene effettuato il sovescio e concimazioni che contemplano anche l’utilizzo di alghe che vengono prima lasciate a dissalare. Tra i diversi vitigni coltivati i più diffusi sono il Solaris a bacca bianca e il Rondo a bacca rossa.

Cinque gli assaggi proposti durante la serata:

1° vino, uno spumante Brut 30 mesi sui lieviti, il Pegasus Mousserande 2015. La presenza di bollicine è scarsa per i canoni a cui siamo abituati. Gli aromi ricordano la mela golden, il sambuco e i lieviti. Niente male come finezza. Il paragone magari non è appropriato ma alla cieca l’avrei scambiato per un Prosecco.

2° vino da Arilds Vingård Solaris 2018, note floreali e di Sambuco. Vinificato solo in acciaio trasmette sensazioni di freschezza e giovinezza. Con una spinta di acidità che richiede l’accompagnamento di un cibo grasso come ad esempio il salmone o l’aringa che ho nel piatto. Specialità svedesi gentilmente offerte dalla Björk Swedish Brasserie di Milano che nell’abbinamento ho molto gradito.

3° il Pegasus Stål 2018, altro Solaris, più rotondo e con un bel bouquet di aromi di albicocca, frutti tropicali, vaniglia e sfumature di pietra focaia. Tra i vini assaggiati è quello che ho trovato più interessante e che mi comprerei. Buona anche la persistenza e l’armonia generale.

4° vino il Pegasus Solera, ma non pensate al celebre metodo Solera di affinamento che prevede il passaggio di una parte di vino da una botticella all’altra durante gli anni. In questo caso è stato fatto un blend di 4 annate 2015/2016/2017/2018 di cui le prime tre affinate in legno e la 2018 in acciaio. Il risultato a mio avviso non è però granché, risulta appunto un assemblaggio dove fatico a percepirne un carattere interessante seppure gli aromi siano composti e gradevoli. 

5° e ultimo vino, Arilds Vingård Barrique 2016. In questo caso il Solaris viene affinato in barrique nuove per 12 mesi e per 25/30 mesi in bottiglia. Arrivano potenti gli aromi di zenzero e sambuco, ma anche speziate di cardamomo e aromatiche di rosmarino. Tanta roba, troppa a mio giudizio. Si perdono gli aromi delicati e fruttati del Solaris dando troppo spazio al legno. 

Questi vini sono un bel esempio di sperimentazione e di ricerca della migliore espressione del Solaris in un terroir ancora tutto da definire. Se paragonati ai Solaris italiani si possono trovare caratteri comuni di freschezza ma risultano molto diversi nel complesso degli aromi secondari e terziari. In quelli Svedesi ad esempio c’è una presenza costante dell’aroma di Sambuco, mi piace pensare che sia un marcatore tipicamente Svedese.

Penso che in futuro la sperimentazione indicherà le strade migliori e vendemmia dopo vendemmia i vini acquisiranno piacevolezza e tipicità. Io di certo non perderò l’occasione per provarli. Benvenuta nel calice anche la Svezia!

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