Esame Sommelier Ais

Anche se è passato del tempo dal mio esame di Sommelier Ais, ho pensato di scrivere qualcosa che potrebbe essere utile a chi è in procinto di affrontare la prova. 

Relativamente alla mia esperienza, ricordo la tensione precedente e la fame di informazioni sull’esame che avevo. A Milano, come probabilmente nelle altre sedi dei corsi Ais, già dal primo livello viene ricordato che l’esame sarà tosto e così si arriva con una certa ansia all’appuntamento. 

Il mio problema è sempre stato quello di imparare a memoria, ricordo concetti, immagini, non ho difficoltà a raccontare qualcosa che ho assimilato ma imparare a memoria mi risulta davvero difficile. Così mi sono trovato a recitare il mantra dei 116 termini Ais per un paio di mesi, tutte le sere, appena messo a letto e ad occhi chiusi. Li avevo scritti anche sulle Note dell’i-phone per poterli ripassare ovunque. 

Ho iniziato a studiare seriamente un paio di mesi prima dell’esame, soprattutto nei weekend. Dall’inizio del 3° livello gli unici libri che mi sono passati tra le mani sono stati quelli dell’Ais, li ho letti tutti un paio di volte. Il problema che ho rilevato sui libri, è che le informazioni sono davvero tante e non vicine se si vuole ad esempio avere una nozione che comprenda l’insieme di zona/denominazione, terreno, vitigni, vini. Ad un certo punto mi sono reso conto che non avrei mai potuto sapere tutto e che avevo la necessità di raggruppare e sintetizzare il più possibile. Ho iniziato così a scrivere appunti su dei grandi quaderni, alla fine ne ho riempiti tre e su quelli mi sono preparato all’esame. Non mi è pesato farlo perchè avevo un sincero interesse nel farlo, volevo arricchire le mie conoscenze aldilà dell’esito dell’esame. Non era fondamentale superarlo, non avrebbe cambiato niente della mai vita. Però in fondo ci speravo tanto. Ho pensato “vabbé almeno proviamoci”, sarebbe stato da stupidi non tentare. Chi dice che non se la sente, o che non è abbastanza pronto e lo farà più avanti si sta di fatto arrendendo e quasi certamente non lo farà più. Considera che se sei fresco di studi tante cose le devi solo ripassare mentre se lasci passare tanto tempo rischi di dover studiare di nuovo tutto, facendo il doppio della fatica. Quindi non pensare di non farcela e inizia a studiare. Non spaventarti della quantità di informazioni, razionalizza e procedi a blocchi di argomenti. Viticoltura, servizio, regioni e vini italiani, vini del mondo, termini e schede, abbinamento vino e cibo. 

L’esame si svolge in due giornate, in una si fa lo scritto e nell’altra l’orale. Se non si ottiene un punteggio sufficiente allo scritto non si viene ammessi alla prova orale. La prova scritta ha domande di vario tipo, a quiz, a risposta multipla e aperte, poi la valutazione di un vino e l’abbinamento di un vino con un cibo. Un vino è comune, l’altro è in abbinamento ad uno dei cibi proposti, può essere un salume, un formaggio o un dolce, ma magari in futuro cambieranno. Le domande sono spesso a trabocchetto e possono trarre in inganno, ma se hai studiato è anche una goduria scovare l’inganno e rispondere con sicurezza. Hai un paio d’ore, rispondi prima a quelle di cui conosci con sicurezza la risposta esatta e tieni le altre alla fine per poterci riflettere. Sul web si trovano delle domande/risposte che qualcuno ha riportato e archiviato, ma anche in questo caso i test non sono uguali per tutti e immagino che ogni anno cambi qualcosa, per cui direi di non perderci tempo e di non farsi venire l’ansia inutilmente leggendoli. Magicamente, all’esame, ti torneranno in mente un sacco di cose imparate che ti faranno rispondere nel modo giusto. Don’t worry. Potresti anche avere la fortuna di un vicino di tavolo che magari ti suggerisce se sei in difficoltà, ma devi trovare dei Sommelier controllori non troppo attenti quindi non ci contare.

Non ricordo il punteggio esatto del mio scritto ma quando mi è stato detto all’orale sono rimasto stupito perchè era migliore di quello che immaginavo. All’uscita della prova scritta ci eravamo confrontati tra chi aveva lo stesso test e sembrava che avessi sbagliato parecchie domande (invece l’avevo fatto bene). Sono seguite altre serate di studio e alla fine non ne potevo più davvero. All’esame orale mi sono presentato esausto, senza quaderni né libri. Gli altri in attesa erano tutti a ripassare seduti sui divanetti del Westin Palace. Attendevo impaziente pensando che, comunque fosse andata, la sera stessa avrei stappato quella bottiglia di Barbaresco… Erano in ritardo con le audizioni e la tensione montava. 

Arrivato il mio turno, sono entrato nella sala d’esame e fatto una prova di stappatura con un paio di Sommelier, mi è stato chiesto di riconoscere un tipo di bottiglia e quale calice si adattava a servire il vino che poteva contenere (la bottiglia era una Albeisa, tipica piemontese, abbiamo ipotizzato un Barolo, ho indicato un calice ampio per il servizio).

Dopo una breve attesa si è liberato il tavolo di un esaminatore e mi sono seduto davanti a lui, degustazione di un vino e indicazione di un possibile abbinamento. L’analisi è stata abbastanza informale rispetto alla sequenza della scheda, l’esaminatore mi ha chiesto qualcosa di specifico come corpo e tannini. Consiglio di non strafare nella descrizione, pochi termini ma quelli giusti. Per l’abbinamento non inventarti cose improbabili. Sono seguite alcune domande, quattro o cinque. L’esaminatore mi interrompeva quando capiva che le sapevo. Ne ricordo alcune, quella su zone e vitigni della Valle d’Aosta, la Macerazione carbonica cos’è, la Borgogna zone e vini principali. È durato poco il tutto, alla fine avevo il dubbio che non l’avessi passato e ho chiesto conferma. Il punteggio te lo dicono ma poi non viene scritto sul diploma, il mio se non ricordo male è stato di 86. Nel frattempo, in un tavolo vicino ho visto un ragazzo torchiato di domande, era già sotto esame quando io ero ancora alla stappatura. Le domande che riceveva andavano in profondità, su singole Aoc francesi. Lui non ha passato l’esame. Credo si possa dire che la durata dell’esame orale dipenda prima di tutto dal punteggio che ti porti dietro dallo scritto e dalla preparazione che riesci a comunicare all’esaminatore. Certo che se lo scritto è passato al pelo e le risposte mancano o sono imprecise è ovvio che te ne facciano altre per capire il tuo livello di preparazione. Aggiungerei anche che ci vuole un pizzico di fortuna nel non trovarsi davanti un esaminatore troppo esigente o che semplicemente ha le palle girate in quel momento.

Uscito dalla sala ho provato una grande felicità e leggerezza, finalmente ero diventato Sommelier. La sera stessa mi sono goduto insieme a mia moglie quella bottiglia di Barbaresco. A ripensarci credo fosse più felice lei di me, non doveva più sopportare la mia tensione e i quaderni e i libri sparsi per la casa. Poi ho letto un romanzo ma dopo qualche mese mi mancava studiar di vino così mi sono iscritto ad un’altro corso…

Ora tocca a te, in bocca al lupo!

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