Oltrepò Pavese, Azienda Agricola Torti

Avevamo fissato da tempo la data per una gita in Oltrepò Pavese, la destinazione si è concretizzata solo ieri con la disponibilità dell’Azienda Agricola Torti di ricevere la nostra piccola comitiva composta da 7 appassionati di vino. L’accoglienza è stata a dir poco spettacolare. Dino Torti, la moglie Giusy, le figlie Patrizia e Laura, Baldo, tutti si sono prodigati nel rendere questa visita memorabile. In particolare Patrizia e Dino hanno saputo raccontarci le vicende dell’azienda e trasmetterci la loro passione per il vino che è arrivata alla quinta generazione. Un bel racconto che vede Dino Torti come primo protagonista del Pinot nero in Oltrepó Pavese, oltre quarant’anni fa, un’epoca difficile dove gli veniva dato del ‘matto’. Caparbietà e applicazione delle conoscenze acquisite nei viaggi in Francia e Australia gli permisero di concretizzare un sogno. Le prime vinificazioni in rosso del Pinot nero e i complimenti di autorevoli esperti come l’enologo Giacomo Tachis e via via quelli di altri produttori in altre regioni. Non era una follia quella di Dino nel voler fare il Pinot nero in rosso quando gli altri lo concepivano solo per la spumantizzazione, bensì la consapevolezza di avere a disposizione tutti gli ingredienti necessari per farlo bene. Il giusto clima, il giusto terreno (tra l’altro in una collina chiamata Borgogna ricca di minerali nel sottosuolo) e una famiglia che lo supportava. Il resto è un crescendo di successi che porteranno i vini di Torti in mezzo mondo.


Scorrono i ricordi e lo sguardo su queste colline vitate che nelle belle giornate lasciano intravedere Milano all’orizzonte. Negli anni la cantina è cresciuta sino agli attuali 30 ettari coltivati. Patrizia e Dino ci accompagnano poi al piano inferiore dove visitiamo la zona di affinamento dei vini. Sono schierate circa 500 barrique francesi, create ad hoc come composizione di legni, e una decina di botti grandi. Scopriremo poi che questa particolare scelta di ‘legni’ dona un carattere unico ai vini di Torti.

Per la degustazione c’è una sala dedicata dove troviamo una tavola giá apparecchiata con calici e taglieri di salumi vari e il caminetto acceso a scaldare l’ambiente, wow stento a credere che tutto questo sia stato preparato per noi, davvero troppo, grazie!!. Il primo assaggio è uno spumante metodo charmat prevalentemente da Pinot nero che ha una bella freschezza, sentori fragranti che vanno dall’ananas alla mela con accenti di miele e agrumi. Bell’inizio, si sposa alla perfezione con i salumi della zona. Segue un Pinot nero (in rosso), vinificato in acciaio dove si apprezzano i piccoli frutti rossi e se vogliamo la ‘semplicitá’ di un vino per un consumo quotidiano non banale. Altra cosa il Pinot nero 2010 affinato in legno che assaggiamo subito dopo, la punta di diamante dell’Azienda. I profumi terziari viaggiano a braccetto con le note di frutti rossi in confettura, sentori di cuoio e humus, mineralità, tannini evoluti e lunga persistenza. Un Pinot molto diverso da quelli prodotti in altre zone, unico nella personalità che lo contraddistingue, l’eleganza nel vino, il marchio Torti.

Ora però ci è venuta la curiosità di assaggiare le Barbera di casa. Patrizia, con grande disponibilità soddisfa anche questa richiesta. La produzione è suddivisa in un vino più giovane e fresco fatto in acciaio e una riserva affinata in legno. La prima Barbera ha una bella acidità che la rende molto beverina, ‘glugluglu’ e in un attimo il calice è svuotato. Di quei vini capaci di mettere d’accordo l’esperto bevitore e il neofita in quanto a piacere gustativo. La riserva è forse il vino che più mi ha colpito, per corpo ed eleganza, una signora Barbera che mantiene un bel frutto maturo in una cornice vellutata di tannini e profumi terziari di cacao, vaniglia e legni pregiati. Calda e ben strutturata, la definirei un’ottima compagna per le fredde serate che ci attendono nei prossimi mesi.

Il tempo è volato, è stato bello degustare tutti insieme tra una battuta scherzosa è una riflessione tecnica. Queste visite in cantina sono momenti che più di altri ti fanno amare il mondo del vino. L’incontro con chi produce è sempre una bella esperienza e se poi ti capita di conoscere persone come Patrizia e Dino ecco che raggiungi un livello superiore di piacere e consapevolezza. Capisci quanto sia importante per tutti questo rapporto vero, diretto e senza filtri capace di gratificare in egual modo produttori e appassionati. Qualcosa di concreto in mondo ‘istantaneo’ fatto di ‘like’. Se avete voglia di fare qualcosa di vero, fatevi un giro in cantina, quella della famiglia Torti ad esempio, garantisco su qualità e accoglienza. Ora scusatemi ma devo finire quel calice che mi sono versato a casa della Barbera 2009 di Torti ♥️, avevo già nostalgia.

Luca Gonzato

La Barbera del Castello

Castello di Cicognola, Oltrepò Pavese, 45° parallelo (lo stesso di Bordeaux), vigneti con forte pendenza, terreni a medio impasto tendente all’argilloso, l’enologo Cotarella (che ha contribuito alla nascita della cantina), la famiglia Moratti (proprietaria), ed infine la Barbera. Quella in questione è del 2015, il colore è rubino intenso, quasi impenetrabile, ruotandola si formano archetti stretti e lenti. 15% il volume alcolico. Profumi eleganti, di ciliegia, mora, note speziate di cacao, liquirizia, qualcosa di vegetale che sfocia nel balsamico, mentolato. In bocca è calda, rotonda, riporta la bella freschezza fruttata, con acidità giusta e tannini composti. L’aspetto più interessante, aldilà di questa breve analisi sensoriale, è la capacità di comunicare ‘vivacità’ di questo vitigno, non intendo frizzantezza ma bensì la sensazione di qualcosa in attività. Un vino fermo che però si ‘muove’, con quell’eleganza disinvolta tipica delle giovani donne, nate belle, che non hanno bisogno di trucchi o di vestiti appariscenti. Si muove in bicicletta, con un vestito a piccoli fiori che sventola e fa spalancare gli occhi a noi maschietti. Ti regala sorrisi, è generosa, è la Barbera DodiciDodici Castello di Cicognola. 

Luca Gonzato