Vini veri, persone vere

Persone e vini veri alla fiera Viniveri 2019 svoltasi a Cerea (Vr). Sono stati 132 i produttori che hanno animato il grande salone dell’Area EXP che, ironia della sorte, ha avuto le sue origini nel 1908 come fabbrica di concimi chimici e che grazie al comune di Cerea è stata poi recuperata nel 1995 e convertita a polo espositivo. Oggi i protagonisti in questo spazio sono coloro che hanno bandito dalla loro produzione ogni sostanza di derivazione chimica e che offrono quel genere di vini che possiamo definire naturali. Praticamente operano tutti in biologico o biodinamico. Ad accomunarli sotto il cappello di Viniveri è il rispetto di un manifesto che prevede regole chiare di coltivazione e di lavoro in cantina e la passione per le cose sane e rispettose della natura.

Avevo grandi aspettative per questa fiera, anche perchè l’avevo scelta al posto del mastodontico Vinitaly che partirà tra un paio di giorni. Aspettative pienamente soddisfatte dai quasi sessanta assaggi fatti e dalla conoscenza di tante belle persone, vere come i loro vini. C’era un bel clima, scanzonato ma anche professionale nell’approfondimento delle tematiche produttive. Bello vedere tanti coniugi, familiari ed amici che dietro i banchetti si adoperavano nel racconto e nella mescita. Ero in compagnia dell’amico sommelier Sasha e di un centinaio di altri soci Ais arrivati in pullman da Milano. Praticamente una gita di giovani quarantenni e più che volevano godersi una giornata intera di assaggi senza l’ansia di dover poi guidare. A far da portabandiera l’immancabile e mitico Hosam.

La regola era implicita, ‘bollicine, bianchi, rossi, passiti’, così gran parte di noi si è diretta ai banchi di Champagne mentre io e Sasha abbiamo optato per la cantina slovena di Slavček e i loro spumanti da Ribolla più Riesling e Rosé da Refosco. Il primo l’ho trovato proprio bello con i suoi sentori agrumati di pompelmo e di nespola. Più particolare il rosé dalla lieve vena tannica.

Siamo poi tornati dalla simpatica coppia di produttori per assaggiare anche i bianchi da uve con brevi macerazioni e i rossi. L’azienda è anche TripleA (agricoltori, artigiani, artisti), segnalo il loro Pinot Grigio 2015 e la Ribolla riserva tra i migliori. Si trovano a Dornberk (Dorimbergo) nel Collio Sloveno, a pochi km da Nova Gorica e dal confine italiano.

Salto in Champagne da Christophe Mignon dove c’è l’importatore a coinvolgere e far ridere gli astanti con le sue battute dallo spiccato accento veneto. Ottimo il Brut da Pinot Meunier 60% e Chardonnay 40%. Più austero il Brut Nature da Meunier 100%.

Eccoci poi da Aci Urbajs l’eccentrico produttore di Organic Anarchy, linea di vini bianchi dalle lunghe macerazioni e nessun uso di solfiti. Chardonnay 2015, Pinot grigio 2016 e 2017 e il Radicali ‘0’ 2017 blend di Chardonnay, Riesling e Kern (gran vino, complesso e lunghissimo con piacevoli note di miele).

I vini di questa cantina mi ricordano molto quelli di Nicolas Joly, padre della biodinamica e produttore della Aoc Savenniers nella Valle della Loira. Interessante assaggiare il Pinot grigio decantato da alcune ore ed evoluto con aromi molto diversi ed intensi. Le etichette dei vini rappresentano in modo chiaro lo stile di questa cantina che produce vini unici, tra i migliori assaggiati oggi. Si trovano anche loro in Slovenia ma molto più nell’entroterra e vicini all’Austria.

Sono seguiti poi gli assaggi di Mas Des Agrunelles, nel Languedoc francese. Un blend molto piacevole di Grenache Blanc e Marsanne (50/50) ed un Viogner. 

La cantina seguente è stata l’austriaca Nikolaihof Wachau dove erano presenti la produttrice, l’importatore e una magnifica sequenza di 4 Gruner Veltliner di annate diverse e altrettanti Riesling. Un assaggio meglio dell’altro. Le annate hanno evidenziato una bella evoluzione olfattiva che andava dal frutto fresco della 2017 alla sempre maggiore presenza di idrocarburi nelle 2014 e 2011. Tra i miei preferiti il Veltliner 2010 e il Riesling 2014 dove si percepiva una bella presenza armonica di frutto e idrocarburo.

Il passo successivo ci ha portato in Alsazia al Domain Valentin Zusslin dove abbiamo assaggiato uno strepitoso Riesling Neuberg 2014, al Top della giornata di assaggi. Elegante, intenso nei profumi tipici ed armonico. Visto che l’Alsazia è anche patria dei migliori Gewurtztraminer abbiamo provato il Bollenberg con residuo zuccherino. Il sommelier è stato molto bravo a servirlo freddo, quasi ghiacciato. È risultato molto piacevole e bevibile con un bel frutto tropicale fresco. Qualche grado in più e avrebbe rischiato di essere percepito come stucchevole. 

E i vini italiani? Eccoci da Gino Pedrotti in Trentino vicino al lago di Cavedine in provincia di Trento. Ad accoglierci il giovane titolare Giuseppe Pedrotti che è davvero una bella persona, simpatico e pronto ad esaudire ogni nostra curiosità. Tutti i loro vini hanno un filo conduttore che è l’eleganza, non quella dei lustrini ma quella delle cose fatte bene con pochi ingredienti. Uva, terra, clima, passione e una conduzione familiare. Abbiamo assaggiato la bella Nosiola 2017 (vitigno autoctono Trentino) poi uno Chardonnay 2017 e il blend di Chardonnay e Nosiola dell’etichetta L’Aura, gran bianco che consiglio di assaggiare.

Poi il rosso Rebo (vitigno ottenuto da Teroldego e Merlot) ed un magnifico Vino Santo Trentino del 2002, ottenuto da uve di Nosiola passite e botritizzate a cui segue una lenta fermentazione ed un lungo affinamento che arriva fino ai dieci anni. Non esagero a dire che è uno dei migliori passiti mai bevuti.

A questo punto l’amico Sasha si sgancia per una degustazione di sigari e vino ed io approfitto per approfondire le mie conoscenza sui vini di una regione ingiustamente poco considerata, il Lazio. Mi spiace non avere immagini di ognuno ma a volte mi perdo nella degustazione dimenticando di scattare le foto. Da Milana Gioacchino di Olevano Romano (Rm) ho assaggiato una Malvasia 2017 e un blend di Malvasia e Trebbiano sempre del 2017 che mi è piaciuta parecchio. Poi il rosso Cesanese (di Affile), dalle belle note fruttate e dalla facile beva. Anche qui una bella famiglia a presentare i propri vini.

Nei banchetti seguenti, con produttori della stessa regione, ho trovato i ragazzi di Noro Carlo in Labico (Rm) ed assaggiato la sorprendente Passerina, in quanto non conoscevo la versione laziale di questo vitigno che qui si esprime con gran corpo e profumi intensi rispetto alle ‘sottili’ Passerine marchigiane. Assaggiato anche il loro Cesanese del Piglio da suoli diversi dove era evidente la grande struttura e i diversi marcatori fruttati tra uno e l’altro, dalle more alla ciliegia e amarena. Finezza e struttura a seconda del suolo di terre rosse ricche di ferro oppure argillose compatte. 

Un passo più in là e mi trovo dal produttore La Visciola di Piglio (Rm) dove assaggio 5 versioni di Cesanese del Piglio da diversi Cru. I vini di questa simpatica coppia sono incredibilmente buoni, pur avendo ognuno delle diverse sfumature si esprimono come gran rossi degni di accompagnare le carni più saporite. Al palato i vini sono vellutati, caldi, con frutto carnoso ed una bella spalla acida. I tannini sono perfettamente integrati. Peccato che se volessi acquistare qualche loro bottiglia dovrei per forza recarmi nella loro cantina. Se vi capita di trovarne una da qualche parte non fatevela scappare.

Tornato Sasha ci dirigiamo al banco di Oasi degli Angeli di Cupra Marittima nelle Marche, “mica ti vorrai lasciar scappare la possibilità di assaggiare i loro grandi vini!” Il Kupra da uve Bordò (una specie di cannonau), grandissima espressione di piccoli frutti rossi e di erbe aromatiche di macchia mediterranea a cui fanno da cornice eleganti note di affinamento in legno. Poi il Kurni, meravigliosa creatura 100% Montepulciano. Rotondo, spesso, solare, un vino che vorrei sempre avere in cantina. Purtroppo la loro produzione è molto limitata e di conseguenza il costo/valore di ogni bottiglia è elevato. Apprezzo molto e ringrazio i titolari Eleonora Rossi e Marco Casolanetti per aver presenziato questo evento e dato così la possibilità a tanti appassionati di assaggiare i loro vini. (la faccia sulla foto è seguente alla mia richiesta di poter scattare 🤣)

Altro produttore eccellente trovato a Viniveri è stato Rinaldi, piemontese di Barolo dove ho assaggiato i due Baroli presenti, il Tre Tine 2015 e il Brunate 2015. Entrambi di grande eleganza e finezza. Buoni ma sono certo che tra qualche anno avranno tannini più integrati ed una migliore armonia generale. Mi spiace non averli compresi fino in fondo, forse l’assaggio è stato penalizzato dai precedenti assaggi di rossi con aromi molto presenti.

Una puntata in Spagna da Uva De Vida di Castilla nella Mancha. Qui abbiamo assaggiato alcune versioni da uve Graciano e Tempranillo. Rossi potenti, talvolta ruvidi e con sentori selvaggi, di cuoio, cavallo e carne macerata. Poi all’azienda La Senda con gli ottimi rossi da uve Mencia e Palomino.

A questo punto è diventato difficile continuare a degustare con obiettività e quindi ho smesso di prendere appunti e mi sono goduto gli ultimi assaggi per puro piacere. Dopo poco è arrivato il momento di recarsi al pullman per il rientro.

Siamo tornati felici verso Milano, con qualche nozione in più sui vini naturali e con le papille gustative che danzavano. Spero di esserci anche l’anno prossimo con nuovi vini e persone vere da conoscere.

Luca Gonzato

Note:

Le regole di produzione che sono tenuti a rispettare i produttori del consorzio Viniveri riguardano sia le operazioni in vigna che quelle in cantina. In vigna non è consentito l’uso di diserbanti e/o disseccanti, concimi chimici e viti modificate geneticamente. Nei nuovi vigneti si introducono piante ottenute da selezione massale e si predilige la coltivazione di vitigni autoctoni. Sono ammessi i trattamenti contro le malattie purché rispettino le norme dell’agricoltura biologica. Sono vietati i trattamenti di sintesi, penetranti o sistemici. Infine la vendemmia deve essere manuale. Per quel che riguarda il lavoro in cantina si possono utilizzare solo lieviti indigeni presenti sull’uva ed in cantina con esclusione di qualsiasi prodotto di nutrimento. Non sono permessi i sistemi di concentrazione ed essiccazione forzata, solo appassimento naturale dell’uva all’aria.  È vietata ogni manipolazione alla fermentazione naturale compreso il controllo della temperatura. Esclusione anche di chirificante e filtrazione. La solforosa totale non potrà mai essere superiore ad 80 mg/l per i vini secchi e 100 mg/l per i vini dolci. 

Esperti in Franciacorta, da Ferghettina

Una giornata in famiglia, anzi due, quella di Onav e quella di Ferghettina 🥂❤️🍾 in Franciacorta, ad Adro, nel regno della bollicina italiana. L’occasione è stata la consegna dei diplomi di Esperti Assaggiatori.

Ferghettina produce vini dal 1991. Sono 200 gli ettari coltivati e circa mezzo milione le bottiglie prodotte. Il nome Ferghettina deriva dal primo appezzamento acquistato ad Erbusco. Ambiente giovane e familiare in Ferghettina, bellissima la struttura con annessa cantina sviluppata su tre livelli.

Sono sette le versioni di Franciacorta prodotte, una scelta che esalta sui vini le differenze dei diversi terreni della proprietà. Impressionanti i 150 serbatoi di vinificazione ma ancor di più il caveau dove sono conservati i campioni di tutte le annate.

Per festeggiare il diploma ci siamo spostati nella terrazza con vista sulle vigne e abbiamo assaggiato tre belle espressioni di Franciacorta baciate da sole. Ferghettina Brut (85% Chardonnay e 15% Pinot nero), bella bollicina, agrumata, fresca in ingresso, piena e rotonda nel finale quasi burroso. Poi il Milledì, 100% Chardonnay, nella tipica bottiglia a base quadrata brevettata da Ferghettina. La forma quadrata consente una maggiore superficie di contatto dei lieviti che, all’opposto, nelle bottiglie tradizionali, occupano solo una striscia (a bottiglia sdraiata). Beh, questo Chardonnay mi è piaciuto molto per la sua finezza ed eleganza. Il terzo ed ultimo assaggio è stato un grande ed apprezzato regalo offerto da Ferghettina, l’Eronero 2009. Spumante 100% Pinot nero che è stato sui lieviti 5 anni ed ha poi riposato in bottiglia per presentarsi oggi in una forma smagliante. Rosato ramato con una complessità olfattiva davvero interessante. Spiccano sentori di rabarbaro e caramello ma anche di piccoli frutti rossi. Il sorso è appagante sotto ogni punto di vista, ti trasporta lontano, senti qualcosa di speciale che solo l’età può dare.

Complimenti a Ferghettina per l’alta qualità dei suoi Spumanti e ad Onav per la bella giornata passata insieme. Grazie a tutti ed in particolare a Giovanna, Roberto e Tommaso con i quali ho condiviso il percorso di studi e tante degustazioni.

Luca Gonzato

Yamada di Zaccagnini

Il nome del vitigno Pecorino mi fa sempre sorridere, oggi per uscire dalla consuetudine dei miei post ho provato a descrivere le caratteristiche principali del vino disegnando poche linee. Che dite si capisce?

In sintesi è un vino bianco italiano delle Colline Pescaresi in Abruzzo. 

Pecorino (è il vitigno).

Si tratta dello Yamada (che in giapponese vuol dire campo di montagna), l’annata è la 2017. 

Produttore: Cantina Zaccagnini.

È un vino luminoso, dai profumi agrumati, spicca il pompelmo ma si possono sentire anche degli eleganti fiori bianchi. Mi piace perchè non è ‘pesante’ come altri Pecorini e si lascia bere con facilità. Il finale è molto piacevole nelle sue note agrumate e minerali. Grande freschezza e sapidità. Un vino per rendere un aperitivo l’unica cosa necessaria della serata. Lo trovo facilmente abbinabile a stuzzichini vari, di pesce, salumi e formaggi con tendenza dolce… di sicuro non passa inosservato questo Yamada.

Da tenere in cantina per ogni occasione.

Luca Gonzato

Vini di Gallura: tre di Tani

Le recenti e legittime proteste dei pastori sardi mi hanno portato a voler parlare di vini sardi e, anche se alla lontana, sostenere i prodotti tipici di quella splendida regione che è la Sardegna. Ho scelto alcuni vini della Cantina Tani, situata in Gallura nel paese di Monti. Il primo assaggiato è stato il  Vermentino di Gallura Superiore, Taerra 2017. Bel colore, giallo paglierino intenso, profumi delicati di fiori bianchi e agrumi come il mandarino e il limone, qualcosa anche di erbe aromatiche come il basilico. In bocca è di gran corpo, le sensazioni morbide quasi burrose sulla lingua fanno da contraltare ad una splendida mineralità che gli sta intorno e che chiude il sorso in un bellissimo equilibrio. Maestoso. Davvero buono. 

Pur essendo una zona famosa per il Vermentino, Tani produce anche due rossi che mi incuriosivano parecchio. Il Donosu, Connonau di Sardegna 2017 è molto diverso dai Cannonau del sud della regione o perlomeno da quelli che ho avuto modo di assaggiare. È più sottile e riporta a frutti freschi, erbe balsamiche, rosa, mirtilli. In bocca è leggiadro, minerale e sapido, si ammorbidisce in un finale abbastanza equilibrato. Si apprezza la sua fragranza aromatica. Per la sua freschezza e mineralità mi ricorda certe Barbera piemontesi. Da apprezzare con un bel formaggio pecorino di media stagionatura.

L’altro rosso di Tani è il Serranu 2015, blend di Cannonau 45%, Merlot 10% e altre varietà rosse non specificate. Affina in botti da 1000 litri per 24 mesi. Dimenticavo di dire che in questa zona i suoli hanno una forte componente di granito. Il colore del Serranu è impenetrabile, giusto sui bordi rilascia un rubino/granato intenso. La rotazione del calice è ‘pesante’, si formano archetti che lentamente ritornano nel vino. I profumi sono eleganti, di frutti in confettura, erbe balsamiche, rabarbaro, menta. Spezie, chiodi di garofano. In bocca ha un bel corpo, il frutto è sciropposo, il tannino composto. Gli aromi retronasali riportano alle erbe balsamiche. È un gran rosso, rotondo e lungo. Finale fresco di bacche nere, more e mirtilli. Sogno un maialino arrosto da accompagnare a questa perla rossa di Gallura.

Sarà che è ancora inverno e che i ‘rossi’ la fanno da padrona ma lo trovo davvero ottimo come piacevolezza ed unico come carattere.

Luca Gonzato

Enozioni 2019

Sabato 26 gennaio, banco d’assaggio nell’ambito di Enozioni 2019, organizzato da Ais Milano all’Hotel Westin Palace. Una ventina gli assaggi fatti, tutti vini di alta qualità. Memorabile l’accoglienza da parte dei numerosi produttori che ci hanno personalmente presentato i loro vini.
A fine giornata ho stilato la mia classifica degli assaggi migliori ed ipotizzato una sequenza per un pranzo domenicale:


BOLLICINA Tesi Uno, Barone PizziniSpumante metodo classico, particolare ed unico in quanto è realizzato con il 60% di uva Erbamat, 20% Pinot nero, 20% Chardonnay. 60 mesi sui lieviti. Bellissima freschezza e aromi ‘verdi’ eleganti. L’Erbamat è un vitigno autoctono della Franciacorta.


BIANCO Greco di Tufo DOCG, Giallo d’Arles di QuintodecimoGrande struttura e complessità aromatica di frutti a polpa gialla, rotondo, lungo, persistente ed elegante. A presentarcelo c’era una delle figlie di Moio, gentilissima e preparata.


ROSSO Boca DOC, Vigna Cristiana del Podere ai ValloniUn gran vino per grandi occasioni, composto dal 70% di Nebbiolo, 20% Vespolina e 10% Uva rara (Bonarda). Si esprime con grande carattere ed accenti di erbe aromatiche e spezie, fanno da contorno gli aromi tipici del Nebbiolo che quì, su suoli di origine vulcanica, regalano spunti minerali e finezza. Con gli amici sommelier Ottavio e Sasha, che mi hanno accompagnato nella degustazione, abbiamo convenuto che fosse il miglior assaggio della giornata.


DOLCE Querciantica Visciole di VelenosiEravamo ormai in uscita dalla sala quando mi è arrivata agli occhi la scritta rossa Visciole sull’etichetta nera. Bevanda a base di vino e visciole (amarene tipiche Marchigiane), è un’ottima alternativa ai passiti, coniuga perfettamente le caratteristiche dell’uva Lacrima di Morro d’Alba con la dolcezza delle visciole.

Luca Gonzato

Hic enoteca bistrot

 

Da Hic in via Sidoli a Milano, per festeggiare il titolo raggiunto di Esperti Assaggiatori Onav. Si inizia con un brindisi a base di uva Erbaluce (vitigno autoctono piemontese) spumantizzata con Metodo Classico, Cuvéè Tradizione 1968 di Orsolani, millesimo 2011, affinata sui lieviti per 60 mesi. Uno spumante davvero interessante nei profumi e alternativo ai competitor lombardi e francesi. In boccca conserva qualche nota agrumata e fresca ma a risaltare sono i profumi caldi e morbidi dell’affinamento sui lieviti, note di pasticceria, crosta di pane, frutta secca, bellissima nocciola finale. Si sposa bene al tagliere di formaggi che accompagna la degustazione.

Su consiglio del titolare di Hic, che si è prodigato nell’accoglienza e nel proporci diversi possibili assaggi, passiamo ad un Aglianico campano del 2015, l’Ognostro (vuol dire inchiostro) di Marco Tinessa, infatti il colore nel bicchiere è scuro e non lascia spazio a trasparenze. Un vino che si apre lentamente sprigionando un gran ventaglio di profumi, more, mirtilli, sentori minerali, note speziate, humus, sottobosco. In bocca ha un ingresso fresco con ancora un bel frutto fragrante e un’acidità che rende il sorso piacevole. Bel corpo e tannini composti, si succedono in bocca i percettori per poi terminare in un bel finale balsamico/mentolato. Grande Aglianico, caldo senza darlo a sentire (14,5% di volume alcolico), persistente in bocca ed appagante nel gusto. Ci vorrebbe un bel filetto al pepe verde per apprezzarlo fino in fondo.

Per il terzo assaggio, un’altra chicca dell’enoteca Hic, il rosso fortificato 1501 Merlino di Pojer e Sandri (Trentino), un vino con residuo zuccherino da uve Lagrein al quale viene aggiunto del brandy invecchiato e che affina poi per 8/10 mesi in botti dove c’era il brandy. È chiaramente un vino da centellinare e godersi con estrema lentezza, un ’fortificato’ che ti riporta il sorriso ed evoca i ricordi. Profumi di frutti rossi sotto spirito, i ‘Mon Chérie’, note di cacao, vaniglia. Avvolgente, vellutato ed estremamente persistente, anche dopo diversi minuti hai delle belle sensazioni dolci nel palato, perfetto con il cioccolato ma anche da solo, non gli manca niente. Bella serata da Hic, posto accogliente e prezzi giusti, interessante selezione di vini, molti i ‘naturali’ e triple ‘A’ visti sugli scaffali. Taglieri di salumi e formaggi gustosi e non minimalisti nella quantità, insomma un bel ritrovo in una zona tranquilla della città, fuori dal caos del centro di Milano. Da tornarci il prima possibile, anche perchè è rimasta la curiosità sul Beaujolais vintage…

Luca Gonzato

Bollicine per festeggiare. Lugana Metodo Classico Brut, Zenato

 

È abitudine che per brindare o festeggiare qualcosa, dal comune aperitivo con gli amici, all’evento per celebrare una ricorrenza o un successo, si utilizzi una ‘bollicina’. Champagne, Spumanti come Franciacorta o Trento Doc, oppure il diffusissimo Prosecco. Tutti hanno il comune denominatore delle bollicine e la capacità di trasmettere gioia e successo. Brindiamo con le bollicine per una proposta, un accordo, l’inizio del nuovo anno. Ognuno a suo modo e a suo gusto, dal Pas Dosé o Nature (senza aggiunta di zuccheri) fino agli Spumanti dolci, passando per extra brut, brut dry ecc.. ognuno con un pizzico di zucchero in più a soddisfare la voglia di dolcezza. Si stappa nei modi più diversi, col ‘botto’ e conseguente fuoriuscita di schiuma durante una festa o sul podio di un circuito, oppure con sciabolatura in un evento scenografico a base di Champagne o nel modo discreto ed elegante del Sommelier al ristorante, il cosiddetto ’soffio’. Bollicine democratiche, per tutti, dai 4 ai 400 euro e più a seconda della provenienza, dell’annata o del prestigio della Cantina, ognuno può trovare lo Spumante giusto per sé. Io oggi stappo un Lugana Metodo Classico Brut, da uve Trebbiano di Lugana, della Tenuta Zenato di S. Cristina a San Benedetto di Lugana, sulla sponda veneta del Lago di Garda. Prezzo sui 14€ e semplice stappatura al soffio in famiglia. Zenato offre uno Spumante Metodo Classico (rifermentato in bottiglia) con bei profumi di fiori bianchi e di frutti freschi come la mela e la pera, fanno da contorno sensazioni agrumate di mandarino e note di pasticceria. È fine ed elegante, scorrevole, ottimo sotto ogni aspetto e perfetto per festeggiare qualcosa. Festeggio l’aver superato l’esame di esperto assaggiatore Onav, ma avrei potuto aprire lo Spumante anche solo per festeggiare la domenica o il salame appena affettato. A mezza età non contano più i titoli conquistati ma le soddisfazioni che si traggono dalle passioni coltivate. Il vino in generale e oggi questo spumante in particolare, me ne regalano tante. Consiglio questo Spumante perchè buono sia nel gusto che nel rapporto qualità/prezzo.

Luca Gonzato

Il Derthona Timorasso di Claudio Mariotto

Piemonte, provincia di Alessandria, Colli Tortonesi Timorasso Derthona, 2016, Claudio Mariotto, Vignaiolo in Vho.

Vino bianco secco da uve di Timorasso. Elegante, floreale con sentori di acacia, ma anche pera e miele, un soffio minerale di grafite e ricordi di pietra bagnata. Sapido ed equilibrato alla morbidezza del volume alcolico del 14%. Piacevolmente persistente nella sensazione acido/minerale in bocca. Agile e verticale, perfetto con piatti di pesce strutturati. Lascia la bocca pulita e fresca. È un vino di carattere con un corpo strutturato, dimostra la sua personalità anche dopo breve tempo come questo 2016 ma il meglio lo può dare nelle lunghe distanze, bisognerebbe dimenticarlo in cantina e riprenderlo dopo un decennio per apprezzarne le note evolutive. Questo Derthona si trova al costo di circa 15 euro. Gran bianco che puoi tranquillamente mettere in tavola nelle occasioni migliori.

Luca Gonzato

L’Oro delle Isole

…ovvero come chiudere da Re una giornata di degustazioni con tre vini che brillano come lingotti. Valgono oltre i 90 punti sulle guide di settore e soprattutto si mostrano con un ventaglio di profumi così ampio che il termine ‘complessità’ sembra inventato apposta per loro. 

Puoi stare ore a ruotare questi vini nel calice e meditare su quali profumi si possono distinguere, oppure puoi goderteli con abbinamenti sorprendenti. Senz’altro sono tutti da provare almeno una volta.

Vernaccia di Oristano Riserva 1991 Contini. Dalla valle del Tirso in Sardegna questo vino maturato sui lieviti flor in piccole botti scolme di rovere e castagno. Un vino con note ossidative che si presenta con profumi intensi di mandorle, nocciole, agrumi, scorza d’arancio. Ideale con pasticceria, ma vista la bella sapidità e acidità io lo proverei con i tipici spaghetti alla bottarga. Il costo è di 35/40€.

Vecchio Samperi Perpetuo Marco De Bartoli. È di fatto un Marsala vergine, ‘sans année’, metodo di affinamento ‘perpetuo’, prevede un’aggiunta del 5% di vino nuovo, ogni anno ai fusti di rovere e castagno dove affina per almeno 20 anni. Uve Grillo 100%. Profumi di frutta secca e passita, note balsamiche ed eteree, caramello e tanto altro. Caldo, avvolgente, lunghissimo. Un vino senza tempo che puoi abbinare ad esempio al cioccolato fondente, io però lo metterei alla prova con i ricci di mare o con le ostriche. Costo sui 50€.

Bukkuram Sole d’Agosto 2015, Passito di Pantelleria Marco De Bartoli. Uve di Zibibbo 100% (Moscato di Alessandria). Colore ambra, sprigiona sentori di frutta sciroppata, agrumi, mango, zenzero, marmellata di albicocca e se lo tieni sulla lingua qualche minuto, magia, ti ricorda il dado per fare il brodo, l’umami. Dolce ed equilibrato nell’acidità, sole, mare, infinito. Pensa al dolce che preferisci, mangialo in fretta e poi goditi con estrema lentezza, questo passito.

Luca Gonzato

L’Albarola delle Cinque Terre

Er Giancu, Azienda Agricola Possa
Giallo paglierino intenso, profumi di frutta gialla matura, miele, floreale, mi ricorda il corbezzolo… qualche minuto di attesa e una vigorosa rotazione nel calice, si apre ed arriva un’ondata marina con sentori salmastri che sembra di stare sugli scogli. Note minori di timo, fumé… In bocca ha una bella freschezza, è sapido e minerale, sensazione ‘polposa’ di frutto e leggerezza che chiama il ‘sorso’ con semplicità e discreta finezza. È un ‘triple A’ (agricoltori, artigiani, artisti), ciò che meglio si avvicina al concetto di ‘vini naturali’. Il vitigno (autoctono) è l’Albarola, la zona dei vigneti sono le Cinque Terre, Riomaggiore in Liguria. La produzione è minima e rapportata ad un territorio di ‘viticoltura eroica’, 1000/1500 le bottiglie prodotte. Giustificato quindi il prezzo, di circa 18€. Personalità autentica in questo vino che si abbina perfettamente a piatti di pesce con insita grassezza, ad esempio Orata, Rombo o con tendenza dolce come i Crostacei. L’unico difetto è che finisce troppo in fretta. Buono buono!

Luca Gonzato

Pinot bianco Toros

È passato del tempo dall’ultimo vino recensito, nel frattempo ne ho assaggiati diversi senza però che nessuno mi colpisse per particolari qualità. Erano uno spumante trentino da Chardonnay, un Greco di Tufo, un Bordeaux ‘low cost’ selezionato da una nota catena di supermercati, un Montepulciano d’Abruzzo ed infine un Curtefranca bianco da uve Chardonnay e Pinot bianco. Non faccio i nomi delle cantine per rispetto del loro lavoro, ma non ci ho trovato niente degno di nota. Preferisco parlare solo di quei vini che mi fanno spalancare gli occhi e allargare il sorriso come questo Collio friulano, Pinot Bianco 2016 della Cantina Toros di Cormons. Ho attinto alla mia riserva ‘garantita’ in cantina, sapevo che non mi avrebbe deluso. 

È un ‘bianco’ elegante e fine con un corpo da rosso. Sapido e fresco, fiori bianchi, pesca, con una morbidezza quasi burrosa e sentori di lieviti, pane. Persistente negli aromi si distingue per la sua bellezza armonica. Ottimo con un risotto ai frutti di mare. Garantito che una volta tolto il tappo non servirà ad altro che aumentare la collezione di sugheri. Questo sì, è un Pinot Bianco memorabile. Sorrido ancora adesso ripensandoci. 😃

Luca Gonzato

Il Verdicchio di Montagna

Cantina Belisario, Matelica.

Se c’è un’uva che più di altre può ritenersi rappresentativa della regione Marche è il Verdicchio. Straordinario vitigno che contempla le due DOCG Castelli di Jesi Verdicchio Riserva e Verdicchio di Matelica Riserva oltre a una dozzina di DOC. Il Verdicchio di Jesi viene anche chiamato Verdicchio di mare, mentre quello di Matelica, coltivato su colline tra i 250 e i 700 m/slm viene definito Verdicchio di montagna. Tante le differenze tra i due, nascono da suoli e climi molto diversi. Volendo sintetizzare, a Matelica è presente una faglia del Miocene, terreni di flysh e marne calcaree mentre nella zona di Jesi i terreni sono perlopiù argillosi, calcarei e sabbiosi. Clima più freddo d’inverno all’interno con estati calde e a Jesi più mediterraneo con l’influenza del mare che dista solo 20 km. A Matelica il Verdicchio si esprime con note più minerali, fruttate e complessità mentre a Jesi prevalgono le note floreali e il corpo. Ovviamente non si può generalizzare perché sono troppe le variabili a definire un vino ma prendetela così, come una nota di indirizzo per inquadrare due diverse personalità.

In questo articolo e a seguito della visita fatta alla Cantina Belisario, mi soffermo sul Verdicchio di Matelica nelle versioni del suo più grande produttore, Cantine Belisario, il 70% della produzione totale con 300ha vitati. A raccontarci di Belisario abbiamo trovato nientemeno che il direttore commerciale Patrizio Gagliardi, ex sindaco di Matelica, sommelier Ais e grande conoscitore di vini. Una persona squisita che ha saputo illustrarci con perizia le caratteristiche del Verdicchio di Matelica, così versatile e generoso che riesce a declinarsi dalla bollicina al passito mantenendo le sue principali doti di piacevolezza, ovvero la mineralità e la freschezza data dall’alto tasso di acidità delle uve che nell’Alta Valle Esina arrivano ad essere vendemmiate a fine Ottobre.

Sono sei le versioni che ho voluto prendere in esame:

Cuvée Nadir, Spumante Brut metodo Charmat, uve di Verdicchio. Pérlage fine e persistente, fresco, minerale, con sentori di fiori bianchi, aromi dominanti di mela verde e ananas. Piacevole e ottimo come aperitivo.

Vigneti del Cerro, uve di Verdicchio coltivate sulle pendici est dell’Alta Valle Esina ai piedi del Monte San Vicino. Vinificato in acciaio. Fiori bianchi, pesca bianca, sensazione citrina, fresco, minerale con lievi note morbide finali.

Vigneti B., uve di Verdicchio clone matelicese, conduzione biologica del vigneto. Vinificato con tecnica dell’iperossigenazione, in assenza di solforosa. Profumi floreali e agrumati, in bocca è equilibrato con sensazioni morbide quasi burrose e minerali sapide. L’acidità si fa sentire e trasporta lungamente aromi freschi, vegetali e citrini. Pulito e sincero si lascia bere con gran piacere.

Meridia, bellissimo giallo dorato cristallino, fiori ed erbe di montagna, pesca gialla, miele, ananas. In bocca si contrappongono note burrose e dolci a bellissime sensazioni minerali e di sapidità. Il fruttato è cremoso, scorrevole con la spiccata acidità di questo Verdicchio affinato in antichi serbatoi in cemento vetrificato. Il finale è elegante e armonico. 

Cambrugiano, prodotto dal 1988 solo con uve Verdicchio vinificate con metodo della criomacerazione. Una parte matura almeno un anno in acciaio e l’altra in barili di legno di rovere tostato, si affina un altro anno in bottiglia. Grande complessità olfattiva con accenti di pesca gialla matura, miele, fieno, acacia, vaniglia. In bocca è godibilissimo per la sua morbidezza che corre lunga in un finale fresco di acidità e mineralità. Sentori di agrumi, pietra focaia, bella sapidità, corpo, equilibrio e armonia per questo Verdicchio da podio.

Melitites, vino (Verdicchio) e miele (di melata), della Cooperativa Apicoltori Montani di Matelica, una vera chicca della produzione Belisario. Quello che di più simile possa esserci al vino e miele bevuto dagli antichi romani e descritto da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia. Un vino che si presta bene ad accompagnare formaggi erborinati, pecorini stagionati oppure da solo a fine pasto, per una meditazione ricca di aromi. Color ambra, consistente e caldo (14% Vol.). Gli aromi del Verdicchio e del miele si sposano alla perfezione e donano al vino una bella freschezza e aromaticità agrumata che lentamente lascia il posto alle note dolci del miele, dei canditi e quelle più amarotiche di mandorle e castagne. Bottiglia da 50 cl e costo sotto i 13€. Una prelibatezza che consiglio di assaggiare almeno una volta. 

In sintesi posso dire che i Verdicchi di Belisario hanno tutti una grande personalità e, malgrado all’inizio avessi qualche perplessità sulla necessità di avere tutte queste versioni, ora la condivido pienamente come scelta, in quanto ognuno racconta qualcosa di diverso e ognuno può soddisfare i diversi gusti del consumatore. Meridia e Cambrugiano sono eccellenti, i miei preferiti, ma per un consumo più frequente o una cena leggera, i Vigneti del Cerro e Vigneti B. sono più adatti. Bella la scoperta dello spumante e del Melitites. Se passate da Matelica una sosta da Belisario è d’obbligo.

Luca Gonzato

Un Pros… anzi un Asti secco

Asti secco, DuchessaLia

Come al solito, facendo la spesa, ho fatto tappa alla corsia vini. Guardando nello scaffale più in basso ho visto quello che ero speranzoso di trovare, lo spumante Asti secco da uve di Moscato. Non avevo ancora assaggiato questa novità vinicola così volentieri l’ho messo nel cestino. Innanzitutto la bottiglia, DuchessaLia è giocata sui toni del bianco, vetro opaco, direi ‘figa’ questa bottiglia, tanto non si scandalizza nessuno. Lo spumante alla vista è brillante, giallo paglierino tenue con riflessi verdognoli, le bollicine sono abbastanza fini e molto persistenti. Gli aromi vanno dai fiori bianchi, glicine, al fruttato, mela verde, lychées, uva spina. Raffinato nella sua semplicità, se ami il moscato questa è una bella interpretazione. Penso sia un ottimo prodotto, dedicato ai giovani, al mondo dell’aperitivo, con un particolare occhio di riguardo al pubblico femminile che probabilmente apprezza maggiormente i sentori dolci che caratterizzano questo spumante dry. Si dice faccia concorrenza al Prosecco, forse è così, per quanto riguarda il tipo di produzione (metodo Martinotti/Charmat) e il target ma in quanto all’uva, la Glera (Prosecco) si esprime con ben altri aromi. Spero che i gestori dei bar lo propongano come alternativa al Prosecco visto che come fascia di prezzo siamo allo stesso livello. Mi piace questo Asti secco ma probabilmente lo apprezzerei maggiormente con un grado zuccherino inferiore, idealmente brut, extra brut o pas dosé. Avessi ancora vent’anni ne terrei comunque un paio di bottiglie in frigorifero da offrire alle nuove ‘amiche’.

Luca Gonzato

Zibibbo in Pithos, Terre Siciliane IGP, Cantina COS

Vino bianco secco da Zibibbo (Moscato di Alessandria), vinificato in anfora (Pithos in greco significa giara) ed affinato inizialmente in anfora e poi in bottiglia. Quello che ho davanti è un 2016. La cantina COS nasce nel 1980 per volontà di tre amici che prendono in affitto la cantina e la vigna del padre di uno di loro, il nome COS deriva dalle iniziali dei cognomi (Giambattista Cilia, Cirino Strano e Giusto Occhipinti). Biodinamica e utilizzo della terracotta sono le prerogative di COS per far esprimere al meglio il territorio e le uve. La cantina COS si trova a Vittoria (RG), le uve di questo Zibibbo provengono dalle vigne di Marsala (TP).

All’olfatto è magnifico, profuma di albicocca, canditi, fieno, fiori gialli, sentori dolci che vengono poi attenuati in bocca dalla bella acidità e dai sentori più amari di mandorle e agrumi. Il finale è lunghissimo, persistono gli aromi e si ritrova una nota sapida marina. È un gran bel vino, che si può abbinare facilmente a diversi piatti, dal pesce alle carni bianche speziate, piuttosto che a risotti succulenti. Come aperitivo o da solo… lo berrei anche a colazione con brioche e marmellate tanto mi piace.

Luca Gonzato

Offida, relax e Pecorino

Devi percorrere l’Italia dal Salento a Milano, dove ti fermeresti a riposare?, per un patito di vini la scelta è stata facile, nelle Marche, a Offida. Venti minuti circa dall’autostrada e ti ritrovi in mezzo ai vigneti, tra le colline, nelle quiete, a sorseggiare un bianco autoctono, il Pecorino. Offida dà il nome anche alla DOCG che, oltre al Pecorino, comprende la Passerina e il Rosso Piceno (uve Montepulciano e Cabernet Sauvignon).

Il Pecorino non è un ‘vinello’ qualsiasi bensì un bianco di quelli corposi e con volume alcolico notevole (questo del 14%). La versione assaggiata è dei Poderi San Lazzaro, chiamata Pistillo, prodotta in regime biologico. Ha un bel sentore floreale e agrumato che in bocca lascia posto ai frutti bianchi e gialli. Morbido e rotondo per l’affinamento di 4 mesi in barrique, non perde però la bella acidità che ti mantiene fresca la bocca. Bello il finale morbido e sapido. Morbidezze e durezze convivono armoniosamente in questo Pistillo dal buon rapporto qualità/prezzo (si trova online sui 9/10 euro). Certo che assaggiato nel tardo pomeriggio, seppur accompagnato da un piatto di prosciutto e formaggio locale, ha rischiato di stendermi a letto prima di cena (e non volevo perdermi le olive all’ascolana e la pasta fatta in casa). Se passate da queste parti vi consiglio di fare una sosta ad Offida, magari all’agriturismo Rosa dei venti, dove siamo stati noi. I costi sono davvero contenuti sia per cenare che per pernottare, poi guardare le colline che degradano verso il mare con un buon vino nel bicchiere è davvero ‘priceless’.

Luca Gonzato

Semplicemente Vino

Ci sono vini capaci di risvegliare i ricordi, come questo Semplicemente Vino bianco di Stefano Bellotti (Cascina degli Ulivi). Appena assaggiato mi ha riportato agli occhi mio padre e suoi amici che nei dopocena d’estate si ritrovavano sotto un grande pioppo a giocare a carte e ber vino, con la luce tremula di una lampadina penzolante, su quel tavolo rivestito in formica con le sedie sbeccate e le gambe arrugginite. Era sempre presente una bottiglia senza etichetta, che il babbo travasava dalla damigiana per poi tappare con il tappo a corona. Anche questa bottiglia di Bellotti è tappata a corona, solo che è di un bel giallo squillante mentre mio padre usava quelli color ottone. Il tappo è comunque un messaggio chiaro per il consumatore ‘da bere giovane’. Per la foto avevo versato su un calice da degustazione ma poi ho recuperato un normalissimo bicchiere per questo vino ‘dei ricordi’, che è bello degustare in semplicità. È un vino sincero, naturale, non ha bisogno di cerimonie. Cascina degli Ulivi opera in biodinamica (puoi approfondire leggendo l’articolo su Nicolas Joly/biodinamica a questo shortlink https://wp.me/p9DpAo-1l  ). Aderisce al movimento ‘Triple A’ che significa Agricoltori, Artigiani, Artisti. È a Novi Ligure, in Piemonte, nella zona del Gavi. L’uva utilizzata per questo bianco è appunto il Cortese, in purezza. Belli gli aromi floreali e fruttati di agrumi canditi, mela, ananas, mandorla, miele. Fresco, minerale e beverino con finale morbido, nutriente per la percezione di bere un vino ricco di sostanze nutritive. Fermentato con lieviti autoctoni, niente solfiti e chiarifiche. La cosa più ‘naturale’ che puoi immaginare in un vino. Il prezzo online è sui 12/14 euro. Sono sicuro che sarebbe piaciuto anche a mio padre.

Luca Gonzato

DOC Liguria

Visto che è arrivata l’estate e che la costa ligure è una delle mete preferite per passare qualche giorno al mare, ho pensato di dare qualche suggerimento sulle denominazioni da assaggiare durante la villeggiatura. Nelle provincie di Savona e Imperia il Rossese di Dolceacqua DOC, (vino rosso da uve di Rossese), l’Ormeasco di Pornassio DOC (rosso da uve Dolcetto), oppure una delle varietà del Riviera Ligure di Ponente DOC. Spostandosi a levante, sopra a Genova, il Val Polcèvera DOC nelle sue declinazioni oppure in quelle del Golfo del Tigullio-Portofino DOC. Sempre a levante, in provincia di La Spezia potete trovare la famosa doc Colli di Luni, conosciuta prevalentemente per il Vermentino. Nell’infografica sono riportate le zone delle DOC con le versioni consentite dai disciplinari e le principali uve usate per la produzione. Quando acquistate una bottiglia di questi vini sappiate che dietro c’è un lavoro enorme, di fatica, in vigneti che non consentono l’utilizzo di macchinari, inoltre la produzione è minima se rapportata ad altre regioni, quindi, se vi sembra che il prezzo sia di qualche euro superiore alla media, spendetelo con l’animo in pace perchè il motivo è più che giustificato. 

Tre vini liguri che mi sono piaciuti particolarmente

Riviera Ligure di Ponente DOC Pigato 2016, Terre Bianche: bel ‘bianco’, di buona struttura, con aromi di pesca bianca, miele e nota fumé, morbido in bocca, sapido e persistente. Lo abbinerei a piatti strutturati a base di pesce.

Rossese di Dolceacqua DOC Superiore 2016, Maccario Dringenberg: Colore simile a quello del nebbiolo, olfatto complesso ed invitante con note speziate di pepe, frutti rossi e rosa, sentori salmastri, caldo e tannico in bocca, lungo finale speziato. Ottimo in abbinamento con il coniglio alla ligure.

Colli di Luni DOC Vermentino 2015, Lunae: Profumi intensi di frutti, pesca, ananas, floreali di tiglio, ginestra, erbe aromatiche e agrumi freschi. Fresco, di corpo e sapido, lo ricordo ancora adesso a distanza di un anno da quando l’ho assaggiato. Se lo stappassi adesso ci farei un bel aperitivo (prolungato) a base di pesce.

Buon soggiorno e buon vino in Liguria

Urra di mare

Urra di Mare, il Sauvignon Blanc che non ti aspetti, perchè arriva dalla Sicilia e non dalle terre fredde del nord, perchè è di una finezza assoluta nel presentare i suoi profumi mentre tanti altri ti sbattono al naso un’intera pianta di pomodori o una cassetta di pesche gialle stramature. Questo Urra di Mare di Mandrarossa, è un’altra cosa, gli aromi si presentano ben integrati tra loro, eleganti, comunicando frutti freschissimi di pesca, ananas e agrumi, vegetali, dove è si presente la foglia di pomodoro, ma delicata, accompagnata da erbe aromatiche, timo, basilico e sensazioni minerali quasi di gesso che sfociano nel mentolato. In bocca  ha una bella acidità e sapidità, lieve e piacevole pungenza sulla lingua, chiude con un bellissimo agrumato citrino. Di quei vini che ti accompagnano disinvoltamente dall’aperitivo alla cena e dopo cena, che ti fanno portare il calice in giro per la casa in modo da averlo sempre disponibile a rinfrescarti e profumarti la bocca (peccato che la bottiglia finisca in fretta). Il nome Urra di mare è quello della Contrada dove sono ubicati i vigneti, a ridosso della riserva naturale del fiume Belìce, a Menfi (AG). I vigneti digradano fino al mare, immagino le sabbie africane trasportate dal vento che si depositano sulle vigne, le brezze marine, il sole che spacca e la forte escursione termica notturna. Terreni di medio impasto, argillosi e tradizione vinicola completano il profilo di questo ‘terroir’, capace di trasformare le uve di un vitigno internazionale in un vino dalla personalità unica. Il Sauvignon Blanc del Menfishire!

Luca Gonzato

Wine Days Italy, 11-13 maggio 2018 al Base di Milano

Quarantatré i banchi di degustazione presenti nei quali produttori o distributori accoglievano il pubblico con calore e grande voglia di farsi conoscere ed apprezzare per i propri vini. Non mi ero preparato una scelta di cantine e quindi mi sono spostato tra i banchi d’assaggio con l’unica regola di degustare prima i bianchi e poi i rossi.

Modeano, riviera del Friuli zona Latisana. Ribolla gialla, Malvasia Istriana e Sauvignon blanc, quelli assaggiati. Ben fatti, freschi e piacevoli con una bella sapidità e acidità. Simpatica ed esaustiva la titolare che presenziava. Se avete in previsione di andare a Jesolo o Bibione fate rifornimento da loro.

Villa Angarano di Bassano del Grappa con la loro interessante e gradevole Vespaiola, il rosé da Merlot perfetto per un aperitivo e lo Chardonnay Cà Michiel, spettacolare, può tranquillamente essere messo sullo stesso piano degli Chablis francesi. 

Tenuta San Marcello, Marche, Verdicchio dei Castelli di Jesi e Lacrima di Morro d’Alba, accoglienza super amichevole, ottimi vini da terreni calcarei argillosi con grande struttura e complessità. Mi sono ripromesso di fargli visita quella settimana d’agosto che sarò nella loro zona e fare scorta.

Terre Astesane, Mombercelli (Asti), un inusuale Sauvignon Blanc, ed alcune Barbera i miei assaggi della loro numerosa produzione. A fine giro sono poi tornato per acquistare la versione ‘Anno Domini’ di Barbera, fatta da una selezione di vigneti e uve. Bel frutto rosso e freschezza con tannini setosi, elegante ma allo stesso ‘di compagnia’ per una corposa cena con gli amici. Anche loro molto cordiali e disponibili ad ogni delucidazione.

Cantina dei Vignaioli del Tortonese (Alessandria), con il celebre ed ottimo vino bianco Derthona Timorasso, in compagnia dell’enologo Umberto Lucarno che mi ha illuminato su tante cose e che ringrazio per avermi fatto scoprire il vitigno Cellerina (rosso) che spero di vedere presto sugli scaffali delle enoteche.

Bulichella di Suvereto (LI), con il loro grande Syrah. 

Produttori di Govone (Cuneo), dove Marco è stato coinvolgente nel farmi assaggiare Albarossa, Ruché di Castagnole Monferrato, Barolo e Arneis Passito. Uno meglio dell’altro ma a colpirmi e farmi aprire il portafogli sono stati il Ruché con i suoi profumi di frutti tropicali e spezie, ed il Passito di Arneis, dolce ma bilanciato da notevole acidità ed elegante aromaticità.

A questo punto è suonato il campanello d’allarme a dirmi che stavo per superare la linea rossa oltre la quale il piacere di degustare si sarebbe trasformato in una sbronza, per cui mi sono avviato all’uscita e mi sono goduto la passeggiata fino a casa attraverso i Navigli affollati di turisti. Il Base (ex fabbrica Ansaldo), non lo conoscevo, bella struttura polifunzionale, animata e adatta anche per una puntatina con marmocchi al seguito. Streetfood, bancarelle, musica, tutto bello, poi se ti sei bevuto qualche calice prima lo è ancor di più.

Luca Gonzato

Riccardo Cotarella e sei grandi espressioni del vino Italiano 

Serata speciale quella organizzata da Onav Milano, con la partecipazione del famoso enologo nonché presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella, che insieme al Presidente di Onav Vito Intini e ai produttori dei vini in degustazione, ci hanno guidato alla scoperta di sei magnifiche realtà italiane.

Vito Intini e Riccardo Cotarella

Il valore del territorio e delle persone prima ancora del vitigno, la peculiarità italiana di avere oltre 350 vitigni autoctoni che possono garantire un futuro di prosperità per i nostri vini, l’imprescindibile traguardo della qualità, che si raggiunge con la ricerca, la sperimentazione e l’applicazione di precise tecniche di intervento in vigna e di lavorazione in cantina. Sembrerebbero semplici regole ma comportano un impegno che nel passato è stato spesso disatteso, con enologi messi in disparte a favore di produzioni quantitative dove magari i vini venivano annacquati per riempire più bottiglie. Solo da qualche decennio l’impegno di tutte le figure coinvolte nella filiera del vino si sono messe alla ricerca della qualità, più che della quantità. Il merito va ai giovani enologi e ai produttori lungimiranti che hanno capito il valore del proprio territorio e come farlo esprimere al meglio nei propri vini. A Cotarella e alla cooperativa La Guardiense si deve la riscoperta di vitigni come la Falanghina che un tempo erano ritenuti ‘anonimi’ e che invece sanno esprimere carattere e territorio con grande personalità. Oppure l’Albarossa, che grazie all’impegno dell’Azienda Bricco dei Guazzi, ha riportato in auge questo vitigno piemontese poco conosciuto, in grado di fondere insieme le caratteristiche di Nebbiolo e Barbera aggiungendo valore al territorio del Monferrato. Poi c’è la bella realtà del Brunello di Montalcino dove territorio e vino sono un tutt’uno conosciuto nel mondo. I vini pugliesi, Negroamaro, Nero di Troia e Primitivo, che un tempo  viaggiavano sulle navi per andare a dare colore e consistenza ai vini del nord, ora brillano della propria luce grazie all’impegno di tanti produttori di qualità. Sono tante le realtà che hanno visto coinvolto Cotarella in oltre 50 vendemmie, è bello ascoltarlo e percepire quanto abbia fiducia nelle giovani generazioni e nel futuro dei vini italiani, ci rende orgogliosi di condividere a testa alta il racconto delle eccellenze vinicole italiane. Cotarella dice che “il vino perfetto non esisterà mai“, c’è sempre un margine di miglioramento, aggiungo io che i vini degustati non saranno perfetti ma sono dei gran bei vini.

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I Mille per la Falanghina 2015, Sannio Dop, La Guardiense

A presentare il primo vino è Domizio Pigna, Presidente de La Guardiense. Azienda fondata nel 1960 da 33 soci, oggi ne conta circa mille. Agricoltori che coltivano a conduzione diretta più di 1.500 ettari di vigneto situati in collina a un’altitudine di circa 350 metri, con una produzione media annua di circa 200.000 quintali di uve. In Campania nella provincia di Benevento. Falanghina invecchiata 3 mesi in barrique, si presenta giallo paglierino brillante con profumi di frutti tropicali, mango, frutto della passione, banana, pesca bianca. Armonico, rotondo e morbido con finale acidico/agrumato, persistente. Bell’inizio.

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Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva 2004, Vigna Novali, Moncaro

Enologo Giuliano Ignazi. La Cantina di Montecarotto si trova nell’area classica dei Castelli di Jesi, Marche. Produce vini dal 1964 quando viene fondata la Società Cooperativa. Le uve di Verdicchio hanno una buccia molto spessa per questo viene fatta una macerazione di 18 ore a contatto che permette l’estrazione aromatica. Una piccola parte affina in barrique per 7/8 mesi. Quattordici gli anni di attesa per questo bianco che si mostra di un bel giallo dorato cristallino nel calice. Note evolutive, minerali, mielato che arriva al caramello, agrumi canditi, ananas, zafferano, sentori balsamici e bella acidità con sensazione burrosa in bocca. Maturo e armonico, gran piacere degustarlo.

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Brunello di Montalcino 2013, La Poderina Tenute del  Cerro

Presenta Francesco Ceccarelli, Trade Marketing Manager di Tenute del Cerro (Gruppo Unipol SAI). La Poderina è a Castelnuovo dell’Abate Montalcino (Siena). Le uve sono di Sangiovese Grosso qui chiamato Brunello. Vigneti con esposizione sud-est. Il vino è rosso rubino con riflessi aranciati, il colore abbastanza scarico ricorda quello del Pinot nero. Profumi di frutta rossa, marasca, vena speziata di pepe e chiodi garofano, vaniglia e un fondo terroso gradevole, percezioni vinose di giovinezza. Tannini fini, bella tattilità, elegante, lunga persistenza e corrispondenza gusto-olfattiva. Ottimo, con possibilità di ulteriore miglioramento in un paio di anni.

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Albarossa 2016, Bricco dei Guazzi

Presenta l’Azienda il suo Amministratore Alessandro Marchionne. Bricco dei Guazzi è nel Monferrato, comune di Olivola (Alessandria), fa parte del gruppo Genagricola che si occupa di viticoltura, agricoltura, allevamento e fonti rinnovabili. L’Albarossa è un vitigno clone dell’incrocio tra Nebbiolo e Barbera, selezionato come il migliore tra quelli sperimentati nel lontano 1938 dal Dott. Dalmasso, ampelografo originario dell’Astigiano. Il vino ha un colore intenso simile alla Barbera, profumi floreali, spicca la rosa, note di talco, frutti rossi, spezie dolci, noce moscata. Fresco ed elegante con nota di liquirizia, tattile, masticabile. Questa è la terza annata che viene prodotto. È stata una bella scoperta questa Albarossa che metto al Top della serata.

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Ogrà Syrah 2013, Famiglia Cotarella

Presenta Riccardo Cotarella. L’Azienda fondata nel 1979 con il nome Falesco è ora diventata Famiglia Cotarella proprio a significare il forte legame familiare che unisce i fratelli Renzo (amministratore delegato della Marchesi Antinori) e Riccardo Cotarella, entrambi enologi che hanno ora messo alla guida dell’azienda la terza generazione, rappresentata dalle figlie Dominga, Marta ed Enrica. La sede è a Montecchio (Terni), al confine tra Lazio e Umbria. In degustazione, l’Ogrà è rubino intenso, profumi di frutti rossi, cipria, pepe, legno fresco, floreale, ancora vinoso con sensazione vanigliata, morbido ed elegante al palato con il tipico aroma di liquirizia del Syrah. Gran bel Syrah.

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Selvarossa Riserva Salice Salentino 2013, Cantina Due Palme

Presenta Francesco Fortunato, giovane enologo. La cooperativa nasce nell’89, conta 1000 soci e 2500 ettari vitati. È una realtà importante nel nostro Paese che produce 15 milioni di bottiglie ed esporta in 45 paesi. Aggiungo una nota personale, conoscevo la Cantina per il loro Susumaniello, un rosso morbido e gustoso davvero piacevole, viene proposto ad un prezzo inferiore ai 10 euro. Stasera ho la conferma della bontà dei loro vini assaggiando questo Salice Salentino Riserva. Aromi di piccoli frutti rossi maturi, spezie dolci, cipria, grafite, frutto dolce, vanigliato. Bella freschezza, lunghissimo con questa prugna matura a far capolino. Se non è sul primo, è sul secondo gradino del podio. 

Luca Gonzato