Kerner 2017, Toblino

Ricevere del vino in regalo è sempre una bella sopresa. Anche se hai assaggiato più volte un vino fatto un determinato vitigno, ogni volta che apri una bottiglia scopri qualcosa di nuovo e se la bottiglia arriva da una cantina che non conosci allora stai certo che la sorpresa sarà ancora più grande. Quindi, ‘scartato’ il pacco e versato il contenuto, mi sono catapultato in montagna, ad oltre 700 m slm, con l’aria fresca, i profumi di montagna e il suono dei ruscelli che scorrono verso valle. A produrre questo Kerner è la Cantina Toblino di Sarche di Calavino (TN), nella Valle di Laghi, insieme ad oltre 600 soci viticoltori. Il colore è giallo tenue con riflessi verdognoli, immagina un sole tenue. Dal calice fuoriescono profumi freschi di fiori bianchi, erbe aromatiche come timo e rosmarino. Ci sono poi quelle note particolari che, seppur ancora giovani e tendenzialmente fruttate (è un 2017), ricordano gli idrocarburi (note tipiche del Riesling). Infatti il Kerner è un vitigno ottenuto dall’incrocio di due specie molto diffuse; il Riesling renano (proveniente dalla Germania) e la Schiava (Trollinger) tipica del Trentino. In bocca è scorrevole, fresco, minerale. Al floreale si aggiungono aromi di mela ma ci trovo anche dell’ananas. Ha una bella sapidità e struttura. Il nome del vitigno Kerner è stato dato da August Herold quando ha creato l’incrocio nel 1929. È un omaggio al medico e poeta Justinus Kerner che aveva scritto poesie sul vino. Kerner è però famoso per altre due cose: essere stato l’inventore della Kleksografia, l’arte di produrre una immagine piegando un foglio con macchie di inchiostro, tecnica poi usata in psicologia da Hermann Rorschach nei suoi test diagnostici (vedi link); l’altro motivo è uno dei suoi tanti scritti, quello dedicato alla veggente di Prevorst, una giovane ragazza che ha ospitato e studiato, la quale aveva capacità chiaroveggenti e medianiche (alla fine Kerner raccolse numerose prove di veridicità sulle capacità della ragazza). Ora, sul vino, verrebbe facile di trovarci qualcosa di magico, ma preferisco rimanere sui dati oggettivi. Un nome non cambia la sostanza e questo vino ne ha abbastanza per non demandare ad altro la sua bontà. Alla freschezza che lo rende perfetto per un aperitivo, si aggiunge una buona persistenza aromatica ed una piacevole sensazione succosa che ricorda la mela appena masticata. L’ho degustato con piacere accompagnandolo ad un’orata al forno con patate. Ne stapparei un’altra bottiglia e questa è la prova definitiva di veridicità.

Luca Gonzato

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