Buonissimo compleanno

Per i suoi 54 anni, l’Associazione Italiana Sommelier, delegazione di Milano, ha organizzato un banco di degustazione strepitoso, con oltre 100 cantine italiane. Un regalo davvero apprezzato da tutti i soci. Non pensavo che ne avrei scritto un post ma alcuni dei vini erano così buoni che me ne sono innamorato e voglio farveli conoscere.

SPUMANTI

Lombardia, Franciacorta Brut Millesimo 2013 Freccianera dei  Fratelli Berlucchi. L’uvaggio è 80% Chardonnay, 10% Pinot bianco, 10% Pinot Nero. Affina 55 mesi sui lieviti. Il costo è sui 22€. L’ho trovato ‘magico’. Grande armonia e lunghezza in questo spumante per le grandi occasioni.

Lombardia, Franciacorta Brut Nature, Mosnel, 24 mesi sui lieviti, Chardonnay 70%, Pinot Bianco 20%, Pinot nero 10%. Altro grande Franciacorta che sorprende sempre per la personalità che esprime. Affinamento 24 mesi. Costo sui 20€. Il biglietto da visita da presentare a casa degli amici.

BIANCHI

Dal Friuli Venezia Giulia la Malvasia istriana Soluna 2017 di Livon. Malvasia istriana 100%. Costo sui 15€. Una malvasia senza compromessi, piace oppure no. Io l’ho trovata fantastica. Le uve appassiscono una decina di giorni, macerazione a freddo e fermentazione in acciaio. Costo sui 15€. Rock n’ Roll.

Dall’Alto Adige il Manna 2017 di Franz Haas. Da 5 tipi di uve vinificate separatamente e poi assemblate. Riesling Renano 40%, Chardonnay 20%, Gewurztraminer 15%, Kerner 15%, Sauvignon 10%. Il costo è sui 20€. Una sinfonia di aromi. Lo vedrei bene in una cena romantica, magari al primo appuntamento. Un vino che conquista. 

Dalla Campania, il Greco di Tufo Giallo d’Arles 2018 di Quintodecimo. Uve Greco 100%. Ennesima conferma da questo bianco tra i miei preferiti. Bello assaggiarlo adesso, ancora giovane, ed apprezzarne la fragranza del frutto. Costo sui 35€. Una garanzia di bontà.

ROSATI

Dall’Abruzzo, il Cerasuolo d’Abruzzo Villa Gemma 2018 di Masciarelli. Uve Montepulciano 100%. Costo sui 10€. Mi è piaciuto un sacco trovare le caratteristiche del Montepulciano in una forma così delicata e godibile. 

Dalla Puglia il rosé 2018 Girofle di Severino Garofano. Uve Negramaro 100%. Costo anche lui sui 10€. Piccoli frutti rossi e melograno che danzano nel palato.

ROSSI

Il miglior vino in assoluto assaggiato oggi: Tenuta Sette Ponti Vigna dell’Impero, bottiglia numero 03230/12688. Un Sangiovese in purezza da vigne di oltre 80 anni. La tenuta si trova in Valdarno. La Vigna dell’Impero risale al 1935, fu fatta piantare da S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia Conte di Torino, su richiesta del cugino S.A.R. Amedeo d’Aosta, Vice Re d’Etiopia, per festeggiare e ricordare la vittoria italiana in Abissinia. Sono 3 ettari a terrazzamenti interamente costruiti a mano. Il vino è un concentrato di tutto quello che si può desiderare in un rosso. Armonia, corpo, tannini vellutati, ampio bouquet aromatico, piacevolezza e persistenza. Affina due anni in botte grande. Epico. Online il costo di questa bottiglia è sugli 85€, è così buono che non mi sento di dire che costa troppo.

Sempre dalla Toscana e sempre Sangiovese, il Brunello di Montalcino 2012, Tenuta Col d’Orcia. Affina in barrique per 4 anni. Costo sui 30€. Il rosso da mettere in tavola con una gigantesca fiorentina.

Dall’alto Piemonte, nel Novarese, il Boca 2015 Le Piane. Uvaggio di Nebbiolo 85% e Vespolina 15%. Affina 36-48 mesi in botte grande. costo sui 50€. Ventaglio aromatico strepitoso. Adorabile sotto ogni punto di vista.

Sempre in Piemonte, da uve Nebbiolo al 100% il Barolo Ravera 2011 di Cogno. Affina 24 mesi in botte grande. Costo 50/60€. Un Barolo che all’austerità preferisce l’eleganza, gran corpo ed armonia.

Dalla Basilicata un grande Aglianico del Vulture Superiore, della casa vinicola Armando Martino. Da uve 100% Aglianico del Vulture. Affina circa un anno in barrique e almeno un’altro in bottiglia. Il costo si aggira sui 35€. Anche questo grandioso nella parte aromatica, eccellente.

È sempre bello festeggiare i compleanni, soprattutto quelli degli altri. 

Grazie Ais e grazie ai produttori!

Luca Gonzato

Ruché, Rouchet, Ruscé

Antica Casa Vinicola Scarpa – Rouchet Briccorosa 2015-1996

Guardo le slide proiettate della zona di Nizza Monferrato vista dall’alto, un mare appena mosso di vigne, tutte le sfumature del verde con linee bianche disegnate a mano a dividere le vigne, torna la calma dopo l’innervosimento acuto che mi aveva preso poco prima, quando attraversavo in moto la città paralizzata dal traffico a causa della manifestazione e dello sciopero dei mezzi, con i gas di scarico che mi riempivano le narici e il rischio di arrivare in ritardo. Adesso son qui con i 6 calici davanti pronti a ricevere il pieno. A presentare la serata è un relatore di cui ho sentito tanto parlare, Armando Castagno, docente e appassionato di vini, è bravo a farsi capire, conduce la serata con disinvoltura e passione, dimostra una conoscenza approfondita (volevo dire pazzesca), con questo accento romanesco bello da sentire, poi mi spiazza e mi fa capire quanto debba ancora studiare, “il Ruché è un vitigno aromatico”, e io che ero rimasto fermo ad alcune Malvasie, Gewurtztraminer, Moscato e Brachetto, grazie comunque per avermi insegnato anche questa cosa, mi è venuta voglia di fare il tuo Master sulla Borgogna, devo solo racimolare qualche centinaio di euro. Dunque, eravamo alle vigne, sono lo spunto per capire cosa e perchè rende Briccorosa così speciale, è una parcella di vigna di Scarpa della famosa Bogliona, che poi è una serie di colline, il cui sottosuolo è composto dalle arenarie di Serravalle, compattamenti di sabbie su un substrato di marne bianche, qui 15 milioni di anni fa c’era un mare. Questi terreni di Castel Rocchero, così ricchi di sabbie, sono inospitali per altre colture ma per la vite che affonda le sue radici in profondità diventano un luogo di prosperità, le uve si contraddistinguono per la nettezza aromatica e il grado zuccherino che si trasformerà in elevato grado alcolico. Poco distante, a Nizza Monferrato, sono presenti le famose marne azzurre, dette di Sant’Agata, le stesse che ci sono a Barolo e Barbaresco. Quindi, fatti due più due, ci troviamo in un posto dove la vite si esprime al suo meglio, che sia Barbera, Nebbiolo o Rouchet. Sono curioso di questa verticale di annate tra il 2015 e il 1996. Il Ruché è un vitigno poco conosciuto, autoctono del Piemonte, e coltivato solo in questa regione, nel Monferrato viene chiamano Rouchet (pronuncia Ruscé), ha rischiato l’estinzione dal panorama vinicolo italiano se non fosse per l’attaccamento di pochi produttori come Scarpa che lo hanno preservato. Storica azienda nata nel 1854 Scarpa deve la sua notorietà alla caparbietà di Mario Pesce, che a metà del ‘900 porta i vini prodotti fino a quel momento ad una qualità superiore, da qui in poi questa filosofia di produzione basata sulla qualità ne regolerà le produzione fino ad oggi, tanto che, anche l’enologo presente in sala ci tiene a sottolineare che se un’annata non è buona non fanno quella tipologia di vino. Scarpa è famosa per le sue Barbera ed è anche una delle poche aziende a poter produrre Barolo e Barbaresco al di fuori delle zone canoniche, oltre a questi vini produce anche il Dolcetto e da poco ha impiantato il Timorasso, vitigno bianco che negli ultimi anni sta avendo un notevole successo. A guardarli nel bicchiere, questi Rouchet hanno tutti un bel colore, vivace in quelli più giovani e compatto tendente all’aranciato nelle versioni affinate a lungo, l’aroma che ne esce è potente e invitante.

La degustazione

Rouchet Briccorosa 2015 È un’anteprima, non ancora in commercio. Nel 2015 l’estate ha avuto picchi di 38°, l’uva era perfetta. Il vino ha quasi il 14% di Vol Alcol, poca acidità (5,66 g/l) e molto estratto secco (27,90g/l), profuma di rosa selvatica, frutti di bosco, speziatura di pepe, minerale di gomma bruciata, al gusto lo senti ancora giovane pur avendo dei tannini già levigati, sapidità e finale ammandorlato. Già buono così se apprezzi il frutto fresco e la mineralità.

Rouchet Briccorosa 2014 Annata sofferta con frequenti piogge estive e lenta maturazione delle uve. Il vino ha un Vol. Alcol inferiore, stimato a 12,71%, acidità 5,65g/l ed estratto secco 26,90 g/l. Colore più aranciato, nota vegetale di carota, frutta agrumata, erbe medicinali, geranio, come sensazioni gustative si avvicina molto a un rosato. È particolare, femminile direi, ma con con quella spregiudicatezza adolescenziale che lo farebbe abbinare bene anche ad una portata di pesce.

Rouchet Briccorosa 2011 Estate calda e siccitosa, vendemmia precoce, basse rese. Alcol 13,94%, acidità 5,73 g/l, estratto secco 28,40 g/l. Sebbene l’annata per altri sia stata difficile, questo vitigno ne ha giovato, ha una bel profumo di frutta matura, mora, ribes nero. In bocca è austero, con note minerali di gesso, polvere, cacao amaro, una punta di liquirizia. Probabilmente il miglior Ruché della serata. Ne percepisci il valore alla pari dei cugini più famosi.

Rouchet Briccorosa 2007 Inverno gelido e primavera calda ed assoalta, vendemmia anticipata. Alcol 14,78%, acidità 5,75 g/l, estratto secco 27,60 g/l. Sentori balsamici, gomme, fiori di glicine e lavanda, anice, resina, menta, spezie, frutta. In bocca ricorda l’after eight, la ciliegia sotto spirito, il rosmarino. Grande equilibrio e spinta alcolica. Anche questo è davvero un ottimo vino che se la vede con il precedente per il podio della serata.

Rouchet Briccorosa 1999 Ideale distribuzione delle precipitazioni, escursioni termiche rilevanti, uve ricche sia in zuccheri che in acidità. Di questa vendemmia non sono stati registrati i valori di alcol, acidità ed estratto. Si ricorda comunque come una grande annata in tutto il Piemonte. Il vino ha note terziarie quasi metalliche, nel mio bicchiere sono presenti residui, il colore è scarico. Note di torrefazione, corteccia. Quello che mi è piaciuto meno.

Rouchet Briccorosa 2007 Annata imponente e classica, vecchio stile, vini spesso chiusi e irrigiditi. Questo vino aveva preso diversi premi, ora si presenta dopo più di vent’anni con sentori che ricordano, la ciliegia sotto spirito, la cenere del camino, note aromatiche ancora dolci e grande acidità, è maturo e come si direbbe di una persona anziana in piena forma, è invecchiato bene.

A fine degustazione ho ripercorso gli assaggi e confermato il 2011 e il 2007 come le migliori versioni che ho assaggiato. Credo proprio che ne acquisterò qualche bottiglia cercando di dimenticarne almeno una in cantina per una decina di anni, magari a fianco di un barolo e un barbaresco, perchè è quello il posto che si merita. Bella azienda quella di Scarpa, dinamica ma con salde radici nel passato, ora però voglio assaggiare anche gli altri vostri vini, in primis la Barbera.

Luca Gonzato

Note:

  • Il Ruché di Castagnole Monferrato DOCG è prodotto in un’altra zona, sopra ad Asti, ne consegue che sia un Ruché diverso, per posizione geografica e composizione dei terreni che poi si esprime in vini con caratteristiche molto diverse da quello di di Nizza Monferrato.
  • Non è vero che i vitigni aromatici danno sempre lo stesso vino, questo Ruché di diverse annate lo dimostra benissimo
  • Tutti i Ruché Scarpa fermentano in acciaio e affinano in bottiglia almeno un anno, non vedono legni e malgrado questo nelle versioni 2011 e 2007 sembrava di percepirne la presenza
  • il 95% dei lieviti risiede in cantina, solo il 5% arriva in cantina sulle bucce delle uve