Il Verdicchio di Montagna

Cantina Belisario, Matelica.

Se c’è un’uva che più di altre può ritenersi rappresentativa della regione Marche è il Verdicchio. Straordinario vitigno che contempla le due DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva oltre a una dozzina di DOC. Il Verdicchio di Jesi viene anche chiamato Verdicchio di mare, mentre quello di Matelica, coltivato su colline tra i 250 e i 700 m/slm viene definito Verdicchio di montagna. Tante le differenze tra i due, nascono da suoli e climi molto diversi. Volendo sintetizzare, a Matelica è presente una faglia del Miocene, terreni di flysh e marne calcaree mentre nella zona di Jesi i terreni sono perlopiù argillosi, calcarei e sabbiosi. Clima più freddo d’inverno all’interno con estati calde e a Jesi più mediterraneo con l’influenza del mare che dista solo 20 km. A Matelica il Verdicchio si esprime con note più minerali, fruttate e complessità mentre a Jesi prevalgono le note floreali e il corpo. Ovviamente non si può generalizzare perché sono troppe le variabili a definire un vino ma prendetela così, come una nota di indirizzo per inquadrare due diverse personalità.

In questo articolo e a seguito della visita fatta alla Cantina Belisario, mi soffermo sul Verdicchio di Matelica nelle versioni del suo più grande produttore, Cantine Belisario, il 70% della produzione totale con 300ha vitati. A raccontarci di Belisario abbiamo trovato nientemeno che il direttore commerciale Patrizio Gagliardi, ex sindaco di Matelica, sommelier Ais e grande conoscitore di vini. Una persona squisita che ha saputo illustrarci con perizia le caratteristiche del Verdicchio di Matelica, così versatile e generoso che riesce a declinarsi dalla bollicina al passito mantenendo le sue principali doti di piacevolezza, ovvero la mineralità e la freschezza data dall’alto tasso di acidità delle uve che nell’Alta Valle Esina arrivano ad essere vendemmiate a fine Ottobre.

Sono sei le versioni che ho voluto prendere in esame:

Cuvée Nadir, Spumante Brut metodo Charmat, uve di Verdicchio. Pérlage fine e persistente, fresco, minerale, con sentori di fiori bianchi, aromi dominanti di mela verde e ananas. Piacevole e ottimo come aperitivo.

Vigneti del Cerro, uve di Verdicchio coltivate sulle pendici est dell’Alta Valle Esina ai piedi del Monte San Vicino. Vinificato in acciaio. Fiori bianchi, pesca bianca, sensazione citrina, fresco, minerale con lievi note morbide finali.

Vigneti B., uve di Verdicchio clone matelicese, conduzione biologica del vigneto. Vinificato con tecnica dell’iperossigenazione, in assenza di solforosa. Profumi floreali e agrumati, in bocca è equilibrato con sensazioni morbide quasi burrose e minerali sapide. L’acidità si fa sentire e trasporta lungamente aromi freschi, vegetali e citrini. Pulito e sincero si lascia bere con gran piacere.

Meridia, bellissimo giallo dorato cristallino, fiori ed erbe di montagna, pesca gialla, miele, ananas. In bocca si contrappongono note burrose e dolci a bellissime sensazioni minerali e di sapidità. Il fruttato è cremoso, scorrevole con la spiccata acidità di questo Verdicchio affinato in antichi serbatoi in cemento vetrificato. Il finale è elegante e armonico. 

Cambrugiano, prodotto dal 1988 solo con uve Verdicchio vinificate con metodo della criomacerazione. Una parte matura almeno un anno in acciaio e l’altra in barili di legno di rovere tostato, si affina un altro anno in bottiglia. Grande complessità olfattiva con accenti di pesca gialla matura, miele, fieno, acacia, vaniglia. In bocca è godibilissimo per la sua morbidezza che corre lunga in un finale fresco di acidità e mineralità. Sentori di agrumi, pietra focaia, bella sapidità, corpo, equilibrio e armonia per questo Verdicchio da podio.

Melitites, vino (Verdicchio) e miele (di melata), della Cooperativa Apicoltori Montani di Matelica, una vera chicca della produzione Belisario. Quello che di più simile possa esserci al vino e miele bevuto dagli antichi romani e descritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Un vino che si presta bene ad accompagnare formaggi erborinati, pecorini stagionati oppure da solo a fine pasto, per una meditazione ricca di aromi. Color ambra, consistente e caldo (14% Vol.). Gli aromi del Verdicchio e del miele si sposano alla perfezione e donano al vino una bella freschezza e aromaticità agrumata che lentamente lascia il posto alle note dolci del miele, dei canditi e quelle più amarotiche di mandorle e castagne. Bottiglia da 50 cl e costo sotto i 13€. Una prelibatezza che consiglio di assaggiare almeno una volta. 

In sintesi posso dire che i Verdicchi di Belisario hanno tutti una grande personalità e, malgrado all’inizio avessi qualche perplessità sulla necessità di avere tutte queste versioni, ora la condivido pienamente come scelta, in quanto ognuno racconta qualcosa di diverso e ognuno può soddisfare i diversi gusti del consumatore. Meridia e Cambrugiano sono eccellenti, i miei preferiti, ma per un consumo più frequente o una cena leggera, i Vigneti del Cerro e Vigneti B. sono più adatti. Bella la scoperta dello spumante e del Melitites. Se passate da Matelica una sosta da Belisario è d’obbligo.

Luca Gonzato

Wine Days Italy, 11-13 maggio 2018 al Base di Milano

Quarantatré i banchi di degustazione presenti nei quali produttori o distributori accoglievano il pubblico con calore e grande voglia di farsi conoscere ed apprezzare per i propri vini. Non mi ero preparato una scelta di cantine e quindi mi sono spostato tra i banchi d’assaggio con l’unica regola di degustare prima i bianchi e poi i rossi.

Modeano, riviera del Friuli zona Latisana. Ribolla gialla, Malvasia Istriana e Sauvignon blanc, quelli assaggiati. Ben fatti, freschi e piacevoli con una bella sapidità e acidità. Simpatica ed esaustiva la titolare che presenziava. Se avete in previsione di andare a Jesolo o Bibione fate rifornimento da loro.

Villa Angarano di Bassano del Grappa con la loro interessante e gradevole Vespaiola, il rosé da Merlot perfetto per un aperitivo e lo Chardonnay Cà Michiel, spettacolare, può tranquillamente essere messo sullo stesso piano degli Chablis francesi. 

Tenuta San Marcello, Marche, Verdicchio dei Castelli di Jesi e Lacrima di Morro d’Alba, accoglienza super amichevole, ottimi vini da terreni calcarei argillosi con grande struttura e complessità. Mi sono ripromesso di fargli visita quella settimana d’agosto che sarò nella loro zona e fare scorta.

Terre Astesane, Mombercelli (Asti), un inusuale Sauvignon Blanc, ed alcune Barbera i miei assaggi della loro numerosa produzione. A fine giro sono poi tornato per acquistare la versione ‘Anno Domini’ di Barbera, fatta da una selezione di vigneti e uve. Bel frutto rosso e freschezza con tannini setosi, elegante ma allo stesso ‘di compagnia’ per una corposa cena con gli amici. Anche loro molto cordiali e disponibili ad ogni delucidazione.

Cantina dei Vignaioli del Tortonese (Alessandria), con il celebre ed ottimo vino bianco Derthona Timorasso, in compagnia dell’enologo Umberto Lucarno che mi ha illuminato su tante cose e che ringrazio per avermi fatto scoprire il vitigno Cellerina (rosso) che spero di vedere presto sugli scaffali delle enoteche.

Bulichella di Suvereto (LI), con il loro grande Syrah. 

Produttori di Govone (Cuneo), dove Marco è stato coinvolgente nel farmi assaggiare Albarossa, Ruché di Castagnole Monferrato, Barolo e Arneis Passito. Uno meglio dell’altro ma a colpirmi e farmi aprire il portafogli sono stati il Ruché con i suoi profumi di frutti tropicali e spezie, ed il Passito di Arneis, dolce ma bilanciato da notevole acidità ed elegante aromaticità.

A questo punto è suonato il campanello d’allarme a dirmi che stavo per superare la linea rossa oltre la quale il piacere di degustare si sarebbe trasformato in una sbronza, per cui mi sono avviato all’uscita e mi sono goduto la passeggiata fino a casa attraverso i Navigli affollati di turisti. Il Base (ex fabbrica Ansaldo), non lo conoscevo, bella struttura polifunzionale, animata e adatta anche per una puntatina con marmocchi al seguito. Streetfood, bancarelle, musica, tutto bello, poi se ti sei bevuto qualche calice prima lo è ancor di più.

Luca Gonzato

Riccardo Cotarella e sei grandi espressioni del vino Italiano 

Serata speciale quella organizzata da Onav Milano, con la partecipazione del famoso enologo nonché presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, che insieme al Presidente di Onav Vito Intini e ai produttori dei vini in degustazione, ci hanno guidato alla scoperta di sei magnifiche realtà italiane.

Vito Intini e Riccardo Cotarella

Il valore del territorio e delle persone prima ancora del vitigno, la peculiarità italiana di avere oltre 350 vitigni autoctoni che possono garantire un futuro di prosperità per i nostri vini, l’imprescindibile traguardo della qualità, che si raggiunge con la ricerca, la sperimentazione e l’applicazione di precise tecniche di intervento in vigna e di lavorazione in cantina. Sembrerebbero semplici regole ma comportano un impegno che nel passato è stato spesso disatteso, con enologi messi in disparte a favore di produzioni quantitative dove magari i vini venivano annacquati per riempire più bottiglie. Solo da qualche decennio l’impegno di tutte le figure coinvolte nella filiera del vino si sono messe alla ricerca della qualità, più che della quantità. Il merito va ai giovani enologi e ai produttori lungimiranti che hanno capito il valore del proprio territorio e come farlo esprimere al meglio nei propri vini. A Cotarella e alla cooperativa La Guardiense si deve la riscoperta di vitigni come la Falanghina che un tempo erano ritenuti ‘anonimi’ e che invece sanno esprimere carattere e territorio con grande personalità. Oppure l’Albarossa, che grazie all’impegno dell’Azienda Bricco dei Guazzi, ha riportato in auge questo vitigno piemontese poco conosciuto, in grado di fondere insieme le caratteristiche di Nebbiolo e Barbera aggiungendo valore al territorio del Monferrato. Poi c’è la bella realtà del Brunello di Montalcino dove territorio e vino sono un tutt’uno conosciuto nel mondo. I vini pugliesi, Negroamaro, Nero di Troia e Primitivo, che un tempo  viaggiavano sulle navi per andare a dare colore e consistenza ai vini del nord, ora brillano della propria luce grazie all’impegno di tanti produttori di qualità. Sono tante le realtà che hanno visto coinvolto Cotarella in oltre 50 vendemmie, è bello ascoltarlo e percepire quanto abbia fiducia nelle giovani generazioni e nel futuro dei vini italiani, ci rende orgogliosi di condividere a testa alta il racconto delle eccellenze vinicole italiane. Cotarella dice che “il vino perfetto non esisterà mai“, c’è sempre un margine di miglioramento, aggiungo io che i vini degustati non saranno perfetti ma sono dei gran bei vini.

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I Mille per la Falanghina 2015, Sannio Dop, La Guardiense

A presentare il primo vino è Domizio Pigna, Presidente de La Guardiense. Azienda fondata nel 1960 da 33 soci, oggi ne conta circa mille. Agricoltori che coltivano a conduzione diretta più di 1.500 ettari di vigneto situati in collina a un’altitudine di circa 350 metri, con una produzione media annua di circa 200.000 quintali di uve. In Campania nella provincia di Benevento. Falanghina invecchiata 3 mesi in barrique, si presenta giallo paglierino brillante con profumi di frutti tropicali, mango, frutto della passione, banana, pesca bianca. Armonico, rotondo e morbido con finale acidico/agrumato, persistente. Bell’inizio.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva 2004, Vigna Novali, Moncaro

Enologo Giuliano Ignazi. La Cantina di Montecarotto si trova nell’area classica dei Castelli di Jesi, Marche. Produce vini dal 1964 quando viene fondata la Società Cooperativa. Le uve di Verdicchio hanno una buccia molto spessa per questo viene fatta una macerazione di 18 ore a contatto che permette l’estrazione aromatica. Una piccola parte affina in barrique per 7/8 mesi. Quattordici gli anni di attesa per questo bianco che si mostra di un bel giallo dorato cristallino nel calice. Note evolutive, minerali, mielato che arriva al caramello, agrumi canditi, ananas, zafferano, sentori balsamici e bella acidità con sensazione burrosa in bocca. Maturo e armonico, gran piacere degustarlo.

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Brunello di Montalcino 2013, La Poderina Tenute del  Cerro

Presenta Francesco Ceccarelli, Trade Marketing Manager di Tenute del Cerro (Gruppo Unipol SAI). La Poderina è a Castelnuovo dell’Abate Montalcino (Siena). Le uve sono di Sangiovese Grosso qui chiamato Brunello. Vigneti con esposizione sud-est. Il vino è rosso rubino con riflessi aranciati, il colore abbastanza scarico ricorda quello del Pinot nero. Profumi di frutta rossa, marasca, vena speziata di pepe e chiodi garofano, vaniglia e un fondo terroso gradevole, percezioni vinose di giovinezza. Tannini fini, bella tattilità, elegante, lunga persistenza e corrispondenza gusto-olfattiva. Ottimo, con possibilità di ulteriore miglioramento in un paio di anni.

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Albarossa 2016, Bricco dei Guazzi

Presenta l’Azienda il suo Amministratore Alessandro Marchionne. Bricco dei Guazzi è nel Monferrato, comune di Olivola (Alessandria), fa parte del gruppo Genagricola che si occupa di viticoltura, agricoltura, allevamento e fonti rinnovabili. L’Albarossa è un vitigno clone dell’incrocio tra Nebbiolo e Barbera, selezionato come il migliore tra quelli sperimentati nel lontano 1938 dal Dott. Dalmasso, ampelografo originario dell’Astigiano. Il vino ha un colore intenso simile alla Barbera, profumi floreali, spicca la rosa, note di talco, frutti rossi, spezie dolci, noce moscata. Fresco ed elegante con nota di liquirizia, tattile, masticabile. Questa è la terza annata che viene prodotto. È stata una bella scoperta questa Albarossa che metto al Top della serata.

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Ogrà Syrah 2013, Famiglia Cotarella

Presenta Riccardo Cotarella. L’Azienda fondata nel 1979 con il nome Falesco è ora diventata Famiglia Cotarella proprio a significare il forte legame familiare che unisce i fratelli Renzo (amministratore delegato della Marchesi Antinori) e Riccardo Cotarella, entrambi enologi che hanno ora messo alla guida dell’azienda la terza generazione, rappresentata dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica. La sede è a Montecchio (Terni), al confine tra Lazio e Umbria. In degustazione, l’Ogrà è rubino intenso, profumi di frutti rossi, cipria, pepe, legno fresco, floreale, ancora vinoso con sensazione vanigliata, morbido ed elegante al palato con il tipico aroma di liquirizia del Syrah. Gran bel Syrah.

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Selvarossa Riserva Salice Salentino 2013, Cantina Due Palme

Presenta Francesco Fortunato, giovane enologo. La cooperativa nasce nell’89, conta 1000 soci e 2500 ettari vitati. È una realtà importante nel nostro Paese che produce 15 milioni di bottiglie ed esporta in 45 paesi. Aggiungo una nota personale, conoscevo la Cantina per il loro Susumaniello, un rosso morbido e gustoso davvero piacevole, viene proposto ad un prezzo inferiore ai 10 euro. Stasera ho la conferma della bontà dei loro vini assaggiando questo Salice Salentino Riserva. Aromi di piccoli frutti rossi maturi, spezie dolci, cipria, grafite, frutto dolce, vanigliato. Bella freschezza, lunghissimo con questa prugna matura a far capolino. Se non è sul primo, è sul secondo gradino del podio. 

Luca Gonzato